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Trinitapoli come Stonehenge: un calendario di pietra


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Nella città del Basso Tavoliere il più grande santuario dell’età del Bronzo risalente al II millennio a. C. Fra i più grandi dell’intero Stivale. Lo studio del sito megalitico “Madonna di Loreto”

Foggia – L’ARCHEOASTRONOMIA studia ciò che le popolazioni preistoriche conoscevano riguardo i fenomeni celesti e di come se ne siano servite, nonchè il ruolo che gli stessi abbiano rivestito nella loro cultura. Questa disciplina relativamente nuova si è dimostrata nel tempo una potente scienza sussidiaria dell’archeologia. Ma non solo: i fenomeni astronomici sono stati infatti osservati fin dalle origini della civiltà ed il tentativo di darne una spiegazione ha contribuito allo sviluppo della stessa.

In Italia da più di trent’anni, mediante la collaborazione di astronomi e archeologi, si sono avviate interessanti ricerche, condotte tra l’altro in Sardegna, nel Veneto, in Val d’Aosta ed in particolare in Puglia, permettendo di evidenziare l’esistenza in numerosi siti megalitici a carattere funerario o cerimoniale di strutture indiscutibilmente orientate col sorgere e tramontare del Sole o di altri astri. Questo dimostra che le antiche culture avevano ben più che semplici rudimenti dell’astronomia, ma vere e proprie conoscenze sia tecniche che astronomiche.Queste attività di ricerca hanno permesso il crescere e consolidarsi in varie sedi universitarie -o per iniziativa di singoli cultori-di una comunità di esperti di alta professionalità, sfociata nella costituzione della Società Italiana di Archeoastronomia (SIA).

Di particolare pregio si è rivelato lo studio del sito megalitico “Madonna di Loreto” di Trinitapoli (Fg) da parte degli esperti Tunzi, Lo Zupone, Antonello, Polcaro e Ruggieri. Oltre ad una serie di magnifici ipogei monumentali usati prima come templi per i culti della fertilità ed in seguito come tombe d’élite, il sito cela al suo interno un magnifico calendario di pietra, costituito da un migliaio di buche circolari scavate nella roccia calcarea ed allineate in 45 filari di 25 metri ciascuno. Non si tratterebbe di buche da palo,ma piuttosto di buche rituali, nelle quali venivano offerte come sacrificio propiziatorio utensili di prima importanza per la vita agreste dell’età del bronzo, come macine e vasi. Inoltre le buche si dipanano in tre grandi “percorsi”, ciascuno orientato in una direzione particolare: la culminazione del Sole (orientato verso sud, a cadenza giornaliera), il sorgere del Sole al solstizio d’estate (cadenza annuale) ed il lunistizio maggiore (dalla cadenza di venti anni circa).

E’ possibile che la realizzazione delle buche sia da porre in relazione con particolari momenti dell’anno agricolo (semina, raccolti), secondo quanto già ipotizzato per i cicli rituali degli ipogei. Sono quindi un sorta di indiretta struttura calendariale delle celebrazioni periodiche a carattere propiziatorio,e il risultato di uno sforzo condotto su scala individuale, familiare, di piccolo clan, o di una o più comunità.A sostegno di questa ipotesi, nessun’altra spiegazione non-astronomica ha fornito una interpretazione plausibile di tale configurazione.In conclusione anche i popoli della Daunia costruivano strutture, come il famoso circolo di Stonehenge in Inghilterra per ricavare dalla posizione degli astri informazioni calendariali indispensabili per stabilire i tempi per le loro attività agricole e rituali.


anton.mancini@libero.it

Trinitapoli come Stonehenge: un calendario di pietra ultima modifica: 2011-05-01T00:17:12+00:00 da Redazione



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