Manfredonia
"Dovunque esistono disparità, esse attengono “naturalmente” ai rapporti di produzione in atto"

Piano riordino ospedaliero, T.Fiore: “Pubblico sprecone – privato virtuoso? Confusione”

"La spesa è ormai per circa un terzo (circa trenta miliardi/anno) pagata direttamente dai pazienti"

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Foggia. “Più di un anno fa la rivista medica statunitense più letta del mondo, il New England Journal of Medicine, editava un articolo di fondo dal titolo eloquente: “Sopravviverà il Servizio Sanitario Inglese?”. Da poco il governo Cameron aveva annunciato che avrebbe ridotto il finanziamento del sistema di tre miliardi di sterline all’anno per tre anni (quello che il nostro governo già faceva senza dirlo). Il Servizio UK aveva già subito interventi poderosi di riordino, tra cui la riforma del 2012 (l’ultima approvata in Lombardia è assai simile), nella quale gli argomenti di “appropriatezza” delle prestazioni avevano portato ad un forte razionamento delle stesse (il “decreto appropriatezza” italiano è giunto a ruota). Qual è il punto? E’ che esiste un limite minimo di risorse al di sotto del quale non è possibile efficientare il sistema per mantenere prestazioni di livello e numericamente adeguate. La mia tesi è che questo limite è stato raggiunto in Italia, ma non in tutta Italia. Il nostro paese ha una particolarità dimenticata e cioè una concentrazione geografica delle diseguaglianze che non ha pari in Europa. Dovunque esistono disparità, esse attengono “naturalmente” ai rapporti di produzione in atto, ma in Italia la persistenza dello sviluppo duale del paese, sul quale la crisi economica ha agito da acceleratore, disegna una mappa geografica delle diseguaglianze del tutto caratteristica. Ma noi dobbiamo occuparci di salute e non di economia! Ebbene tutti gli studi sull’argomento, ultimo in Italia quello di Geppo Costa, dimostrano che tra i determinanti della salute le condizioni socio-economiche hanno un ruolo importante e persino l’Unione Europea ha avviato in Italia tre progetti specifici, per poche centinaia di migliaia di euro, per combattere nel nostro paese le diseguaglianze in termini di salute indicando il target nel mezzogiorno.

Se è così, l’efficienza non può essere ritenuto il criterio di valutazione utile per l’allocazione delle risorse, o almeno l’unico criterio. Dico questo anche in relazione alla “santannite”, cioè quella patologia valutativa che da qualche tempo è in voga in Puglia, regione che si è affidata al Sant’Anna di Pisa per costruire le premesse ai nuovi tagli di cui in questi giorni tanto si parla. Affermo che è necessario introdurre il criterio di equità come bussola tecnica e politica nel governo della sanità, ribadendo contemporaneamente che al di sotto di una certa soglia di finanziamento ogni efficientamento è impossibile. Qualche numero: come tutti sanno il Sistema Sanitario Italiano è tra quelli meno costosi d’Europa (EU 15) in termini di rapporto spesa pubblica/PIL (siamo a meno del 7% del PIL a fronte di una media EU 15 dell’8%) ed è il terz’ultimo in termini di spesa totale procapite. La spesa sanitaria totale (pubblica + privata) in Italia è costantemente in diminuzione rispetto al PIL da 5 anni. All’interno dell’Italia le differenze sono marcatissime. Il recente studio della fondazione Ambrosetti consultabile liberamente in rete (www.ambrosetti.eu , poi digitare: “meridiano sanità”) stima che la spesa sanitaria procapite vada da un minimo di 1900 euro (Campania) ad un massimo di 2700 (Trentino e Valle d’Aosta). Tutte le Regioni settentrionali hanno una spesa superiore alla media nazionale e tutte le meridionali una spesa inferiore, con quelle centrali un po’ su un po’ sotto. La Puglia è la quart’ultima regione in termini di spesa sanitaria totale pro-capite. In estrema sintesi: 1) lo stato affama le regioni e lo fa in modo differenziato 2) i cittadini mettono mano al portafoglio, ma in Italia Meridionale una quota crescente non ce la fa e rinuncia alle cure (almeno il 12% in Puglia nell’ultimo anno). La spesa è ormai per circa un terzo (circa trenta miliardi/anno) pagata direttamente dai pazienti, circostanza che eccita le assicurazioni private, ma c’è chi non può.

Questo è il contesto. Anche una sola slide di contesto tra quelle presentate (alla Renzi) da Emiliano per illustrare il nuovo piano di riordino pugliese sarebbe stata gradita. Al contrario penso si possa ben dire che è sgradito il confronto pubblico/privato che il buon Gorgoni ha inserito apparentemente senza scopo nelle diapositive. Vi si dice che pubblico è sprecone e privato è virtuoso, mettendo insieme in modo ingenuo spese non aggregabili, non tenendo conto delle differenze di funzioni (si pensi banalmente ai settori di attività tra cui l’urgenza) e non chiedendosi perché, ad esempio, non risulta che la Regione Puglia si sia attivata per far rispettare le norme sugli orari di servizio dei medici ai privati. Certo non ci si può lamentare se le organizzazioni sindacali mediche abbiano rinunciato al tavolo di confronto. Poiché so bene che quando parliamo di Gorgoni parliamo di persona molto competente penso che l’assenza di contesto e la medaglia al valore al privato non siano casuali. Con la vecchia storia che piccolo è insicuro (a proposito ci sono nuovi dati in letteratura che smentiscono il fatto) si annuncia la chiusura ancora di ospedali, ma senza perdita di posti letto per il sistema: una riallocazione. Credo che sia logico e lecito chiedere dove si faranno i parti di Copertino e di Grottaglie e che fine fanno le altre funzioni soppresse. Quali finanziamenti per ristrutturazioni sono disponibili, i tempi, i trasporti etc. Ma soprattutto l’aver invocato la contestualità tra applicazione del DM 70, che fu rinviata per un intervento esplicito di Emiliano, e applicazione della legge di stabilità fa presagire un nuovo ingresso in piano di rientro di quasi tutta (o tutta) la Puglia, per di più a pezzi, ingessando il sistema e facendo precipitare la crisi sul terreno del personale. Devo dire che quanto avevo previsto comincia a realizzarsi: il disprezzo per una governance democratica del sistema, che ha già portato alla liquidazione di una parte del management da Quaranta ad Attolini, la nuova curvatura tecnocratica che ignora la complessità e smarrisce il senso della paziente ricerca a livello dei singoli territori delle soluzioni possibili ha l’effetto, già visto in Puglia, di nascondere le responsabilità di un governo centrale che sbraita con l’Europa ma ne applica le ricette. Così noi con Renzi, incapaci di mettere in piedi sul terreno della salute e della sanità, insieme con le altre regioni meridionali, una vertenza degna di questo nome.”

(Dottor Tommaso Fiore, già assessore alla sanità regionale – Testo inviato da SEL CAPITANATA, Foggia 02.03.2016)



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