Manfredonia

Allontanati da stabile, ospitati agli Sciali; ma proteste

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Un momento della passata conferenza stampa negli uffici dei Servizi Sociali del Comune di Manfredonia (stato@)

Manfredonia – ALLONTANATI da uno stabile per proteste dei condomini, 3 soggetti disagiati di Manfredonia sono ospitati da alcuni giorni nel villaggio Sciale degli Zingari. A darne notizia l’associazione Pro Sciali.

“La famiglia ha trovato sistemazione, pare provvisoria, in un immobile sequestrato ad organizzazioni mafiose e destinato secondo la 109/1996 a uso sociale”. Fino allo scorso anno la casa in questione era usata dai ragazzi di alcune associazioni e cooperative sociali. “Ragazzi chiassosi, vivaci, allegri”. Da quest’anno, vista la difficoltà a reperire un alloggio a Manfredonia per questa famiglia nonostante la garanzia anche economica dei servizi sociali, “l’immobile è stato assegnato provisoriamente ai soggetti citati”.

Tuttavia, come già successo a Manfredonia, “un quartiere è in rivolta dopo le lamentele di alcuni proprietari”. “Sorvoliamo sulle voci di popolo – dice il referente Michele D’Apolito dell’associazione Pro Sciali – la domanda che ci si pone è la seguente: questa sistemazione è conforme alla 109/1996?”.

Secondo la legge 109/96 i beni immobili possono essere conservati al patrimonio dello Stato per specifiche finalità istituzionali (giustizia, ordine pubblico, protezione civile). I beni immobili possono essere anche trasferiti al patrimonio del Comune nel quale si trovano, per finalità sia istituzionali che sociali. Il Comune, acquisito il bene, ha un anno di tempo per decidere se amministrarlo direttamente oppure assegnarlo in concessione, a titolo gratuito, a:
* comunità, enti, organizzazioni di volontariato; cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero per tossicodipendenti.

A sinistra il referente dell'associazione Pro Sciali geom.M. D'apolito (stato@)

“Se il bene è stato confiscato per reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, viene senz’altro trasferito al patrimonio del Comune e assegnato preferibilmente ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti”, dice D’Apolito. “I beni che lo Stato mantiene, possono diventare caserme, strutture della polizia, della protezione civile o dell’amministrazione giudiziaria”. I beni trasferiti ai Comuni, possono rispondere alle esigenze delle realtà locali ed essere così utilizzati come uffici comunali, scuole, asili, parchi pubblici. Possono inoltre ospitare comunità terapeutiche, centri sociali e di aggregazione. In entrambi i casi, ed è opportuno farlo notare, la legge ha significativamente sancito che tutti i beni ripresi alle mafie, devono essere utilizzati per scopi collettivi, tra i quali un particolare rilievo è dato al riutilizzo a scopi sociali. “Non sembra per dare ospitalità ad una famiglia disagiata. Forse per questo esiste già l’Istituto Autonomo Case Popolari”.

Nonostante le prime rassicurazioni fatte dall’assessore Paolo Cascavilla al gestore Michele d’Apolito, i proprietari, residenti e villeggianti non sono convinti della provvisorietà della sistemazione. “Respingono subito e con fermezza ogni possibile tentativo di far passare le proprie preoccupazioni per discriminazione sociale”. “Nel villaggio infatti convivono famiglie di ogni ceto sociale, anche di altre nazionalità, ma sempre nel rispetto e nella legalità comune”.


Redazione Stato,ddf@riproduzione riservata



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