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Convegno di studi sul tema della Responsabilita’ professionale e assicurazione

L’Assicurazione di responsabilità civile professionale

Nel corso dell’incontro è stato presentato il volume del Prof. Gazzara, L’Assicurazione di responsabilità civile professionale, ESI, Napoli, 2016

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Foggia. Venerdì 27 maggio si è tenuto presso l’ Auditorium della Cittadella dell’Economia di Foggia un Convegno di studi sul tema della Responsabilita’ professionale e assicurazione. L’incontro, organizzato dalla Cattedra di istituzioni di diritto privato del Dipartimento di Economia dell’Università di Foggia, d’intesa con i consigli dell’Ordine degli Avvocati e dei Dottori commercialisti ed esperti contabili, ha visto la presenza, in qualità di relatori, dei Proff.ri Salvatore Monticelli e Massimo Gazzara, dell’Università di Foggia, del prof. Antonio di Biase dell’Università di Napoli, e del Prof. Salvatore Sica, docente nell’ Università di Salerno e Vice Presidente della Scuola Superiore dell’Avvocatura. Quella della responsabilita’ professionale e assicurazione è, senza dubbio, una tematica di stringente attualità, attesa la sempre maggiore conflittualità che sembra connotare, nel corso degli ultimi anni, il rapporto tra professionista e cliente, che è stata affrontata e discussa in ogni suo aspetto, partendo dagli obblighi di informazione gravanti sull’esercente la libera professione, con un occhio particolarmente attento ai profili applicativi e alla prassi giurisprudenziale.

Ha preliminarmente evidenziato il prof. Monticelli come responsabilità professionale ed assicurazione siano, indiscutibilmente, due tematiche strettamente connesse: l’assicurazione per responsabilità civile è, oramai, obbligatoria per tutti i professionisti atteso che i giudizi per responsabilità professionale non interessano più esclusivamente la categoria dei sanitari – contro cui vengono, spesso, promossi giudizi meramente strumentali per “fare cassa” – ma anche gli avvocati i quali vengono frequentemente convocati in giudizio. Ha ancora osservato il Prof. Monticelli come anche perla categoria degli avvocati la professione sia mutata: il cliente può opporre al proprio difensore, anche arbitrariamente, di non essere stato esaustivamente informato circa il possibile esito negativo del giudizio o circa le difficoltà o gli inconveniente che si sarebbero potuti delineare in corso di causa. Tuttavia, non vi è chi non veda come esista, certamente, un obbligo del professionista “di rendere edotto il cliente per consentirgli di avere un quadro delle vicende future, che si andranno a sviluppare, poiché, a carico del professionista, è posto, certamente, un onere di diligenza, ma, parimenti, da parte del cliente vi è un obbligo di cooperazione, come accade nel rapporto che intercorre fra creditore e debitore”.

Da tanto emerge che, sebbene l’obbligo di informazione sia posto in capo al professionista, anche il cliente è supporto imprescindibile e necessario per consentire all’avvocato di abbozzare una strategia. La questione de qua diventa ancora più complessa se si riflette sulla circostanza che non esistono linee guida nella materia del diritto bensì legislazioni comunitarie e secondarie né vi è certezza sulle norme applicabili. Alla luce delle problematiche appena illustrate ci si chiede come sia possibile, dunque, farsi comprendere da un cliente dal momento che, spesso, è difficile anche semplicemente informarlo: basti pensare all’annosa questione della cancellazione di una società. E un ulteriore nodo da sciogliere – e a parere del prof. Monticelli, uno dei più articolati – riguarda la prova: come dimostrare di avere informato un cliente atteso che, il più delle volte, per non violare la privacy, gli incontri tra professionista e clienti non avvengono alla presenza di testimoni?

Indiscutibile aggravio a carico del professionista consiste nel fatto che qualora un avvocato venga chiamato in giudizio perché si invoca la sua responsabilità professionale, l’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa è posto a carico del professionista stesso, atteso che la parte danneggiata, conformemente a quanto stabilito dalla Cassazione nella sentenza n. 13533/2001, deve limitarsi a dimostrare l’inadempimento della prestazione stessa. Ha, altresì, evidenziato il prof. Monticelli come non corrisponda al vero che ogni volta che il professionista è inadempiente si concretizzi, inevitabilmente, un danno a carico del cliente. Infatti, anche una mancata citazione del testimone può non determinare la soccombenza del cliente, così come anche un appello non proposto nei termini previsti dal codice di procedura determinerà – ipso iure – la soccombenza dell’appellante.

E’ stato, inoltre, esaminato il problema dell’obbligo assicurativo, recentemente introdotto dal nostro Legislatore, e si sono sottolineati i limiti e l’incompletezza dell’intervento legislativo.
In ispecie, come è stato osservato dal prof. Gazzara, sebbene l’assicurazione di responsabilità civile professionale sia stata resa obbligatoria dai recenti interventi normativi, tuttavia, la disciplina de qua appare ancora incompleta e lacunosa. Si è reso, pertanto necessario, ricorrere alla prassi contrattuale vigente. Altra problematicità che è il prof. Gazzara segnala fortemente è quella di tentare di adeguare le polizze attualmente in uso, in cui è forte la presenza di clausole limitative della garanzia sia sotto il profilo dell’oggetto che della durata, alla logica dell’assicurazione obbligatoria. Infatti non va trascurato come l’assicurazione abbia la prerogativa di essere essenzialmente finalizzata alla tutela del cliente-danneggiato. Ulteriore oggetto di esame è stato il difficile rapporto fra clausola “claims made” ed assicurazione obbligatoria della responsabilità professionale: la “claims made” è una clausola il cui obiettivo è quello di limitare, da un punto di vista cronologico, l’esposizione debitoria della compagnia e, contestualmente, quello di indurre l’assicurato a rinnovare la polizza di anno in anno e persino successivamente alla cessazione della sua attività sino a quando cioè non si esaurisca il rischio di richieste risarcitoria. Anche se molti professionisti siano dotati di competenze finalizzate a riconoscere le clausole abusive nei contratti, ben difficilmente si potrà reperire sul mercato una polizza diversa né, tantomeno, si riuscirà a negoziare l’espunzione della clausola che si ritiene vessatoria.

Nel corso dell’incontro è stato presentato il volume del Prof. Gazzara, L’Assicurazione di responsabilità civile professionale, ESI, Napoli, 2016.

(A cura dell’avvocato Cinzia Meccola, Foggia 01.06.2016)



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