Randolph e il cancro. 28 operazioni, l’incidente, il coma. “Ma sono vivo e pedalo” (VIDEO)
Manfredonia – “LA droga più bella? E’ la vita”. Nome: Randolph. Cognome: Westphal. Anni 53, da Francoforte, Germania. 28 operazioni, “dall’86 al ’98″, per sconfiggere il male peggiore: il cancro. E per farlo, per narrarlo, Randolph ha girato il mondo. “5 volte”, dice a Stato. Sempre in bici. Sempre con i suoi husky “inseparabili”. I ricordi? Tanti. La gente? Abbondante. Gli italiani? “Poco rispettosi verso l’ambiente”. Gli incidenti? “Uno e molto grave”. Il messaggio finale? Decisamente benaugurale: “come si sconfigge un melanoma? Movimento, forza di volontà, passione per quello che si fa, gioia e amore per la vita”.
Il 2012 appena iniziato parte con un messaggio augurale. Randolph e il melanoma. Randolph e la storia di come è riuscito ad eliminarlo. Lo racconta in un hall d’albergo a Manfredonia. Seduto (con la canotta inizialmente, testimoniando quanto i tedeschi siano più prestanti climaticamente rispetto agli italiani), poi con una giacca color lino. “Nel 1986 la diagnosi: un melanoma. Forse lo stress, la malattia. Al massimo 6/7 mesi”, dicono i dottori. Dunque la reazione: “in viaggio per una nuova vita”. O forse l’ultimo atto della stessa. “Vado a New York, poi in Canada. Quebec. Controlli su controlli. Ogni 3 mesi dei check-up per il mio stato di salute. Ricordo che dissi ai dottori e ad altri ammalati, a giornali, radio, in un inglese abominevole: ‘io so solo che voglio vivere ancora’. Ricordo la gente che mi osservava stupita, e soprattutto che piangeva”. “Solo attraverso un percorso personale, un lungo percorso personale, avrei potuto salvare me stesso e gli altri sofferenti del mondo”. In questi anni, attraverso il globo, fra pedalate e operazioni, Randolph incontra uomini, donne e universitari, fino ad un totale di oltre 190mila kilometri. “5 volte il giro del mondo”, dice a Stato. Pedalate fra operazioni e monitoraggio del suo stato di salute.
Poi il nuovo dramma. “’96. La Plaza. Argentina. In cammino. Arriva un tir che diventerà presto un mostro meccanico. In azione per uccidere la mia vita”. Uno degli husky muore. Anche Randolph, almeno per un autista di passaggio. “Ricordo che ero disteso per strada. Lui si avvicinò, coprendomi con delle frasche, dell’erba. Pensava che ero morto”. Poi dopo 4 ore un altro tir. “Avevo la gamba rotta. In realtà dovevano amputarmela. Poi il viaggio verso l’ospedale. Le telefonate all’ambasciata tedesca, il mio paese. Poi il vuoto. E mi sono ritrovato a Francoforte, in ospedale”. La risalita è di nuovo lunga. Degli amici pagano l’operazione. Randolph è vivo. Ancora. Ma “tutto quello che hai perso non tornerà come prima, mi disse un dottore”. Parlava della memoria. Randolph infatti continua a pedalare. Con due gambe “più forti di prima”.
Il futuro. Le tappe. Il messaggio. I sogni Randolph continuerà a girare il mondo in bicicletta, con i suoi husky “inseparabili”. “My family“, dice indicandoli prima di andare a fare un giro. Una breve sosta per portare un messaggio di speranza, questa la missione di Randolph nei 5 tour in giro per il mondo. “Il cancro è una parte del mio corpo, ci convivo”, lo slogan sulla sua bici attrezzata per accogliere i due animali che ha portato in ogni angolo del globo. “Le persone non devono sedersi in un angolo, la vita è bella, occorre lottare. Non arrendetevi, insomma, e tenete duro”. L’ha insegnato in alcune università, l’ha raccontato alla gente della strada e agli studiosi che di lui parlano come di un “miracolo”. “Credo in Dio — dice — che è nella natura e in tutte le cose che ci circondano. Penso Dio sia Madre Natura. E tutto quello che io, che ogni uomo fa contro Madre Natura è destinato a tornargli contro. Con gli interessi. Madre Natura ci mette a disposizione i mezzi per sopravvivere. Potremmo fare a meno del petrolio, dei vestiti, degli agi, ma non di noi stessi. Della nostra forza, della volontà, della voglia di vivere”. “Dobbiamo rispettare noi e l’ambiente che ci circonda”. Così non sembra per gli italiani “considerando la monnezza in giro per il Paese”. “Contro il male bisogna lottare. Reagire. Solo chi lotta può tornare a vivere”. Dice Randolph. E sorride.
Randolph Westphal ha un sito internet, attraverso il quale è possibile sostenere la sua marcia per la vita.
(Si ringrazia l’amico Francesco Pacilli – del Regio Hotel Manfredi – per la traduzione italiano-inglese in simultanea)
VIDEO-INTERVISTA
g.defilippo@statoquotidiano.it







5 Commenti
Mi … ma dov’è ora?
Regio Hotel Manfredi. Fino a domani o il 4. Presto il video con il racconto. Grazie per l’attenzione, RED.
Sono felice per lui ma quella malattia a volte non ti da nemmeno il tempo di reagire.
tanti auguri…….
Questa mattina l’ho visto a Roma su via col latina direzione centro……e’ stato uno spettacolo vederlo! Grande!!!!