Musica

King Animal – Soundgarden, 2012

Di:

Chris Cornell (fonte: www.classicrockmagazine.com)

Titolo: King Animal
Artista: Soundgarden
Etichetta: Universal Republic
Genere: grunge
Uscita: 13 novembre 2012


Elenco di cose da fare prima della fine del mondo: 1) mangiare una padella di peperonata senza timore dell’acidità di stomaco 2) ascoltare un nuovo disco dei Soundgarden in puro Seattle sound 3) imparare a suonare l’assolo di Telegraph Road dei Dire Straits.

Per il primo e il terzo punto c’è ancora da lavorare, ma per il secondo è bastato aspettare lo scorso 13 novembre, quando King Animal ha fatto bella mostra di sé nei negozi di dischi. Con una buona e una cattiva notizia. Quella buona è che i pionieri della scena grunge sono ancora capaci di sfornare un platter di tutto rispetto. Quella cattiva è che per trovare un buon disco rock da far girare sullo stereo è necessario andare a rispolverare le sonorità di sedici anni fa (al ’96, infatti, risale l’ultima prova in studio dei quattro, Down On The Upside). Tanto è passato, infatti, dall’ultima release dei Soundgarden. E il tempo sembra esserai fermato ad allora, quando le camice a scacchi erano la tenuta d’ordinanza di ogni rocker e la sfida principale era trovare il suono più sporco e ruvido possibile.

King Animal - cover

Back to basics

Muro sonoro grunge, compattato con la malta dell’hard rock classico e completato con eleganti finiture progressive anni ’70. I principi costruttivi dei quattro redivivi restano immutati, come se i vari progetti di Chris Cornell (soprattutto una non brillantissima carriera solista) non fossero mai esistiti. Ben tornati nel 1996, dunque. Chi ha seguito con passione l’epoca d’oro della scena di Seattle (la stessa, per intendersi, che ha generato il fenomeno Nirvana) ritroverà tutto lo spirito di quegli anni. Gli altri potranno scoprirlo. Tutti, probabilmente, potranno apprezzarlo. Perché King Animal è un vero e poprio viaggio nel tempo, alla ricerca di sonorità che hanno fatto diventare la città dello stato di Washington la Nashville degli anni ’90.

Il vero elemento di stupore del sesto album dei Soundgarden è, in fondo, proprio il fatto che non ci sono novità. Chris Cornell arriva al 2012 con una storia recente fatta di Audioslave (sorta di remake un quarto Soundgarden e tre quarti Rage Against The Machine) e di una carriera solista che ha lasciato i più con l’amaro in bocca (eccezion fatta per la pregevolissima You Know My Name, che accompagnava i titoli di testa del jamesbondiano Casinò Royale). Eppure, dopo tutto questo, ritorna con il vecchio compare Kim Thayil, seppellisce le ruggini che avevano portato allo stop del progetto Sondgarden, imbraccia di nuovo la chitarra come un tempo e urla che è un piacere.

La voce di Cornell e i riff di Thayil: l’accoppiata magica mette subito le cose in chiaro aprendo le danze con una Been Away Too Long solida e decisa. Una spruzzata di seventies qua e là, una struttura massiccia, qualche inserto industrial et voilà: l’insalata spuntata nel Giardino del Suono è servita. Il piatto è appetitoso, e soprattutto mette addosso la curiosità di vedere se effettivamente il resto dell’album rispetterà le premesse o se si è trattato solo di una captatio benevolentiae per accaparrarsi i fan più nostalgici.

Niente affatto. Se possibile, la seguente Non-State Actor è ancora più retrò dell’opener. Ora si può respirare a pieni polmoni l’aria delle cantine di Seattle, con un sound cartavetrato come non si ricordava da tempo. Non mancano, come i Soundgarden avevano già abituato i loro ascoltatori, gli episodi più rilassati a cavallo con l’indie (vedasi Taree e Black Saturday) e i passaggi più spinti sul fronte della velocità (Attrition).

L’unica cosa che manca veramente a King Animal è (tanto per fare un confronto con il loro album più celebre, Superunknown) una Spoonman: un pezzo possente, orecchiabile quanto basta, di presa facile e in grado di catturare l’attenzione anche di un ascoltatore annoiato. King Animal è blocco monolitico, senza grossi alti e bassi: il livello non cala mai, ma non c’è nessun pezzo che realmente spicchi. L’esecuzione è impeccabile, la vena compositiva non manca. Ma, giusto per intendersi, difficilmente uno di questi brani entrerà nella classifica dei pezzi più fischiettati sotto la doccia.

Kim Thayil (fonte: www.polistar.com)

Asoltare con prudenza

C’è però un avvertimento da fare: come molte prove del quartetto di Seattle, King Animal non è un disco per tutti. Leggasi: prima di regalarlo per Natale, fare due conti precisi. Ciò di cui sta parlando in queste righe può non risultare gradito a tutti i palati.

I Soundgarden non sono stati (né mai hanno voluto esserlo) di facile ascolto. I loro pezzi sfuggono dalle dita proprio quando sembra di averli afferrati, lasciando la sensazione di non averli mai compresi appieno. Un disco della coppia Cornell-Thayil è sempre un lavoro ‘sospeso’, in grado di lasciare anche dopo ripetuti ascolti l’idea che ci sia un passaggio nascosto, una sfumatura, un dettaglio che non si è apprezzato appieno.

Proprio questo lascia la porta aperta al peccato mortale: la noia. Anche se i singoli pezzi possono suonare attraenti (e spesso lo sono veramente) ascoltare da cima a fondo King Animal (come anche il già citato Superunknown) non è un’esperienza per tutti.

Chi ha trent’anni o poco più ringrazierà di tutto cuore i Soundgarden per avergli fatto vivere un assaggio di giovinezza. Per gli altri vale il vecchio monito: astenersi perditempo.

Tracklist

01. Been Away Too Long
02. Non-State Actor
03. By Crooked Steps
04. A Thousand Days Before
05. Blood on the Valley Floor
06. Bones of Birds
07. Taree
08. Attrition
09. Black Saturday
10. Halfway There
11. Worse Dreams
12. Eyelid’s Mouth
13. Rowing

Line up

Chris Cornell – voce, chitarra
Kim Thayil – chitarra
Ben Shepherd – basso, voce
Matt Cameron – batteria


Valutazione: 7.5/10




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