ManfredoniaRicordi di storia
A cura del prof. Pasquale Ognissanti, Archivio Storico Sipontino

La Chiesa di San Lorenzo in Manfredonia (II)

Dall’atto del notaio Telera, del 13 marzo 1677, si ha la declaratoria del come si è giunti all’attuale formazione della chiesa di S.Lorenzo

Di:

Manfredonia. Dal Sarnelli riportiamo innanzitutto: Entrando dunque gli habitatori dell’antica Siponto nella nuova città, entrarono con essi eziandio Ruggiero arcivescovo, e suoi canonici, e Clero, conducendovi il venerando corpo di S.Lorenzo vescovo Sipontino… Ma non lasciarono in tutto il Duomo di S.Maria dell’antica Siponto, ch’era il Metropolitano, e stava in piedi colla comoda habitatione per li Canonici, e per l’Arcivescovo. Vi restarono dunque parte de’ Canonici ad ufficiare, e parte cominciò ad habitare nella nuova Siponto, o Manfredonia (Sarnelli, Cronologia, pp.219-220).

Dallo scritto del Sarnelli emerge che, almeno in parte, la città di Siponto è ancora abitata; e che, se pure vi è il trasferimento di parte del clero, non si accenna ad una chiesa dedicata a S.Lorenzo. Invece, lo Spinelli, sulla falsariga del Sarnelli, riferisce in merito alla esistenza e alla divisione del clero nelle due chiese. …onde per una tal condotta de’ Canonici, si vedeva uno Scisma, non sapendosi delle due Chiese quale fosse la cattedrale (Spinelli, Memorie Storiche…, Parte 3^, p. 19).

Lo Spinelli, quindi, già nel 1274 porta esistente un Duomo in Manfredonia, ma comunque, parte degli abiannti è ancora nella “vetere” Siponto. Intanto è da farsi consapevole al mio Leggitore, che non ostannte già da molti anni essere stata edificata la moderna Siponto, pure molti naturali dell’antica Città appassionati della Padria non si erano ancora trasferiti ad abitare nella moderna e, specialmente…una parte de’ Canonici continuava ad officiare e celebrare nell’antica Cattedrale, essendosi l’altra parte da molti anni prima ritirata nella moderna, ond’è , che terminate l’esequie dell’Arcivescovo Andrea nell’antica cattedrale, procedè il Magistrato all’invito dell’intiero Capitolo per divenirsi alla novella elezione del Successore Arcivescovo in S. Lorenzo della moderna Città, al che ripugnando que’ Canonici, che stavano in Santa Maria maggiore dell’antica Siponto, pretesero farsi senza novità nell’antico Duomo, percui non ostante le ripugnanze del Magistrato, e di quella parte del Capitolo, che trasferito si era in Manfredonia, pure l’ altra parte Capitolare di Santa Maria Maggiore procedè alla elezione con eleggere un canonico ch’era tra’ di essi. Il che saputosi in Manfredonia, vollero il Magistrato coll’ altra parte del Capitolo che risedeva in S. Lorenzo, procedere parimenti all’ elezione (Spinelli, pp.64-67). E siamo nel 1301. Sulla questione interviene il pontefice dell’epoca, Bonifacio VIII, che con propria epistola invita il clero sipontino a riunirsi (in unum post), per effetuare la nuova elezione; e quanto narrato dallo Spinelli, se pure in modo più succinto, viene scritto dal Sanrlli (Sarnelli, p. 232), dal quale lo Spinelli indubbiamente mutua.

L’arcivescovo dell’epoca è Gregorio di Montelongo (1301-1302), al quale segue Leonardo Mancino (1302-1326).

