Manfredonia

“Incentivare le biomasse in Capitanata è ecofollia”


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Impianto a biomasse (artenaonline.it)

Impianto a biomasse (artenaonline.it)

Manfredonia – IL territorio della Capitanata è seriamente minacciato dalla costruzione di veri e propri inceneritori “travestiti” da centrali a biomasse. Ad asserirlo è il consigliere provinciale Massimo Colia di Italia dei Valori, esprimendo, in una lettera indirizzata alla vicepresidente della Regione Puglia, Loredana Capone, i suoi dubbi circa la realizzazione sul territorio della provincia di Foggia di centrali di produzione elettrica da fonti rinnovabili, da biomasse o a turbogas. “In generale, il numero di progetti presentati – afferma Colia- è da ritenersi impressionante. Fermo restando la validità e la necessità di sviluppare fonti energetiche alternative, mi chiedo in quali termini questo sviluppo sia sostenibile dal nostro territorio”.

L’INCENERITORE “TRAVESTITO” – La relativa scarsità di “combustibile”, nel territorio della provincia di Foggia, necessario all’impianto per produrre energia elettrica dimostrebbe, secondo Colia, che il vero scopo sarebbe quello di costruire un vero e proprio inceneritore “camuffato” da sito per la produzione di energia verde e, come tale, in grado di beneficiare anche dei contributi che l’Unione Europea sta stanziando per le rinnovabili. “Pur non essendo un tecnico, – spiega il consigliere provinciale- studi di fattibilità e calcolatrice alla mano, ho fatto un po’ di conti anch’io e ho concluso che anche un solo di questi impianti richiesti non può funzionare con vinacce, sanse esauste e cippato di legno prodotti nel nostro territorio e non conviene economicamente che questi arrivino da altre parti”.

IL CASO PRECEDENTE DELLA ITALGEST – Con la legge regionale 31/08 la Puglia “disincentiva la realizzazione di grandi centrali a biomasse in zone agricole perché determinano un forte impatto ambientale, tranne che non si utilizzi la filiera corta”. Così il vicepresidente pugliese Loredana Capone, aveva motivato il parere negativo della Regione sull’impianto a biomasse Heliantos 1 da 25 MW dell’impresa Italgest, che doveva sorgere nei pressi di Lecce.

IMPIANTI A BIOMASSE SOLO CON COMBUSTIBILE LOCALE – In un comunicato la vicepresidente della Regione Puglia aggiunge, inoltre, che “gli impianti diffusi aventi piccole dimensioni sono interessanti per la filiera agricola e lo dimostra l’attenzione ad essi giustamente rivolta dai piccoli imprenditori agricoli e da alcune associazioni di categoria. Mentre, è evidente che – quando si tratta di progetti che superano i 20 MW in aree agricole – il rigore richiesto dalla legge e volto a contemperare gli interessi dell’agricoltura e del territorio, è notevolmente più forte. Perciò l’art.2 della legge 31/08 prescrive che: ‘E’ vietata la realizzazione in zona agricola di impianti alimentati da biomasse salvo che gli impianti medesimi non siano alimentati da biomasse stabilmente provenienti, per almeno il 40 percento del fabbisogno da ‘filiera corta’, cioè ottenute in un raggio di 70 chilometri dall’impianto”.

MANCANDO TALE FILIERA CORTA sorge il dubbio legittimo di cosa effettivamente finirà nei nuovi impianti, come autorizza a pensare l’esperienza dell’inceneritore che dovrebbe vedere presto la luce in località Paglia tra Cerignola e Manfredonia, inizialmente presentato appunto come centrale a biomassa, nel quale convergeranno l’80% CdR (Combustivbile derivato da rifiuti) e il 20% di biomasse. “Inoltre -sostiene infatti Colia di IdV -, c’è da capire, una volta realizzati, cosa saranno chiamati a bruciare questi impianti, indipendentemente dai propositi iniziali. La manifesta scarsità delle vere biomasse da utilizzare fa credere che si tratti di impianti realizzati per essere degli inceneritori. Visto che la Provincia non ha poteri in materia, è doveroso far presenti questi aspetti alla Regione, che a questo punto è chiamata ad esprimere la propria posizione a riguardo e ad informarci su quali azioni vorrà intraprendere per porre fine ad un’aggressione senza precedenti al nostro territorio”.

