Cultura

Meno libri, più figli. Idea Ottocentesca


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image: jacktech.it

“IL lavoro che gli italiani non vogliono davvero più fare non è lo spazzino o il panettiere. Il lavoro che gli italiani non vogliono davvero più fare è il genitore. Si può capire: non esiste oggi lavoro più gravoso e meno remunerato, anzi, più tartassato. Una volta i figli piccoli erano braccia per i campi e quelli grandi erano bastoni della vecchiaia, adesso tocca mantenerli vita natural durante”. Se non ci fossero di mezzo i soldi della collettività, questa ennesima scempiaggine pseudo filosofica (più che altro una boutade, una menata) sparata ieri dal quotidiano ‘Libero’ sarebbe oggetto di scherno, almeno di una risata, piuttosto di ironia, di sfottò, di battute. Se non fosse che di mezzo ci sono soldi pubblici, appunto. Perché, nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, il quotidiano della famiglia Angelucci ha beneficiato di contributi pubblici per oltre 40 milioni di euro. Per i più anziani, che da quell’orecchio europeista non ci sentono, 80 miliardi di lire.

L’articolo “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli” scritto da Camillo Langone è un inno triste ad una condizione di dis-emancipazione non tanto e non solo delle donne. Quanto, piuttosto, rappresenta la resa all’idiozia di quattro decenni di conquiste sociali, di battaglie tenaci contro il Vaticanismo di Stato, il bigottismo come ragione della Nazione. Langone, editorialista sedicente conservatore, dalle colonne di Libero vuole convincere i lettori che la cultura, che il pensiero, che la capacità di discernimento fa male alla filiazione. Statisticamente, può anche essere che i numeri siano dalla sua. Tuttavia, la visione della prole in funzione di ‘conquista degli spazi’, in un mondo che di spazi, fisici e sociali, ne ha sempre meno, è quanto di più moralmente deplorevole. Nel suo atto d’accusa – profondamente bigotto, laddove non s’intende l’affiliazione ad una fede, quanto piuttosto la limitazione delle idee alla sacrestia della chiesa universale del qualunquismo: meglio, del Qualunquesimo – Langone, fingendosi esperto analista, prova a collegare il far figli alla fede, indi alla politica.

Da Pontifex volgare, il nostro ipotizza un futuro d’Anschluss. Armate di bambini gialli, neri, verdi e blu, sfornati come baguette da mamme-coniglie, invaderanno l’Italia. Nella sua immagine del mondo, la procreazione è una guerra. “La natura – scrive – non tollera vuoti, bisogna metterselo in testa: non è pensabile che una nazione si spopoli senza che alle nazioni vicine venga in mente di ripopolarla”. Spermatozoi come stealth che assalgono gli ovuli per ingenerare una razza spuria che, a sua volta, a bordo di gommoni, punterà alla volta dell’Enotria (fermo restando che riteniamo improbabile che Langone si riferisca a francesi, austriaci o svizzeri). Un passo indietro finanche rispetto alle teorie della Santa Romana Chiesa che, se non altro, nell’ultimo decennio qualche piccolo segnale di risveglio pare darlo. Langone è Ottocentesco, utilizza argomentazioni imperialiste, buone per gli etnologi a seguito delle missioni coloniali, lanzichenecchi coartati e giustificatori, con la parola, di politiche militari sciagurate.

Definire il suo pezzo razzista, per quanto abusata l’attribuzione, è addirittura una nobilitazione delle idee da lui espresse. “Per non far cascare a terra il trottolone italiano bisogna dargli un appoggio e i puntelli possibili sono soltanto due: nuova immigrazione e nuova prolificazione. Il primo non me lo auguro: mi capita sempre più spesso di trovarmi completamente circondato da stranieri (alla stazione di Brescia, in viale IV Novembre a Reggio Emilia, sui regionali notturni in partenza da Bologna…) e mi sembra di vivere un incubo. Preferisco il secondo puntello però bisogna convincere gli italiani a riaccettare il duro lavoro di padri e di madri”. Come? Non convertendoli all’islam. Constata Langone, infatti che se “il paese più prolifico del pianeta è il maomettano Niger (7,68 figli per donna) subito dopo, nella classifica della fecondità, si trova la cristiana Uganda”. Dunque, in un impeto di illuminismo, come se Diderot e D’Alembert si fossero dati improvvisamente convivio in un antro nascosto delle sue meningi, “la religione conta poco o nulla, e a riprova ecco l’Iran, precipitato anch’esso sotto la soglia di sostituzione nonostante veli e ayatollah”. E a nulla conta neppure l’ideologia: “Comunisti? Peggio che andar di notte, a Cuba si fanno meno figli che nella decadente Olanda”

E allora? “Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico”. E per vestire di empirismo la sua disancorata teoria, Langone cita la Harvard Kennedy School of Government, che ha “messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze»”. Ecco allora che disarcionati della ragione come il ministro inglese David Willets, uno che, per primo, ha constatato il fenomeno, divengono capitani coraggiosi, anticipatori, avamposti ideali, baluardi valoriali. La soluzione c’è, chiosa Langone. “Se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà”. Più figli, meno consapevolezza. Affidiamoci nelle mani (le mani?) di veline, grandi sorelle ed escort di varia risma. Non avranno studiato, ma sanno, di certo, come convincere un uomo a fecondarle. Altrimenti, un domani, chi sparerà sui gommoni degli invasori?

p.ferrante@statoquotidiano.it
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Meno libri, più figli. Idea Ottocentesca ultima modifica: 2011-12-01T13:00:48+00:00 da Piero Ferrante



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Commenti


  • Anonimo

    NULLA DA ECCEPIRE RIGUARDO LE ARGOMENTAZIONI, OVVIAMENTE PERSONALI, DELL’AUTORE DI QUESTO PEZZO, MA NON AVENDO LETTO L’ARTICOLO DI LIBERO IN DISAMINA, OVVIAMENTE A SUA VOLTA INFARCITO DI PENSIERI ALTRETTANTO PERSONALI DEL REDATTORE, TROVO INCOMPLETA E PARZIALE LA CRITICA. PER UNA DIALETTICA INTEGRA E COSTRUTTIVA OCCORREREBBE FORSE RIPORTARE PER INTERO, E NON SOLO TRA VIRGOLETTATI, QUANTO IN OGGETTO DI DICUSSIONE. COMUNQUE VIVA LA DIVERSITà E LA LIBERA ESPRESSIONE DEL PERNSIERO E DIO CI SCAMPI DA CHI PENSA DI AVERE TUTTE LE RAGIONI.

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