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"Otto finali di Champions League giocate, soltanto due quelle in cui è salita sul tetto d’Europa"

Juventus, dalla master coach il decalogo anti ansia

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Roma. Dopo aver conquistato la Coppa Italia e lo Scudetto, la Juventus si accinge ad affrontare il Real Madrid nella finale di Cardiff per diventare la regina d’Europa e completare uno storico Triplete. Sono però ben 6 le finali di Champions perse dai bianconeri sulle 8 disputate, un vero e proprio record negativo. Per invertire la tendenza la prima master coach in Italia, Marina Osnaghi, ha stilato il decalogo perfetto per superare l’ansia da finale ed entrare nella storia.

Otto finali di Champions League giocate, soltanto due quelle in cui è salita sul tetto d’Europa. Dopo la sconfitta nella finale di Berlino nel 2015 contro il Barcellona, la partita decisiva per alzare la coppa dalle grandi orecchie è diventata un vero e proprio tabù per la Juventus, che sabato sera a Cardiff contro il temibile Real Madrid, detentore del titolo, rischia di cadere di nuovo all’ultimo ostacolo ad un passo da un Triplete che entrerebbe negli annali. Quasi una maledizione per i bianconeri, a cui appartiene il triste primato delle finali perse nella massima competizione continentale. Per dare una mano agli uomini di Allegri a sfatare questa tradizione negativa, la prima master certified coach in Italia, Marina Osnaghi, punto di riferimento nel Belpaese nella disciplina, ha stilato un decalogo di consigli concreti per prepararsi al meglio alla sfida epocale, abbandonare le paure, raccogliere le ultime forze e vincere finalmente il titolo più prestigioso.

“La Juventus ci ha dato la prova di quanto ogni essere umano sia potente se s’impegna nel modo giusto e con un cammino pensato e studiato per vincere – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia – La metafora del calcio diventa la metafora della vita: viviamo nello spasmodico sforzo di vincere le battaglie quotidiane. Quindi è necessario avere fiducia in noi, nella nostra capacità di imparare anche dagli errori. Siamo grandi, esattamente come questa squadra ci rispecchia e ci fa da modello. Il futuro esiste però nella misura in cui pensiamo che succederà sicuramente una cosa o l’altra: sembra incredibile, ma la forza del nostro pensiero influenza in maniera fortissima anche il nostro modo di agire e decidere e di conseguenza la costruzione della nostra fortuna. Ascoltando le parole di Buffon che celebrava la vittoria del 6° scudetto consecutivo, si comprende l’impegno, la fatica e l’esperienza travolgente di vivere questa storia di successi, conquistata un passo dopo l’altro. La mia competenza tecnica, mi racconta la storia del ‘dietro le quinte’ di questo miracolo, attraverso ogni goccia di sudore ed ogni attimo di sforzo spasmodico per ottenere il risultato. Buffon spiega infatti della fatica, dello stress emotivo e nervoso, dello sforzo fisico e, fra le righe, ci parla del titanico sforzo mentale e fisico a cui tutto questo si accompagna. Per far sì però che ogni singolo individuo possa diventare parte integrante dell’organismo squadra e raggiungere la vittoria, come ci ha ben insegnato Tim Gallway nel suo “Inner game”; le maledizioni nascono nella mente e si deve sconfiggere il “nemico interno” che sempre è in agguato per offrirci una sfida: in questo caso rappresentato dalla paura e dell’ansia di perdere l’ennesima finale a un passo dal trionfo”.