LA CORSA AI CERTIFICATI VERDI – Nel 2009 l’obbligo di produzione di energia da fonti rinnovabili, pari al 4,55 per cento dell’energia prodotta e importata da fonti convenzionali nel 2008, al netto delle esenzioni e franchigie previste, ha determinato una domanda di 8,5 milioni di Certificati Verdi da 1 MWh a fronte di un’emissione di 16,6 milioni di CV, la maggior parte dei quali relativi a impianti idroelettrici, impianti eolici e impianti a biomasse e rifiuti (fonte Eurostat). In Puglia, il bacino di affari legato alle rinnovabili è cresciuto, nell’ultimo anno, in maniera pressoché esponenziale.

Nel Mezzogiorno sono infatti quasi 90.000 le aziende, spesso di piccole dimensioni, coinvolte nelle filiere produttive delle fonti rinnovabili, con la Capitanata leader nell’eolico e fotovoltaico che ora si appresta a entrare anche nel business delle biomasse Nuove ombre sulla rinnovabili in Puglia.

IL COMITATO SPONTANEO CONTRO L’INCENERITORE DI CAPITANATA nasce, come spiegato in un comunicato- dall’iniziativa di un gruppo di giovani, circa una ventina, che smossi dalla voglia di tutelare la propria salute (anche la Costituzione nell’art 32 cita: “La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo, e interesse della collettività[…]) e il proprio ambiente, si sono organizzati per un incontro aperto a tutti. Il gruppo, nato sul social network Facebook ha lo scopo di bloccare la costruzione del cosiddetto “inceneritore Marcegaglia”, in quanto finanziato da un gruppo industriale che fa capo al Presidente di Confindustria. Tale impianto dovrebbe sorgere ai confini del territorio di Cerignola (in contrada Paglia) a 3 chilometri da Borgo Mezzanone (piccola frazione di Manfredonia) e a soli 5 chilometri dal centro di Borgo Tressanti. Finora l’amministrazione Vendola si è espressa favorevolmente alla sua edificazione.

“INCENTIVARE LE BIOMASSE E’ ECOFOLLIA” – “Il problema – sostiene Giuseppe Dimunno del Comitato- sono le biomasse in sé, che non sono sostenibili. Il proliferare di questi impianti è dovuto alle maglie larghe della legge regionale sulle energie rinnovabili che recepisce senza correttivi le direttive europee. Le biomasse consumano territorio e biodiversità. Sono un pericolo concreto, mettendo a rischio di estinzione molte specie animali (volatili come le allodole e le cicogne, in primis) e riducendo lo spazio vitale per le coltivazioni alimentari, comprese quelle tipiche di qualità. Considerare le biomasse una fonte “rinnovabile”, e dunque incentivarle, è pura ecofollia distruttiva”.

“Incentivare le biomasse in Capitanata è ecofollia” ultima modifica: 2010-09-01T12:47:59+00:00 da Agostino del Vecchio



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Commenti


  • Giuseppe D.no

    Ho una sola precisazione da fare a quello che dice Colia: non illudiamoci che le biomasse siano meno nocive rispetto ai rifiuti. Da parte sua, ci si aspetta non giri di parole, ma un NO secco alle biomasse (queste non hanno nulla a che vedere con l’antico problema di trovare un riutilizzo degli scarti da produzione agricola e di allevamento). La preoccupazione deve permanere, anche se si tratta di impianti destinati effettivamente all’uso di biomassa.


  • Nino

    L’inceneritore Mercegaglia è stato interamente finanziamento con fondi pubblici europei (più di 20 MLN) provenienti dal contratto d'”aria” di Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo e che doveva rilanciare un nuovo sviluppo per l’area del Golfo dopo l’ENICHEM ….


