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Perché il mondo, nel triennio '62-'64, ha "sognato in Italiano"? Come si spiega l'eccellenza italiana di quegli anni?

Quando l’Italia faceva sognare

Come ha cambiato la nostra vita di oggi? La risposta nel libro di M. Mezza, "Avevamo la luna"

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11 ottobre 1962: Giovanni XXIII inaugura il Concilio Vaticano II. La sera dell’apertura pronuncia il famoso “Discorso alla luna”, il primo nella storia in cui un papa parla a braccio, in un momento in cui la luna ha un ruolo centrale nell’immaginario del mondo: l’anno precedente John F. Kennedy ha pronunciato il suo discorso “I believe”, affermando che gli Stati Uniti sarebbero stati i primi a toccare il suolo lunare. Alla Nasa si lavora con uno strumento prodotto in Italia dall’Olivetti, la Programma 101.

C’è una storia italiana che racchiude un segreto: quello di un miracolo scientifico, tecnologico, sociale, dell’immagine, quello di come sia stato possibile per un Paese sostanzialmente arretrato, uscito sconfitto dalla guerra, diventare, in un triennio, dal ’62 al ’64, un leader mondiale in molti campi. Ma è anche la storia di come quell’eccellenza sia stata subito dopo sepolta. Si tratta del frutto dell’indagine storica e della riflessione di un giornalista, Michele Mezza, raccontata nel libro “Avevamo la luna”, edito da Donzelli Virgola.

Figure cardine del triennio sono quella di un grande innovatore, l’imprenditore Adriano Olivetti, e quella di un suo prodotto, la Programma 101, il primo personal computer al mondo.

Questa storia serve a dare una risposta a molti interrogativi del presente: perché l’ordinatore sociale delle nostre giornate, per esempio, sia un algoritmo, a cui, consapevolmente o meno, deleghiamo gran parte delle nostre relazioni sociali, del nostro modello cognitivo e della nostra atttività professionale. Porta a chiedersi se la rete sia, per esempio, un sistema aggredibile, negoziabile oppure un potere unilaterale indiscutibile. Per quanto non sia politicamente schierata, infatti, non è da considerarsi neppure neutra, bensì dotata di un’identità, un modo di pensare e una visione del mondo.

La sua esistenza e la sua azione incidono su ciò che siamo e che saremo: fino a oggi ha indirizzato la società – secondo quanto asserito da Mezza nel corso dell’ultima presentazione del libro – verso un modello di individuo che, grazie alla propria capacità di acquisire informazioni e conservarle, esprime il proprio bisogno e la propria capacità di fare la differenza e di scegliere.

Dunque, ha indotto negli individui un approccio più critico e polemico, in particolare nei confronti della politica dei partiti, e sta cambiando le caratteristiche stesse del fare politica, orientandola verso modelli meno stabili del passato, nei quali chi fa politica non può permettersi di dar nulla per scontato, ma deve costantemente tendere alla ricerca del consenso. Il concetto è stato determinante, per esempio, nella campagna politica per le presidenziali di Obama, e, in Italia, in molte scelte del Movimento 5 Stelle.

Ma anche al di fuori del campo politico, l’influenza di un modo nuovo di pensare e di essere in relazione si osserva, per esempio, nelle modalità scelte da papa Francesco per l’ultimo sinodo sulla famiglia: una grande operazione di networking basata sulla consultazione diretta di 1.400.000 comunità cattoliche nel mondo.

Non si tratta di concetti nuovi, ma di qualcosa che era già in nuce nel triennio ’62-’64, in particolare nella riflessione politica e sociale di Adriano Olivetti.