Nel 1316: l’Arcivescovo Leonardo attese alla fabbrica del Palagio Arc., in Manfredonia, presso il Duomo di S.Lorenzo Vescovo Sipontino, aiutato col sussidio del Duca di Calabria, Carlo Vicario, e vicerè del Regno, in assenza del Rè Roberto suo padre (Sarnelli, p. 234). Nel 1327 , l’arcivescovo Matteo Orsini, imperocché volendo togliere affatto i litigi, che vertevano fra’ canonici sipontini divisi nel Duomo antico, e nel moderno, ottenne dal papa, che la chiesa di S. Lorenzo in Manfredonia fosse Vicemetropolitana di S.Maria Maggiore dell’antica Siponto (Sarnelli, p. 238). Pure l’arcivescovo Sasso (1330-1343), sipontino, disdegna, a quanto pare, di risiedere a Manfredonia. Tornasto Sasso alla residenza della sua Chiesa, non volle mai lasciare affatto l’antica Metropolitana, tanto haveva a cuore quel sacro avanzo della vecchia Siponto sua Patria…(Sarnelli, p. 242.)

Continua ancora il Sarnelli, in merito all’arcivescovo fra’ Pietro (1343-1351). Nel tempo di quet’ Arcivescovo fù destituta affatto la Chiesa dell’ antica Siponto, dimorando egli di continuo nella nuova (Sarnelli, p. 246). In definitiva, fino al 1342, ed ancor più, la vetere Siponto è ancora abitata. Nel documento di donazione di Pietro Gargano, dei suoi beni ai Celestini, per la costruzione a Manfredonia di un convento degli stessi, del 1345, si rileva ancora una città di Siponto in attività, affiancata dai toponimi, “Sipontum vetus”, “ex parte dirutae Civitatis Siponti”, “Casale Siponti”, “Casale dirutum” (P. Ognissanti, Pietro Gargano e la fondazione del Monasatero dei Celestini a Manfredonia, p. 31). La divisione del clero (e non solo) in due differenti parti non deve indurre a credere che ci troviamo di fronte a due città ben distinte e separate; invero, si è di fronte, comunque, ad una sola entità comunitaria, laica ed ecclesiastica, che opera, se pure a pochissima distanza, in siti diversi, ma il tutto facente parte ad un’unica entità giuridico-amministrativo-religiosa: Siponto.

Per quanto riguarda le fonti documentarie, un primo riferimento ad una chiesa di S.Lorenzo in Manfredonia, si ha nel 1325, e trattasi di saline appartenenti alla stessa chiesa. Saline eccl. S. laurentii, alia salina seu braczale eccl. S. Laurentii vocata S. Systus (F.Camobreco, Regesto di S.Leonardo di Siponto, doc. n. 247). Nel 1325, quindi, è indubitata la presenza di una chiesa dedicata a S.Lorenzo, la quale è pure proprietaria di una salina. Ed ancora, nel 1421 si riscontra che la stessa chiesa è proprietaria di una casa ex alia parte domus eccl. S. Laurentii de civitate predicta ( Regesto, doc. 283).

Nel 1425, 1432 e 1440, invece, abbiamo una strada che prende il nome dalla chiesa: ab superiori ruga eccl. S. Laurenti ( Regesto, doc. n.. 284), in recta ruga eccl. S. Laurentii…nunc ex parte ruge S. Laurencii (Regesto doc. n. 290); scitam in civitate Manfridonie in recta ruga eccl. S. Laurentii (Regesto doc. n. 292).

Nel 1462, infine, si fa riferimento ad un censo goduto dalla chiesa: census et annui redditus ab ecclesia S. Laurentii sipontine civitatis (Regesto, doc. n. 318). Per il sec. XVI si fa ancora riferimento alla ruga dritta de santo Laurenzo (1576). Da quanto esaminato non si sileva alcun indizio circa la conformazione di questa Chiesa, abbiamo solo il riferimento di una strada, (recta), senza piazza (platea), a quanto pare, in contrasto a quanto si osserva oggi. Con il 1620 si ha il sacco turchesco per effetto del quale la chiesa subisce moltissimi danni; e, nonostante alcuni timidi tentativi, non si ha il completo ripristino della chiesa. Dobbiamo arrivare all’arcivescovo cardinale Orsini, che dà una svolta decisiva al rifacimento della Chiesa.

