Editoriali

Prima di tutto il lavoro ai giovani


Di:

Emigrazione italiana (archivio, fonte image: emigrazione-italiana.com)

Manfredonia – PER dare valore attuale alla storica festa del 1° Maggio è utile esprimere qualche riflessione sintetica su due problematiche essenziali, per il presente e il futuro del nostro vivere. Da un lato il lavoro ai giovani, da un altro la questione meridionale. “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”: questo lo slogan che ha guidato le manifestazioni di giovani e precari di ogni tipo in diverse città italiane. Uno slogan che colpisce profondamente e dà un senso immediato del ruolo fondamentale che ha il lavoro per ridurre disuguaglianze e creare prospettive di vita per tutti . I giovani oggi stanno meglio economicamente rispetto al passato perché sostenuti dalle proprie famiglie, ma hanno meno futuro da costruire: la mobilità sociale, oggi più che mai, è totalmente bloccata e le disuguaglianze sociali tendono ad aumentare e non a diminuire.

Il reddito medio pro-capite del Sud è nettamente inferiore al quello nazionale ed, in particolare, nella Provincia di Foggia è pari al 68%. Nella speciale classifica del Sole 24 Ore la Capitanata è agli ultimi posti per qualità della vita, ordine pubblico, servizi, ambiente e salute. I disoccupati formalmente iscritti sono circa 125mila pari a quasi il 20% della popolazione, in costante aumento negli ultimi tre anni; la disoccupazione tra i giovani oscilla intorno al 35%-40% a seconda dell’età, istruzione, sesso. In particolare nel Sud quasi due giovani su tre che non studiano né lavorano sono donne ed, addirittura, a Manfredonia e nei comuni circostanti secondo dati rilevati dal Centro per l’Impiego il tasso delle donne inoccupate (51,63%) supera quello delle donne disoccupate (47.53%).

C’è, quindi, una grande carenza di lavoro per i giovani, ancor di più se donne, e ancor di più se meridionali. Ciò è estremamente grave e negativo non solo per singole persone, ma per l’intero sistema sociale. Infatti il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento economico, ma un valore, un elemento costitutivo della propria dignità di persona. Il lavoro è un mezzo d’integrazione sociale e di autorealizzazione, un modo con il quale si può svolgere un ruolo sociale e partecipare alla trasformazione del mondo. C’è, quindi, un intreccio tra questione del lavoro giovanile e questione meridionale, il cui punto di incontro è dato dall’emigrazione, di oggi e di ieri.

Tuttora ogni anno oltre 100mila giovani emigrano dal Sud verso il Nord alla ricerca del lavoro, di cui oltre 5mila, per lo più diplomati e laureati, provenienti dalla Capitanata. Certo per caratteristiche e dimensioni l’attuale emigrazione è diversa da quella degli anni ‘60, ma ad essa va strettamente associata. Negli anni sessanta circa 20 milioni di persone si sono spostate dal Sud verso il Settentrione, determinando quello che è stato chiamato il miracolo, l’unico, economico italiano. L’emigrazione meridionale è stato il più grande fattore di trasformazione sociale, politica, culturale, antropologica della società italiana e, forse, l’elemento più concreto, insieme alla scuola pubblica ed alla televisione, del processo della vera unificazione dell’Italia e degli italiani.

Paradossalmente il Nord così com’è oggi non sarebbe esistito, senza l’emigrazione meridionale. Anzi, addirittura, il Nord demograficamente non esiste: dopo 50 anni gli abitanti del Nord sono il realtà “meticci”, il frutto del rimescolamento e dell’incontro di milioni di meridionali emigranti e dei milioni di settentrionali residenti.

Ciò nonostante si tende a negare, a non riconoscere questo grande ruolo che il Sud storicamente ha avuto per la crescita della società italiana, e dello stesso Nord. In particolare la Lega continua a proporre una visione divisa e separata dell’Italia, dove il Sud viene considerato un peso di cui liberarsi in qualche modo, col riemergere di egoismi sociali, pregiudizi, forme nuove di esclusione. Il cosiddetto federalismo fiscale, in mancanza di meccanismi di solidarietà, premia solo le realtà territoriali più ricche e, quindi, diventa un modo concreto per accentuare le differenze esistenti e non per dare forza all’autonomia dei comuni e delle regioni e costruire dal basso una possibilità di sviluppo.

Il sociologo di Manfredonia Silvio Cavicchia (image by Stato)

Occorre, perciò, una riflessione nuova e partecipata sulla questione del lavoro ai giovani e sul Meridione, sul come il Sud può riorganizzarsi e rivalorizzare se stessa, le sue risorse la sua storia. Tutto ciò deve avvenire a partire dai giovani e dai nostri specifici territori, le nostre città e paesi, incontrandosi in tutti i modi e luoghi possibili. Un altro mondo, un’altra Manfredonia è possibile, se ci si ritrova insieme, riscoprendo il valore, la forza, le speranze, le lotte ed il coraggio della festa del 1° Maggio.

(A cura del professore Silvio Cavicchia, sociologo, ricercatore sociale di Manfredonia)

Prima di tutto il lavoro ai giovani ultima modifica: 2011-05-01T01:08:58+00:00 da Silvio Cavicchia



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