Ma internet, il web, Google, hanno radici ancora più profonde nel pensiero italiano di quelle che presero piede nei primi anni ’60: Giordano Bruno, nel 1584, nelle Opere Magiche, scriveva: “Nell’infinito spazio possiamo definire centro nessun punto o tutti i punti, per questo lo definiamo sfera, il cui centro è ovunque” – descriveva così, inconsapevolmente, quella che sarà la “cosmogonia” della rete, nella quale, appunto, il centro è ovunque –; Pico della Mirandola riconosceva il valore della mnemotecnica; Niccolò Machiavelli esprimeva il concetto di governance dal basso, su cui è modellato, oggi, quello della community.

La storia del triennio ’62-’64 – narrata con grande acribia storica nel libro – spiega, però, ancora di più. Spiega cosa manca all’Italia di oggi per raggiungere un’eccellenza paragonabile a quella di allora, non necessariamente a partire da un’economia fondata sulle grandi aziende – il sistema Italia, allora come oggi, non era fondato su queste ultime, bensì, su 4 milioni e mezzo di artigiani che si facevano impresa (lo descrisse così il presidente del Censis, Giuseppe De Rita). Ciò che l’Italia aveva, invece, di determinante allora era una forte base scientifica, nella quale la parte da padrona la faceva la più grande scuola di fisica applicata al mondo, quella di Enrico Fermi e dei “ragazzi di via Panisperna”. Ma non fu solo questo.

Furono anni in cui l’Italia seppe concretamente distinguersi sull’orizzonte mondiale: tra l’altro, a Napoli fu fondato, da Adriano Buzzati-Traverso, il primo laboratorio di genetica del mondo, a Frascati Felice Ippolito aprì la prima centrale elettronucleare del pianeta. Fu l’età dell’eccellenza italiana anche sul piano del design e del’immagine, nonché su quello artistico, fu il periodo della Giulia 1300, dei juke box, dei giovani che diventano protagonisti. L’Italia vinse nel ’62-’63 tutti i festival cinematografici, facendo sognare il mondo con film come “Le mani sulla città” e “Il Gattopardo”. Anche la Programma 101 sedusse il mondo, non solo per la sua efficienza ma anche, e in particolare, per la sua bellezza: Olivetti ne fece disegnare persino le parti interne da un designer, perché fossero belle.

Alle spalle di tale eccellenza non poteva mancare la riflessione politica e sociale di quegli anni, l’approccio di Olivetti alla tecnologia come a un modo diverso di vivere piuttosto che a un problema di carattere tecnico-produttivo; la sua riflessione trovò, com’è noto, espressione in “Comunità”, il partito politico da lui fondato.

“Perché il mondo sognava in italiano?” si chiede Mezza, proseguendo poi: “Io deduco che potenza tecnologica, potenza del sapere, potenza dell’immagine fossero e siano tuttora correlati: uno racconta al mondo quello che riesce a immaginare e a creare. Se non crei non racconti. Non avevamo risorse maggiori di adesso.”

Il 31 agosto 1964 i riflettori si spensero sull’Olivetti e sull’Italia. La fabbrica – che allora era la seconda per grandezza e la più innovativa in Italia – venne chiusa, venduta in poche ore alla General Electric. Chiuso anche il laboratorio di genetica di Napoli, chiusa l’agenzia spaziale italiana, azzerato il circuito virtuoso che si era instaurato in Italia. Si ricomincerà da capo, come se questa storia non fosse mai esistita. Apple raccoglierà e farà propria un’eredità, lanciando, nel 1984, il Mac II.

Ma la storia e la rete, intanto, hanno cambiato gli uomini, e continuano a farlo, attraverso un cambiamento delle figure sociali coinvolte. “Quella che sta emergendo oggi”, afferma Mezza, “sotto varie forme, varie latitudini, con vari linguaggi, è una figura giovane, alfabetizzata, connessa, ambiziosa, individualista”. È questa che sta cambiando la storia, e lo sta facendo forgiando se stessa per mezzo della rete, imparando da questa a scegliere, a capire, a criticare, infine a intervenire, nella consapevolezza dell’importanza fondamentale del dato e della comunicazione.

 

http://www.avevamolaluna.it/

 

(A cura di Valentina Sapone – from www.statodonna.it)



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