Secondo Marina Osnaghi, per raggiungere questo stato, il ruolo fondamentale è nelle mani dell’allenatore: “Una grande squadra nasce sì dall’impegno di grandi professionisti, ma soprattutto dalle scelte di un grande allenatore, dai preparatori atletici e da tutti quelli che fanno parte della struttura organizzativa. Ogni grande allenariori, sia alla parte strategica/tattica, sia a quella fisica. E’ la storia di una preparazione atletica e psichica instancabile, orchestrata con maestria dal tecnico, punto cardine per il successo, che come ogni ottimo coach, accompagna la squadra nel suo percorso di crescita. La mia visione si avvicina a quella del Premio Nobel per l’economia Gary Becker, secondo cui il successo e la crescita saranno di quei paesi che sapranno investire sui propri cittadini. Le persone, in questo caso i calciatori, sono importanti e non basta possedere il “petrolio” per prosperare; il successo si basa sulle persone, e di persone è fatta la storia dei 6 scudetti e dei titoli che ancora la Juve deve conquistare, guidata dal proprio coach. Pur continuando a pensare alle vincite future, è però importante celebrare il più possibile il momento della vittoria, qui ed ora. Non per dormire sugli allori, bensì per celebrare il raggiungimento dell’essere arrivati. Tale comprensione permette di ripartire con la completa coscienza di questa storia nell’anima e nella mente, come un trampolino di lancio per ripartire verso il futuro… Triplete”.

ECCO INFINE IL DECALOGO DELLA MASTER COACH MARINA OSNAGHI PER BATTERE L’ANSIA DA FINALE DI CHAMPIONS E CONQUISTARE IL TRIPLETE:

FASE 1: PREPARAZIONE INTERNA
1. La devozione all’allenatore dev’essere assoluta, nel darsi e lavorare e non crollare sotto la fatica: sfidarla fino al prossimo limite per arrivare al risultato e ripartire.
2. La parte psicologica: la gestione degli stati interiori, nella frustrazione degli errori, è fondamentale. La testa produce pensieri collegati alla tensione nervosa. Il voler vincere dev’essere un pensiero potenziante e non un pensiero ostacolante: dico si a ciò che sta per accadere ed alla mia possibilità.

FASE 2: PREPARAZIONE ATLETICA
3. Unire gli allenamenti intensi e vincere la sfida della stanchezza fisica unendola a quella mentale: non mollare mai, qualunque sia la fatica. Pensare al proprio corpo come ad un patrimonio da sostenere e curare per poterlo portare alla massima potenza.
4. Seguire le indicazioni dei preparatori e superare la fatica ed il dolore degli eventuali infortuni, utili per affrontare l’impatto immediato sulla mente del rientro in campo.
5. Conoscere il normale ciclo del corpo che vive stati di lavoro e di necessità di riposo, caratterizzati da una realtà biochimica: pensiamo ad esempio alla GAS, (dalle ricerche del dottor Hans Seyle sulla General Adaptation Syndrome) che si sviluppa in 3 fasi.
6. Allarme: ovvero “sono di fronte alla squadra avversaria e devo vincere! Abbiamo perso la palla, dobbiamo riprenderla!”
7. Resistenza ed adattamento: ovvero “resisto e continuo a correre, studio l’avversario prima e dopo la partita, mi preparo, mi sforzo di esserci ogni minuto durante la partita”
8. Depressione ed esaurimento: ovvero “ora dovrei riposarmi, ho vinto, mi rilasso, il corpo lo vorrebbe…eppure no! Sto già pensando alla prossima partita, alla Champions, alla responsabilità verso i tifosi, l’allenatore, la squadra e tutti!” E’ importante infatti saper affrontare l’inevitabile depressione che segue gli stati di forte produzione di stress e adrenalina per portare a termine l’impresa.
9. La preparazione tattica dev’essere attenta: lo studio dell’altra squadra, la ponderazione e l’approccio strategico della tecnica, del gioco, di limiti e potenzialità sono imprescindibili.

FASE 3: COMUNICAZIONE
10. Fare attenzione a come vengono veicolati i messaggi attraverso la comunicazione per non sconvolgere gli equilibri instaurati. Indagare su come questi canali vengano utilizzati, per accompagnare motivazione, comprensione, sfida, riconoscimento e quanto altro sia importante veicolare nel gruppo a sostegno della reciproca comprensione e chiarezza di obiettivi e strategie.



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