Cronaca

Caso Nugnes, la vita virtuale non è poi così virtuale


Di:

Paolo Nugnes (Foto: bat.ilquotidianoitaliano.it)

Cerignola – CON il caso Paolo Nugnes, andriese minacciato anonimamente perché amministratore di un gruppo facebook, si è giunti alla considerazione che in fondo anche scrivere sul web di cose reali appartiene alla vita reale: l’importante è metterci la faccia.


L’ANTEFATTO.
Paolo Nugnes, andriese che svolge la sua attività lavorativa a Trani, ha fondato dei gruppi facebook sul quale chiunque può aderirvi e denunciare ciò che non gradisce della propria città. Il nome dei gruppi sono AndriaSpia, TraniSpia e come queste due città, anche altre ne hanno di simili e sembra che questa pratica piaccia sempre di più.


IL FATTO.
Due le lettere di minacce, corredate da diverse foto e arrivate tra venerdì e sabato mattina scorsi sono state recapitate prima all’ufficio, poi a casa di Paolo Nugnes. Il contenuto di queste due lettere è minatorio nei confronti dei beni, della persona di Paolo ma soprattutto dei suoi affetti familiari, motivo principale che ha portato lo stesso amministratore di AndriaSpia a sporgere denuncia alla polizia e a decidere di dimettersi da amministratore del gruppo anche se “il blog rimane aperto perché – come ha spiegato lo stesso amministratore dimissionario su vari giornali – i gruppi facebook si possono aprire ma sono impossibili da chiudere”.


LE LETTERE.
Le minacce contenute nelle missive non hanno giri di parole: “Anche se non sei sposato hai una famiglia e una bella bimba, non ti conviene fare lo scemo ad Andria”. Queste sono le frasi che hanno messo paura, secondo la stessa ammissione di Paolo, a chi ha fondato un semplice gruppo facebook senza filtri ma del quale ne coordina solamente gli interventi senza mai averne preso attivamente parte. “Volevamo bruciare la Punto, ma è troppo vecchia, ci vergogniamo, possiamo provare con il negozio“, hanno anche scritto gli ignoti che si sono mostrati pedinatori della vita di Nugnes scattando foto – poi allegate alle lettere – della sua famiglia e del suo appartamento. Lanciano, in questo modo, l’ultimatum di chiusura del gruppo entro le ore 12 del 30 novembre.


ULTIMATUM SCADUTO.
Ora l’ultimatum è scaduto e Paolo Nugnes non dovrebbe essere più amministratore del gruppo in questione – come egli stesso ha dichiarato su AndriaSpia – ma al posto suo hanno deciso di nominarsi tante altre persone che hanno aderito da subito la causa del gruppo: “La mia proposta – scrive un membro – è quella di fare richiesta, ognuno singolarmente, di diventare amministratore di questo gruppo entro le ore 12 del 30 novembre (come da ultimatum), con la sola condizione (questa volta è davvero necessaria e significativa) di essere persone chiaramente identificabili nel momento in cui si decide di fare questo passo”. Tutto questo in difesa di quella libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione e in difesa di una persona che ha cercato solamente di dar voce virtuale a lamentele reali.


IL POPOLO WEB.
“Sono le 12:05 e AndriaSpia… ANCORA C’È”. E’ questo il primo messaggio di sopravvivenza post ultimatum inserito da Dino. A seguire decine e decine di altri messaggi del genere sono stati postati sulla bacheca del gruppo e altri ancora si pensa che ne arriveranno. “Cazzo un botto!!…ahahha erano i trick track del mio bambino”, è il messaggio di Enzo che cerca di sdrammatizzare il momento che subito dopo aggiunge: “Occhio che da questo momento siamo in guerra”. E la guerra, per il popolo di AndriaSpia, questa volta è contro un qualcosa che non si vede ma si percepisce.

(Foto: bat.ilquotidianoitaliano.it)

VincenzoMaurantonio@libero.it

Caso Nugnes, la vita virtuale non è poi così virtuale ultima modifica: 2011-12-01T11:40:43+00:00 da Redazione



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