Manfredonia
Suggestive e spiazzanti sono le figure dei tre GAC, i Guerrieri dell’Azione Cattolica che costituiscono le voci narranti della storia di Lorenzo immersa nella Storia del suo tempo

Manfredonia, Lorenzo Milani: una vita a servizio de “i suoi ragazzi”

Anche la video grafica narra una parte della storia: il volto, per così dire, “mediatico” di don Milani

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Manfredonia. C’era molta attesa per l’anteprima nazionale di Lorenzo Milani, l’unica produzione originale della Bottega degli Apocrifi presente nel cartellone 2015/2016 di Germogli, la stagione di prosa del Teatro Comunale Lucio Dalla, in programma fino a domani 2 aprile. E le aspettative non sono state disattese. La scrittura di Stefania Marrone, la regia di Cosimo Severo e le musiche originali di Fabio Trimigno hanno dato vita ad uno spettacolo ricco di contenuti, che coinvolge indissolubilmente vista e udito, testa e cuore, in un viaggio alla scoperta di “Lorenzo Milani, detto don” (interpretato da Gaetano Caputo). Un uomo che ha deciso di mettere la propria vita a servizio dei poveri, “i suoi ragazzi”. Il fatto che indossasse la tonaca è secondario. Nello spettacolo si incrociano diversi piani temporali: il presente è il 1967, anno della morte di don Milani per un linfogranuloma (mai chiamato per nome). Lui cerca di mostrarsi superiore al male ignorandolo, e continuando fino all’ultimo a pensare alla sua scuola di Barbiana. mentre sua madre Alice Weiss (Nunzia Antonino) si chiede come farà ad accompagnare suo figlio “in porto” e quasi si rifiuta di farlo. Da qui si dipanano scene di vita che raccontano Lorenzo e don Milani: l’uomo alla ricerca dell’approvazione definitiva della madre, ebrea ma agnostica convinta, che ancora non riesce a spiegarsi la vocazione del figlio, ed il sacerdote alla ricerca dell’approvazione della Chiesa, che però a prescindere dal giudizio altrui, e dalle conseguenze del suo operato, spesso difficili da affrontare, va avanti per la sua strada, convinto più che mai di essere nel giusto.

Suggestive e spiazzanti sono le figure dei tre GAC, i Guerrieri dell’Azione Cattolica che costituiscono le voci narranti della storia di Lorenzo immersa nella Storia del suo tempo. Arguti e schietti fino a diventare impertinenti, irritanti e dispettosi come poltergeist, funambolici nelle loro coreografie, in bilico fra ombra e luce…Ci regalano senza dubbio i momenti più divertenti dello spettacolo, rendendolo originale ed immediatamente riconoscibile.

Anche la video grafica narra una parte della storia: il volto, per così dire, “mediatico” di don Milani. Decine di titoli di giornali dedicati a lui, alle sue controverse opere letterarie e pedagogiche e al processo per apologia del reato di diserzioneche lo vide imputato nel 1965, scorrono sulla parete del palcoscenico, raccontando la risonanza nazionale ed internazionale di un messaggio talmente “scomodo” e rivoluzionario da indurre persino il generalissimo Francisco Franco a fare un’incursione sul palco. Come per ogni rivoluzionario che si rispetti, il messaggio di “Lorenzo Milani detto don” era semplice: l’unica cosa che i ricchi hanno in più dei poveri è l’istruzione, e l’unica cosa che i ricchi possono fare per i poveri è dar loro la possibilità di istruirsi.

(A cura di Annapina Rinaldi – aprinaldi@alice.it)



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