Cinema

Fantascienza in sala – Due casi

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Fantascienza & Cinema (copyright: movieplayer.it)

Fantascienza & Cinema (copyright: movieplayer.it)

Nota propedeutica alla lettura: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere proposto, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento possa incidere su una sua corretta fruizione.

FUORI moda, seconda solo al western, a fasi alterne la fantascienza torna nelle sale, raramente con prodotti di pregio, molto più frequentemente con lavori fracassoni, utili come un giro sulle macchine a scontro. Nel primo caso la distribuzione (italiana), assoggettata a logiche commerciali, filtra e penalizza opere importanti, come accaduto per Mr. Nobody, reperibile solo in lingua originale, o relega a poche copie e senza troppa pubblicità pellicole intelligenti come Moon e District 9; nel secondo, tappezza i multisala con Transformers e derivati per solleticare videoidioti e mangiatori di popcorn.
Nell’ultimo mese approdano nelle sale, a distanza di una settimana, due tipici risultati della filosofia distributiva applicata al genere in esame, quasi un exemplum creato ad hoc per una dimostrazione che si preferirebbe scoprire errata.

Source Code - Locandina (copyright: ibetamax.com)

Titolo: Source Code (Source Code)
Nazione: USA/Francia
Genere: fantascienza
Anno: 2011

Duncan Jones, al suo secondo lungometraggio dopo la deliziosa fantascienza dickiana di Moon, ritorna audace a sfidare il pubblico assonnato con un altro film della categoria, e fa buca per la seconda volta, come un giocatore di biliardo professionista. Ancora esistenzialismo per Source Code, lavoro reperibile in non troppe sale, col quale il regista, sempre mantenendosi saldamente legato a una narrazione e a un soggetto classici, sforna un nuovo piccolo gioiello, facendosi, questa volta, supportare da una più palese disponibilità di mezzi e, pertanto, raggiungendo un target di pubblico più ampio rispetto al suo precedente film. Source Code racconta l’incredibile esperienza dell’ufficiale dell’aeronautica Colter Stevens (un sempre bravo Jake Gyllenhaal), assoldato, contro la sua volontà, per una missione non convenzionale, […]1.

La struttura di base, fondata sulla ripetizione, è traccia consolidata e intrigante, e costituisce il terreno di partenza per uno sviluppo armonioso e di facile fruizione. Su questi binari viene montata sapientemente la sceneggiatura, tramite lo svelamento graduale di personaggi, situazioni e possibilità, temporizzata come un orologio svizzero. Non si lasciano buchi di narrazione, non si gira mai a vuoto anche quando il rischio è alto – […]2, la componente spettacolare – e ad ogni passaggio si lascia all’attenzione dello spettatore l’esca per il successivo, in un concatenarsi di eventi che risulta naturale e istintivo e, dunque, non annoia mai. Si passa, così, per fasi progressive attraverso tre tappe narrative di stampo classico, che costituiscono i fulcri base dell’intera pellicola: svelamento della missione, implicazioni e climax, variazioni sul tema.
Buone le interpretazioni anche se mai memorabili, e, a supporto, è un’adeguata colonna sonora, la quale, tuttavia, appare troppo educata anche nei frangenti in cui l’azione prende piede, quando non sarebbe stata inopportuna virata su ritmi più incalzanti per un maggior coinvolgimento emotivo. Ed il limite di Source Code è, alla fine, come per Moon, esattamente quanto sintomatico dall’accompagnamento musicale: lavori di vecchio artigianato, ormai rari, rarissimi, ma che si accontentano di essere tali senza osare, anche quando il mestiere ormai palese di Jones sembra permetterlo.
Se il rischio è la deriva commerciale, come accaduto per tanti buoni esordi, si preferiscono mille pellicole di tale fattura e si rinuncia volentieri al capolavoro. Non si potrà, tuttavia, sperare di restare senza amaro in bocca per quanto d’inespresso si può supporre dalla stoffa di Jones.

