ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Il furto del cappello

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Manfredonia. Potrebbe sembrare una facezia (“pabbele”, “parabola”), ma il furto del cappello a Pasquale Volpe, cocchiere di Giovan Battista Cessa, una delle personalità più prestigiose della città, diventa una cosa seria, da discutersi nella regia Corte, presso il sindaco (Michele Valente), nella funzione di luogotenente del Governatore (o giudice regio), prerogativa che viene esercitata in assenza del giudice regio, appunto. Ed il furto, effettuato da un ragazzo, implica più persone, anche forestiere. Il tutto si desume da un documento dell’11 luglio 1754

Die decima prima mensis Julij, millesimo septincentesimo quinquagesimo quarto, in civitate Manfredoniae. In presenza di noi publico regio notajo, giudice a contratti e testimonj infrascritti in numero opportuno. Si è personalmente costituito il sig. d. Michele Valente attuale Sindaco Generale di questa città di Manfredonia, il quale spontaneamente non per forza, o dolo alcuno ma per ogni miglior via mediante il suo giuramento prius prestito in manibus mei infrascripti notarij, tactis scripturis ave attestato, et in verbo veritatis testificato, conforme sotto dell’ istesso giuramento attesta, e testifica. Qualmente in occasione, che (nel) mese di gennaro passato di questo corrente anno 1754 si rattrovava Luogotenente di questa Regia Corte stante l’assenza del Regio sig. Governatore, e Giudice, ricorsero dal medemo varie persone per alcuni furti ad essi loro rispettivamente, et interpellatamene fatti, fra quali fu Pasquale Volpe cocchiere del sig. d. Giambatta Cessa di questa istessa città, quale dissegli essergli stato rubato un cappello in gallonato d’ oro, per li quali furti ne fu convenuto un ragazzo, che facevasi chiamare Pasquale Frascajolo, al quale da detto sig. Valente dimandato a chi detto cappello venduto avea, il medemo per ricordarsi molto bene, gli rispose avergli detto, che detto cappello aver venduto ad una persona della Terra di S.Marco in Lamis per carlini dieci. Ma fidatasi di conoscerlo perché era colà portato, per la quale ne fù incolpato il magnifico Michele di Dio della città di Foggia. Ma poi essendosi portato detto Volpe furato del detto attestante, a cui dimandato quando detto cappello venduto avea, l’ istesso gli confessò, che il cappello sudetto l’ avea perduto il giorno dell’ Innocenti del passato anno 1753 quando nell’ antevegilia di Natale del medemo anno detto sig. di Dio fu da detto attestante mandato nella città di Foggia per il disimpegno d’ alcuni suoi affari per dove si trattenne per tutto il giorno dell’ Epifania di questo sudetto anno corrente, e così con reiterato giuramento ave attestato, ed attesta modo ut supra, et non aliter.

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)



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