"Un matrimonio le cui tappe principali sono segnate da eventi portentosi e salaci scherzi"

Rosa e Michele festeggiano oggi il 44° anno di matrimonio, a Rignano

A cura di Antonio Del Vecchio

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Rignano Garganico. Festa grande oggi in casa di Michele D. e Rosa P.*, a Rignano Garganico. Tanto per l’anniversario dei loro 44 anni di matrimonio. Un matrimonio le cui tappe principali sono segnate da eventi portentosi e salaci scherzi. Ecco la storia, così come ci è stata raccontata dalla coppia. Il matrimonio fu celebrato nell’omonima Chiesa Matrice del paese di Lei, facente parte della odierna provincia BAT, alla presenza dei suoi soli famigliari ed invitati. E questo non tanto perché ci fosse di mezzo lo storico ‘contrastato amore’ del tipo di Giulietta e Romeo, quanto e solo perché il paese, proprio quel giorno era isolato da Dio e dal resto del mondo per via dell’abbondante nevicata caduta nei giorni precedenti sui monti. Neve che ne bloccava del tutto il transito per ogni dove, non solo degli ordinari automezzi pubblici, ma anche di quelli privati. Ma lui non si arrese né al cattivo tempo, né al diniego dei famigliari, né a quello degli invitati, impauriti com’erano delle predette difficoltà e persino del rifiuto, sempre all’ultimo momento, esternato dai ‘cugini prediletti’ del cuore e di avventura, seppure gli avessero assicurato la compagnia “ad ogni costo”. Scaldò dapprima per un bel po’ la sua ‘Mini Minor’ dal tetto giallo e dal corpo di colore verde marcio, dopo averla equipaggiata di tutto punto e per l’occasione, a cominciare dal vestito da sposo, si avviò subito abbordando, con circospezione e la prima innestata, la ripida e tortuosa discesa della SP che porta alla piana sottostante e da qui a Foggia e subito dopo all’innesto della SP per la BAT. Per scendere ci si mise mezz’ora circa. Il resto fu una vera ‘volata’ verso la sede della sua donna, che, ansiosa e vestita di bianco, lo attendeva già nel tempio, addobbato a festa, con i suoi ‘Angeli’ custodi, di cui uno in grembo, attorniata da tutte le persone care e dagli invitati.

Lo sposo, dopo aver indossato l’abito si precipitò anche lui nel luogo della cerimonia, che si svolse senza interruzione alcuna fino al fatidico “Si”. Dopo di che, il corteo si spostò al luogo dei festeggiamenti, che durarono sino alla tarda serata. Vi seguì il prosieguo tranquillo in auto fino al loro nido, ubicato in un antico palazzo di Foggia, da poco restaurato e pitturato dentro e fuori. L’altra sorpresa si rivelò la mattina successiva, allorché guardandosi l’un l’altro si scoprirono imbiancati da capo a piedi. Che cosa era accaduto? Durante la nottata delle tubature si erano rotte al piano superiore e da qui l’acqua dopo aver allagato il pavimento, trapanò sotto, sciogliendo man mano la pittura della volta che in pochi minuti si sciolse e cadde a rivoli proprio sul letto dei due malcapitati che non si accorsero di nulla sino al risveglio, imprigionati com’erano dalle pene di Amore. Intanto, i proprietari del piano interessati, non appena accortisi dell’accaduto si precipitarono nell’abitazione della coppia, esternando loro solidarietà e disponibilità al risarcimento, ma il tutto fu rifiutato e salutato con una corale risata per la singolarità di un avvenimento che da quel momento in poi sarà sempre ricordato. Anzi, si ripeterà quasi pari pari 25 anni dopo alle nozze d’argento, celebrate in pompa magna nel 1998 al Convento Santuario di Stignano, con cerimonia solenne a tre frati e doppia predica, seguita da un pranzo-cena luculliano, consumato da oltre 300 invitati (per lo più amici) provenienti da ogni dove, ospiti nel suo capiente refettorio.

Il tutto seguito a ruota da una serata con doppia orchestra, balli a volontà e persino il karaoke con frizzi e lazzi. Tutto proseguì liscio fino al congedo degli ospiti. Ma la notte no…! La coppia, ad una cert’ora, raggiunse il quartierino riservato a “Monsignore”. E qui all’improvviso venuta meno luce e corrente elettrica, dapprima si spogliarono e poi si misero a letto coperto dal solo lenzuolo, per cui si rannicchiarono stretti stretti evitare di morire indirizziti per via del freddo e del gelo che regnavano in quei luoghi e così si addormentarono. Il mattino seguente venne a svegliarli Maria e le sue ancelle che, con il loro sorriso sotteso e il fare sornione e li rifocillarono di latte – caffè scottante e biscotti appena sfornati. Non c’è due senza tre. Chissà quale altro scherzo o burla salace li capiterà alle “nozze d’oro”, previste tra un sessennio!

*Nomi inventati

(A cura di Antonio Del Vecchio, Rignano Garganico 01.03.2017)



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