Economia
“Per tale motivo annunciamo già da oggi battaglia contro l’ennesimo ricorso alle tasse sui carburanti previsto nella lettera inviata ieri dal Ministero dell’economia all’Ue"

Carburanti: tra 2011 e 2016 accise cresciute del 46%

Negli ultimi 5 anni, infatti, i governi hanno fatto ricorso all’aumento delle accise per finanziare il Fondo unico dello spettacolo..

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Bari. L’aumento delle accise annunciato ieri nella lettera del Ministero dell’Economia alla Commissione Ue scatena le proteste del Codacons, pronto alla battaglia contro l’ennesimo ritocco al rialzo della tassazione sui carburanti. “Gli automobilisti italiani sono senza dubbio la categoria più tartassata d’Europa – denuncia il presidente Carlo Rienzi – Negli ultimi anni i governi di ogni colore politico hanno fatto un uso intensivo delle accise sui carburanti per reperire risorse, tasse di scopo che vengono adottate per risolvere emergenze del momento, ma che non vengono più soppresse, continuando a pesare per sempre sulle tasche degli italiani”.

E che gli automobilisti siano utilizzati come veri e propri “sportelli bancomat” lo dimostrano i numeri: tra il 2011 e il 2016 le accise sulla benzina sono aumentate complessivamente del +29% – spiega il Codacons – mentre quelle sul gasolio sono rincarate addirittura del +46% (percentuali che salgono rispettivamente al +31% e + 48% se si considera l’aumento dell’aliquota Iva dal 20 al 22%).

Negli ultimi 5 anni, infatti, i governi hanno fatto ricorso all’aumento delle accise per finanziare il Fondo unico dello spettacolo, l’emergenza in Libia, l’alluvione in Liguria, il terremoto in Romagna, e ben 3 volte per correggere i conti pubblici.

“Per tale motivo annunciamo già da oggi battaglia contro l’ennesimo ricorso alle tasse sui carburanti previsto nella lettera inviata ieri dal Ministero dell’economia all’Ue – afferma il presidente Carlo Rienzi – e siamo pronti ad impugnare qualsiasi provvedimento del Governo in tal senso”.



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Commenti


  • Redazione

    NO ALL’AUMENTO DELLE ACCISE SUI CARBURANTI

    Contraria all’eventuale aumento delle accise sui carburanti ipotizzato in queste ore dal Governo, la CGIA ricorda che dal 2011 ad oggi ci sono stati 7 i rincari che hanno fatto impennare del 29 per cento le accise sulla benzina e addirittura del 46 per cento per quelle applicate sul gasolio da autotrazione. Attualmente, a causa del peso delle accise, ogni qual volta ci rechiamo presso un’ area di servizio versiamo al fisco 0,728 euro ogni litro di benzina e 0,617 euro ogni litro di gasolio.

    Il risultato di questi ritocchi all’insù ha contribuito a far salire alle stelle il prezzo alla pompa dei carburanti. Nell’ultima rilevazione del 23 gennaio scorso, il prezzo al litro del gasolio per autotrazione ha toccato in Italia 1,397 euro (con un’incidenza della tassazione del 62,2 per cento): tutti gli altri Paesi dell’Area euro presentano dei prezzi nettamente inferiori ai nostri. Rispetto ai principali paesi Ue e di quelli che confinano con noi, il pieno di gasolio costa agli italiani il 10,6 per cento in più rispetto dei francesi, il +17,4 per cento degli sloveni, il +17,5 per cento dei tedeschi, il +24,2 per cento degli austriaci e il +24,3 per cento degli spagnoli.

    Per quanto riguarda la benzina, invece, il prezzo medio al litro è di 1,545 euro (con un’incidenza della tassazione del 65,2 per cento): solo i Paesi bassi (1,571 euro al litro) e la Grecia (1,548 euro al litro) registrano un prezzo alla pompa superiore al nostro. Nei confronti dei principali paesi Ue e di quelli che confinano con noi, il costo del pieno di benzina fatto in Italia è superiore del 9,4 per cento di quello francese, il +10,9 di quello tedesco, il +18,8 per cento di quello sloveno , il +24,4 per cento di quello spagnolo e il +29,9 per cento di quello austriaco.

    “Ricordiamo che l’aumento delle accise – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – innescherebbe il meccanismo delle tasse sulle tasse. Ritoccandole all’insù, infatti, le accise andrebbero ad aumentare la base imponibile su cui si applica l’Iva. Per le casse dello Stato si tradurrebbe in un doppio vantaggio che, però, penalizzerebbe oltremodo gli automobilisti e gli operatori economici che usano i mezzi di trasporto per lavoro, come i trasportatori, i taxisti, i noleggiatori con conducente, gli agenti di commercio, gli idraulici, gli elettricisti e tante altre categorie artigiane”.

    Se teniamo conto che l’aumento del prezzo del petrolio sta facendo salire i prezzi alla pompa dei carburanti, un ulteriore aumento delle accise peggiorerebbe la situazione.

    “Ricordo – conclude il segretario della CGIA Renato Mason – che l’80 per cento circa delle merci italiane viaggia su gomma. E’ vero che grazie al rimborso delle accise gli autotrasportatori, solo quelli con mezzi sopra i 35 quintali, possono recuperare una parte degli aumenti fiscali che subiscono alla pompa, tuttavia, nel caso scattassero gli incrementi di accisa potrebbero verificarsi dei rincari dei prodotti che troviamo sugli scaffali dei negozi e dei supermercati del tutto ingiustificati, penalizzando soprattutto le famiglia a basso reddito”.

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