Dall’atto del notaio Telera, del 13 marzo 1677, si ha la declaratoria del come si è giunti all’attuale formazione della chiesa di S.Lorenzo.

Essendosi congregato il presente Consiglio in numero oportuno dentro la casa della Città ordinaria Cancelleria ad sonum Campanae more solito con la presenza, et intervento del Capitano signor d. Alfonso Coppola, Regio Governatore in questa città per li circoscritti signori eletti, si propone et fa intendere alle SS.VV. , come si stima superfluo, richiamare alla memoria de’ loro Signori lo stato miserabile, nel quale per l’incendio de’ Turchi successo in questa città nell’anno 1620, fusse remasta la nostra Chiesa Metropolitana /chiesa di S.Lorenzo/ adeguata quasi al suolo, e quanto da’ nostri Predecessori, con attente sollecitudini, et efficaci applicazioni ne fusse stata procurata si può dire la redificazione, e come della pietà de’ nostri Ecc.mi Vicerè di questo Regno pro tempore, si fusse stato concesso il modo, con dovere alla nostra Università graziosamente la tratta di molte migliara di tomole di fave, con il cui ritratto si fosse divenuto alla presente petitione d’ un’ opera cossì pia, et eccelsa, qual è il riparare in piedi la nostra Madre Chiesa, lo ché si conseguì ma non prima del corso di venti anni, nelli quali et il Capitolo et Noi fossimo astretti all’ assistenza de’ Ministri Ecclesiastici nella piccola Chiesa di S. Marco con incommodo notabilissimo d’ entrambi, ne per questo si potè giungere al desiderato fine, mà nell’ istesso Vase di prima, senz’ altra gionta, et con una mediocrosissima prospettiva, nella quale dal 1640, che vi s’ entrò sino al 1675 che si conferì in essa l’ Eminentissimo nostro Arcivescovo /Orsini/, non è stato Prelato delli medesimi, che l’hanno occupato, che vi hebba posto ne pur una pietra, tutto che fusse stato osservato da essi, che minacciasse ruine precisamente l’ Arco dell’ Altare maggiore. L’impareggiabile Zelo et innata pietà del menzionato nostro Arcivescovo, non potendo soffrire la vista della sua Sposa à mmodo d’ un buon magazzeno l’ hà ridotta, à quella struttura colla quale s’è resa la più bella e vaga, che sia in Provincia, con simitrie, stucchi, et ogn’ altro abellamento ricercato dell’ arte, et tutta à sue spese proprie, con dispendio di migliara de scudi… (P.Ognissanti, L’Università sipontina nel ‘600, pp. 160-161)

Ed abbiamo pure una sommaria descrizione del come la chiesa si presentava nel periodo di attività dell’arcivescovo cardinale Orsini, come si rileva da altro atto del notaio Telera, del 18 marzo 1677, con il quale si hanno gli affidamenti di alcuni lavori a mastro Daniele Borsella, di Campobasso, carpentiere, e a mastro Giuseppe Ferrazzano, mastro fabbricatore, di Manfreonia. In primis dovranno reparare dal primo d’Aprile del corrente anno, e cossì continuano ogni futuro tempo l’Altare maggiore, suoi gradini et ombrella di tavole, e tele dipinte. Tutti li sei altari, e cappelle, che sono dentro detta Chiesa, con li capi Altari lavorati di pietra di Monte. La fonte Battesimale, sua balaustra, et luoghi dell’ ogli sachri e della pescina colle pitture delle finestrelle, e le due Fonti d’acqua benedetta.

Tutti li confessionarij, che sono in essa Chiesa. L’Armarij, dove stanno conservate le sante Reliquie, e loro pitture. Tutt’il Choro, Sedili, Banchi, Presbiterio, le due Cathedre di S.Emin.za e le sedie per li celebranti, li faldistorij, la Cathedra Minore dentro la Maggiore Sacristia, Cornici di Quadri, e pitture a’ fresco, che sono nella detta Sacristia, escluso però le reparationi, de quadri, seu pitture ad’oglio, ma incluse, tutte le pitture in qualsivoglia luogo della Chiesa e sacristia fuori delli quadri ad’ oglio, intendendo anche l’ immagini di S. Michele e di S. Lorenzo pittate a fresco sopra la Porta maggiore della Chiesa dalla parte di fuori.

