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Il ricordo degli amici e degli avversari politici

Giuliano Giuliani e la stagione dei sindaci di destra

Marino: “Andavamo in autostop a Foggia”

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Foggia. “Addio a Giuliano Giuliani, storica bandiera della destra in Puglia”. Così lo ricorda oggi il ‘Secolo d’Italia’ con riferimento a quella stagione dei sindaci che dal ’93 in poi ha vinto in molte città della Capitanata ed eletto il gruppo dei “quattro moschettieri” in zone un tempo di sinistra. Suo nipote, Francesco Giuliani, ha scritto un libro, “Piazze rosse, vento di destra”, per ricordare il periodo in cui ad Orta Nova governava Peppino Moscarella, a Cerignola Salvatore Tatarella, a Foggia Paolo Agostinacchio e a San Severo lui.

Giuliani nell’ultima campagna elettorale era tornato in politica sotto la sigla “Destre Unite” boicottando apertamente la candidatura per il centrodestra di Leonardo Lallo, poi appoggiato al ballottaggio. Sua figlia Annapaola si candidò nella stessa lista a Foggia ed è attualmente assessore alla cultura. L’aveva lasciata nel 2004 la politica, dopo due mandati a guida della città ed una storia di opposizione in consiglio comunale negli anni ’80. Allora il Msi era al fianco del Pci contro il pentapartito.

Dal Msi ad An
Amici, colleghi e avversari politici lo ricordano con rispetto e stima. Uomo di cultura, grande appassionato di libri, ha dato grande impulso alle opere pubbliche cambiando il volto di una città rurale e commerciale fino a quel momento. Corrispondente dei giornali ‘Puglia d’Oggi’ e di “Candido”, rimane indimenticabile per le sue aspre contese in consiglio comunale e per la capacità di mediare fra le diverse correnti di An mentre professava di non stare né con Agostinacchio né con Tatarella, le due fazioni pugliesi del partito.

“E’ stato fra i protagonisti della svolta di governo- ricorda Fabrizio Tatarella- la destra che governava è nata prima, con i sindaci, contro il paventato ‘pericolo fascista’. Questa destra ha dimostrato che sapevamo governare in maniera proba, lasciando tracce visibili nelle città e con grande spessore culturale. Non potrò mai dimenticare i congressi provinciali di An per eleggere i delegati in cui si occupava sempre dello spoglio e rispondeva con leggerezza, apparente, alle elucubrazioni di Agostinacchio. Paolo tuonava, a proposito del Msi: dobbiamo capire chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare. Lui rispondeva che voleva andare in Parlamento, ma era un modo per scherzare, nel suo stile non incline alla retorica”.

Caposiena: “La stagione delle opere pubbliche”
Primiano Calvo è stato consigliere nel suo primo governo ed assessore nella seconda giunta: “Grande impulso all’attività culturale, alle scuole, alla formazione. Delegava molto e non era decisionista, ha continuato a dare opinioni e consigli anche dopo il suo ritiro dalla politica”.

“E’ stato un periodo di grande fervore di opere – dice Fernando Caposiena- di vitalità per la provincia di Foggia, un periodo di entusiasmo e di politica del fare”. Caposiena, da assessore al personale e alla programmazione, fu suo braccio destro nella giunta. Incontro positivo e fruttuoso: un uomo di destra sceglie come suo consigliere privilegiato un democristiano, ex sindacalista della Cisl spesso – quando si doveva discutere con Agostinacchio – designato alla consultazioni: “Vai tu sennò litighiamo”. Andavano avanti progetti comuni sui Prusst, per esempio. Foggia chiama Cerignola, San Severo chiede ad Orta Nova, dinamica che spiega quel “quadrangolare” di sindaci contestualmente alla guida delle città e per la prima volta eletti dai cittadini. Titolare piazze e cambiare assetti cittadini scandiva la programmazione: “La scuola Pascoli è stata riadattata per una sede universitaria, poi è diventata biblioteca. Abbiamo decentrato gli uffici prima tutti concentrati nel centro cittadino facendo molta economia sui fitti passivi, accordi di programma per aiutare le imprese. Anche il sindaco Miglio oggi riconosce la bontà di alcune opere. Voleva molto bene alla città. Una persona di grandi ideali ma anche di mediazione”. Famosi i diverbi in aula con Cecchino Damone, “un confronto aspro, affrontato con veemenza- ricorda il consigliere di opposizione dell’epoca Antonio Villani, del Pci- che non superava mai certi limiti, non degenerava mai in rissa”. Il Pd di San Severo ha inviato una nota in cui sottolinea le sua “capacità di amministratore e le sue straordinarie capacità morali e intellettuali sapendo interpretare il suo ruolo e dando lustro alla città”.

Marino: “Quando impedimmo il comizio di Almirante”
Quando lui era consigliere provinciale e Dino Marino, (attuale consigliere del pd) segretario della Fgci, facevano insieme l’autostop perché i treni per raggiungere Foggia non passavano con frequenza. Una volta, mentre si svolgeva a Bologna la Festa dell’Unità e Giuliani si era recato ad una fiera del biologico a pochi passi dalla convention di sinistra, lo salutò per strada gridando: “Ciao, compagno Marino”. Sorride il consigliere del pd mentre lo racconta, come quando richiama alla memoria il comizio di Almirante che non si svolse in piazza a San Severo ma nella sezione del Msi perché “lo impedimmo noi del Pci”. Di lui sottolinea la “visione moderna della città, anche se in un campo avversario riconosceva l’altra parte, cosa che ha cementato la nostra amicizia. Una persona di grande identità che dava consigli a tutti perché era una spanna sopra tutti. Con le sue delibere ha dimostrato grande amore per la città. È l’ultimo sindaco che abbiamo avuto e che ha portato la sanseveresità nelle discussioni interregionali. Nell’immaginario collettivo, di chi come noi fa politica da sempre, lascia un segno indelebile. Corso Gramsci da mercato è stato trasformato nel salotto della città, e questo si deve a lui”.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 02.01.2017)

Giuliano Giuliani e la stagione dei sindaci di destra ultima modifica: 2017-01-02T21:55:39+00:00 da Paola Lucino



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