  • Mimmo Di Ruggieri

    Credo che tutti noi non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani esiste e le discariche attualmente in essere non sono da meno da un punto di vista di impatto ambientale quindi ritengo che il problema vada affrontato con dovuta attenzione e serietà da parte delle istituzioni preposte. Riguardo all’inceneritore della Mercegaglia (poichè tale è al di qualsiasi disquisizione etimologica)continuo nel sottolineare la mia negatività di collocazione poichè la zona è fatta di colture intensive e di rinomata conoscenza europea, vedi il pomodoro, il finocchio ,ecc… Credo che il problema andava discusso ed affrontato con il territorio nel lontano settembre 2002 allorquando il comune di Manfredonia procedeva con delibera di Consiglio comunale nell’autorizzare il gruppo Marcegaglia a costruire un termovalorizzatore da 14 megaWatt a biomasse. Nonostante avessi informato il territorio di quello che stava per accadere e tenuto seminari sul falso termovalorizzatore non si è presa dovuta coscienza e conoscenza. Evidenzio che la valutazione di impatto ambientale (VIA)non è stata fatta contestualmente alle autorizzazioni ricevute, sia del Comune di Manfredonia, della Provincia diFoggia e della Regione Puglia, ma solo successivamente, e se mi si consente in me ha creato qualche dubbio.


  • Massimo Colia

    Caro Giuseppe, non mi pare di aver fatto giri di parole, e se ho dato quell’impressione me ne scuso con i lettori.La mia azione politica è già di per se leggibile,come un NO secco, rispetto alla questione di cui si discute.Ti invito a leggere le mie interrogazioni e le proposte messe in atto da quando sono stato eletto rispetto alla tematica ambientale.
    Spesso però,dire solo NO rende poco comprensibile a tutti le motivazioni del dissenso.Cordiali saluti
    Massimo Colia


  • Antonio Lionetti

    “E adesso vedremo se davvero non si può far nulla per fermare l’inceneritore della soc E.T.A.!”

    Questo è l’ultimatum dei sei consiglieri della Cicogna guidati dal capogruppo dott. Ratclif.

    Il MP “La Cicogna” stamane ha presentato la richiesta di auto convocazione di un consiglio comunale monotematico per capire se davvero non si possa in qualche modo impedire la costruzione dell’inceneritore che dovrebbe sorgere nei pressi di Borgo Tressanti.

    Una ferma convinzione quella dei Cicognini che, a differenza di quanto dichiarato in più di una occasione dal Sindaco Giannatempo, non ambiscono ad alcun dialogo con la Marcegaglia ma intendono fermarla ad ogni costo.

    Cerignola non può subire questa ulteriore sciagura e basta.

    La drammatica situazione della discarica Forcone-Cafiero è la prova evidente di come decisioni politiche irresponsabili e non pianificate di amministratori insipienti e poco avveduti abbiano portato l’impianto al sequestro per presunto – più che probabile – inquinamento delle falde acquifere.

    E’ evidente che il costo pagato dai cerignolani, in termini di inquinamento ambientale, è stato già troppo alto e se non si invertirà la rotta in tempi rapidissimi la strada intrapresa avrà ricadute irreversibili su tutto il territorio.

    Il futuro dei nostri figli è nelle nostre mani e noi dobbiamo assumerci la responsabilità di scelte politiche difficili ma giuste, senza se e senza ma.

    Verificheremo in consiglio comunale quanti la pensano allo stesso modo.

    Cerignola, 03 Settembre 2010

    Lionetti Antonio
    MP “La Cicogna”


  • Giuseppe D.no

    Caro Massimo, ti do atto di quanto scritto sopra. E’ necessaria un’azione decisa ed unita per bloccare l’inceneritore travestito da biomassa della Caviro che e’stato ripresentato, questa volta spostato al confine est di Carapelle, e cioe’ ancora una volta a ridosso di Tressanti (Cerignola) e Mezzanone (Manfredonia). E’ necessario unire le lotte.

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