Italia-Germania -4 a -3

Il comandante F.Schettino (fonte image: style.it)

Manfredonia – LE tragedie sono tragedie, e non si commentano. Si tace sommessamente nel rispetto di chi non c’è più, e di coloro che piangono i propri cari. Ma sulle tragedie si eleva un simbolico che sconcerta, tanto più se questo simbolico acquisisce tinte comunicative imbarazzanti, e reciprocamente sminuenti.

Alcune righe di un articolo di qualche giorno fa di Der Spiegel, noto settimanale tedesco “Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce a immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?.

Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti. Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio. Non occorre scomodare la genetica, per arrivare alla conclusione che le nazioni si distinguono tra loro. Esistono infatti motivi climatici e anche la lingua ha la sua importanza. Normalmente questo è secondario, ma nessuna politica dovrebbe basarsi sulla considerazione che le frontiere conservano il loro significato solo in senso figurato. Cosa può succedere quando per motivi politici si trascura la psicologia dei popoli, lo evidenzia la crisi monetaria, che in questi giorni abbiamo perso di vista solo perché “‘l’uomo nel castello’ ha accentrato tutta l’attenzione su di sé. Lo scoglio davanti alla nave qui sono i tassi d’interesse del mercato. (..) Le nazioni possono cambiare. Questa, volendo, è la consolazione. Gli italiani duemila anni fa dominavano su un impero che si estendeva dall’Inghilterra all’Africa. I tedeschi, nel frattempo, hanno difficoltà a garantire il traffico ferroviario quando c’è troppa neve e ghiaccio. Talvolta ci vuole, infatti, molto tempo per sfatare alcuni stereotipi. A volte più di una generazione.”

Insomma, sembra che l’autore di questo pezzo, tale Fleischhauer, volesse “solo” evidenziare quanto fosse difficile superare gli stereotipi tra i popoli. In sostanza, quelli dei tedeschi sulla psicologia italiana di massa fatta di approssimazione, non eccezionale (o comunque folkloristica) competenza, attitudine all’azione plateale e stereotipi naive di sempliciotti nazionali schettini a tutto Stivale. Anche presupponendo la buona fede concettuale di fondo di Fleischhauer, “Ah com’è duro superare gli stereotipi sui popoli!”, A lui, un articolo così alla rovescia avrebbe fatto piacere? Non è forse un grave autogol culturale ergersi a mastri comandanti di navigazione che gli scogli tutti non gli fanno un baffo?! Non è forse segno di debolezza il vezzo antipatico ed esibito di moderni primi della classe?

Ma, signori miei, colpo di scena noi non ce ne potevamo stare in silenzio con consapevole e sorniona nonchalance a goderci la prevedibilità assai poco creativa altrui; e no! Ecco allora partire il titolone di prima pagina del nostro Giornale in risposta a herr Fleischhauer. Faccio davvero fatica a trascriverlo, perché non è semplicemente di cattivo gusto, è proprio orribile: “A noi Schettino a voi Auswhwitz”. Avrei voluto, giuro! nascondermi sotto un tavolo per la vergogna che una simile scempiaggine, offensiva per tutti e a tutti i livelli, venisse scritta nella mia lingua madre. Volano stereotipi come clave attraverso i confini e nelle banalità delle nostre pseudo familiarità internazionali.

Ma fa particolarmente male quando diamo il peggio di noi, avendo tutte le risorse per dare invece il meglio, anche di fronte alle attribuzioni tipo: Italia, pizza, mafia, mandolino, Berlusconi, figa e ora Schettino, altrui. Tutti abbiamo da imparare! La differenza tra orgoglio nazionale e sciovinismo passa dal non essere troppo indulgenti o assolutori con i propri difetti, né paradigmatici senz’appello con quelli altrui.

Italia Germania -4 a -3. Nessun vincitore questa volta, purtroppo.

(A cura della dottoressa Vittoria Gentile)

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