Manfredonia

Industria del legno, crisi nera per le segherie. “L’Austria ci schiaccia”


Di:

legno foresta, crisi delle segherie nel Gargano (Ph: C. Angeloro)

Una storia che inizia alla fine dell’800 e che ha come protagonisti una foresta, una ferrovia ed un’industria fiorente.

di Antonio Gabriele

Monte Sant’Angelo – NON è una storia a lieto fine quella che segue ma il lettore apprezzerà, specie se legato a questa terra. E’ una storia che inizia alla fine del 1800 e che ha come protagonisti una foresta, un’industria fiorente ed una ferrovia. La foresta è la splendida “Umbra”. La ferrovia quella che prendeva il nome da un geniale industriale francese, Paul Decauville. Questi concepì una linea ferrata adatta ai trasporti in cantiere ed in miniera, caratterizzata da un basso costo e da uno scartamento ridotto (60 cm tra le rotaie), nonché dall’estrema semplicità delle operazioni di montaggio e smontaggio.

Questa “ferrovia economica” trovò un utile impiego nelle foreste di tutto il mondo per le operazioni d’esbosco del legname. Non fecero eccezione i rigogliosi boschi del Gargano e la sua foresta. Le linee erano presenti nelle località “Bosco quarto” e “Bosco Rozzo alto”, oltre che in foresta. Erano agili e poco invasive e per la loro costruzione venivano richiesti progetti tecnici sottoposti a verifiche ed ingenti caparre a tutela dell’ambiente. Piccole locomotive diesel di potenza compresa tra i 12 ed i 35 HP spingevano i carrelli per il trasporto dei tronchi, frenati in discesa da un sistema che prevedeva lo spargimento di sabbia sui binari. Le traversine erano in legno di Roverella o di Cerro e armate alla distanza di 80 – 100 cm. Il tutto, costruito nell’opificio del “Mandrione”, grossa segheria nel cuore della foresta. Vi era un motorista e cinque o sei frenatori, oltre agli operai addetti al carico del legname.

Il primo tratto di “Decauville” in foresta “Umbra” è datato 1898, anno in cui l’impresa boschiva “Fratelli Scannapieco” inoltra formale domanda alla Brigata di Umbra del Reale Corpo delle Foreste per l’istallazione di tratti di ferrovia. Da allora, la rete ferroviaria è cresciuta sempre di più, fino ad arrivare al suo massimo sviluppo durante gli anni dell’autarchia, dal 1933 al 1936. La foresta viene intensamente ma razionalmente sfruttata e la sua legna arriva a fornire la “Fabbrica d’Armi del Regio Esercito” per la realizzazione di calci ed aste di fucile. Roverelle, Cerri, Querce e Faggi facevano fiorente l’industria del legno sul Gargano.

Ad oggi, di tutto ciò non resta nulla; già nei primi anni ‘60 comincia il progressivo disuso della ferrovia ed il conseguente smantellamento. I costi d’esercizio e di manutenzione, i numerosi incidenti tra i lavoratori uniti alla costruzione di strade sicure e moderni mezzi di trasporto hanno accelerato il declino di questo sistema. Con esso è però scomparso anche il fiorente commercio di legname, ennesima sconfitta di un territorio sempre più privo di connotazione economica.

Dei fasti del passato non rimangono che le briciole; briciole che si spartiscono i boscaioli delle piccole cooperative sparse sul promontorio. Ci si limita a tagliare legna da ardere per i caminetti da appartamento, o per le stufe dei meno abbienti. Si taglia solo per bruciare e non più per creare. I tempi cambiano, le cose si evolvono ma allora perché nel nostro territorio le cose semplicemente svaniscono? Perché si importa legna dall’Austria? Perché non esiste una segheria degna di questo nome? Perché non c’è nessuno che produca “pellets”? Perché non si costruiscono piccole centrali a biomassa? Perché gli artigiani del legno sono pressoché scomparsi? Perché, come detto, questa non è una storia a lieto fine.

(A cura di Antonio Gabriele, redazione ildiariomontanaro.it)

Industria del legno, crisi nera per le segherie. “L’Austria ci schiaccia” ultima modifica: 2011-05-01T19:21:22+00:00 da Antonio Gabriele



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Commenti


  • nicola

    con grande rammarico ho scoperto questo articolo solo oggi. per la gente di oggi parlare di ferrovia decauville è simile a pronunciare una parolaccia, per non parlare di centrali a biomasse. nella nostra provincia di capitanata ogni anno vengono date alle fiamme migliaia di tonnellate di sarmenti della potatura dei vigneti nonchè altrettanto succede con le gramaglie degli oliveti. oltre alle decauville del gargano che si potrebbero riattare c’era anche quella delle saline che pare arrivasse anche a manfredonia. insomma c’è di che lavorare e dire. una cosa è certa dove sono le rotaie e le traversine della decauville che dalla foresta umbra andava al mandrione? a fare le panchine nei gazebo del parco. meditate. nicola di san severo. PUGLIA SVEGLIATI!!!

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