Forse in una realtà quantistica esiste già il suo film definitivo.

Valutazione: 7/10
Spoiler: 9/10



World Invasion - Locandina (copyright: blog.screenweek.it)

Titolo: World Invasion (Battle: Los Angeles)
Nazione: USA
Genere: fantascienza
Anno: 2011

Di altro stampo, per tema e qualità, è l’ultimo lavoro di Jonathan Liebesman, meno giovane come regista e dal curriculum non brillante, nonostante il sottovalutato Non aprite quella porta: L’inizio e qualche interessante segnale in Al calare delle tenebre.
Lasciato da parte l’esistenzialismo, Liebesman prova a calcare il suolo del genere con World Invasion, sul tema classico dell’invasione aliena. Soggetto ridotto all’osso, tenta la strada dell’ibrido tra Black Hawk Down di Scott e la fantascienza robotica e biomeccanica di moda negli ultimi tempi, condendo il tutto con lo stile di ripresa molto in voga e abusato della telecamera a spalla, allo scopo di conferire l’effetto documentaristico alle vicende narrate.
E il risultato è devastante.

Sul fronte della definizione dei personaggi e delle loro relazioni, di cui è infarcita da manuale tutta la prima parte, si toccano i vertici più bassi, con profili psicologici banali, ridicoli, senza spessore e tagliati con l’accetta. I cliché sono ovunque e mal proposti, finanche nei dialoghi, che appaiono scritti da un dilettante alle prime armi e senza fantasia. La presunzione di riuscire a donare corpo a dei personaggi che, invece, risultano inequivocabilmente piatti, è irritante e deprimente e si abbandonano presto le speranze di una risalita qualitativa. Accantonate, si resta con l’auspicio dell’intrattenimento, se non visivo almeno immaginifico, della soluzione aliena. Tolte le primissime immagini di sbarco, ci si trova a costatare una coerenza qualitativa disarmante, che lascia senza parole e spegnere il cervello al più dopo la prima ora di visione. La pazienza viene messa a dura prova nel verificare che il film ne dura quasi due e non presenta nulla di significativo se non un terribile mal di mare causato da uno dei peggiori usi della ripresa instabile. Gli attori non fanno alcunché per disallinearsi dal resto della pellicola e darle una parvenza di dignità, neanche Aaron Eckhart, che si svende in una recitazione senza nerbo.
World Invasion conferma una triste tradizione che pare colpire il tema dell’invasione aliena, privo di prodotti degni di nota da ormai troppi anni (salvo rari casi), con rammarico dei fan del genere prima ancora che dei cinefili.

Se ne sconsiglia la visione a chiunque, alieni inclusi.

Valutazione: 2/10
Spoiler: 2/10

AltreVisioni

Giallo, D. Argento (2009) – picco negativo per Argento con un film inguardabile * 2
Splinter, T. Wilkins (2008) – tema bizzarro mal sfruttato per un horror scadente * 3
1408, M. Håfström (2007) – potabile horror paranormale da un racconto di King * 6
Slevin – Patto criminale, P. McGuigan (2006) – discreto criminal-movie, sopravvalutato * 6.5

In Stato d’osservazione

Thor, K. Branagh (2011) – Kenneth Branagh al servizio di un fumetto? Chissà * 27apr
Machete, R. Rodriguez & E. Maniquis (2010) – in ritardo, torna il pulp di Rodriguez. Speriamo * 6mag
Uomini senza legge, R. Bouchareb (2010) – criminal story in salsa francese. Forse una perla * 11mag


[…]1 in bilico fra più realtà quantistiche, con lo scopo di sventare un futuro attacco terroristico
[…]2 il riavvolgimento del nastro temporale

Fantascienza in sala – Due casi ultima modifica: 2011-05-01T17:57:58+00:00 da Alessandro Cellamare



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