Il pulpito, Scale per salire a detto Pulpito. Il trono Arcivescovile, li due organi con li coretti, seu balaustrata e loro pitture d’essi, li quali si dovranno mantenere con li medesimi lavori che vi si trovano di presente; le scale, e porte d’essi organetti, ed altro appartenente a’ medesimi organetti. Il Coretto, che sporge dal palazzo Arcivescovile dentro la Chiesa, che dovranno anche mantenere cossì pittato, come si trova. Tutte le finestre, tutte le Vetrate, tutto l’ astrico, seu pavimento, cossì della Chiesa, come di tutti le sacrestie, et altri luoghi della Chiesa. Le muraglie interne, le porte, il volto seu lamia della Chiesa, choro, et altri luoghi, dovendo mantenervi lo stucco, e ti lavorti dell’ Armi Pontificie, e dell’ istessa Emin.za Sua, con tutti gli altri lavori, ch’ hoggi si vedeno nel di dentro di detta Chiesa, e Choro, conservando le pareti bianche, le quali doveranno rimbiacheggiarsi, anche tutte a’ spese d’essi maestri, quae opus fuerit.

Tutte le quattro Sacrestie, la maggiore seu sacello, con l’Altare, Casse, Banchi pittati, cornici, et telari de quadri affissi in detta Sacristia, seu Sacello; Il Soffitto et pitture a fresco in essa nel fuso. La sacrestia de Sacerdoti Semplici, con le casse, Banchi, et Stipo sistenti in quella pittati, e lavorati per sacerdoti. Le dette Sacristie, dove si conservano li Parati, cossì di S. Emin.za, come de Celebranti, Stipi in quelle affissi reposti affissi al muro. Astrighi, et volte, seu lamie di quelle Muraglie, e tutte le cose interim in esse sistenti…. L’Oratorio seu il luogo della vecchia Cappella di S. Lorenzo, et un’ altro cammerino, che corrisponde la Porta di quello, sotto dell’ Arco della loggetta, allegato all’ appartamento di S.Emin.za, quale loggetta dovrann’ anco reparare, e conservare nella forma, che si trova nel presente

Tutti li genuflessori, scabelli di tavole gradini di Pietre, cornici et telari de parati dell’ Altari, scale portatile, grande, e piccole, Epitaffi, et ogn’altra cosa, che v’ è dentro la Chiesa, Sacristie, choro, oratorij, et in ogn’altri luoghi di detta Chiesa, nessuna esclusa, che havessero bisogno di riparazione interimi, benche qui non espresse (Ognissanti, Università…, pp. 163-164).

Di quanto descritto non rimane quasi niente, forse perché, con il tempo, la Chiesa ha subito altre “rovine”, tanto che lo Spinelli è molto critico sullo stato del Duomo nei suoi tempi (1785 ed oltre). Va pur detto, però, che lo Spinelli non ha molta stima dell’arcivescovo dell’epoca, Tommaso M.Francone (1777-1799). …giusta la relazione dell’ Anciulli, l’ osservazione giornalmente fatta colle misure prese sulle scoverte dirute fabbriche di un tal duomo, che insino a’ nostri giorni si ammirano; quantunque non v’ è da dubitarne, mentre residuo di un tal Tempio è l’ odierna rappezzata Metropolitana Chiesa, e si distingue la fabbrica essere stata fatta coll’ ordine Francese dal Coro odierno, il quale solamente restò in piedi nell’ eccidio di Manfredonia nell’ anno 1620 (Spinelli, Memorie Storiche…, p. 18).

(A cura del prof. Pasquale Ognissanti, Archivio Storico Sipontino)



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