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"Mostra di pittura con acquerelli di Stefania Toya e con olii e acrilici di Michele de Filippo"

“Cultura dei luoghi segni e forme dell’arte”

"Il contatto giornaliero con i giovani allievi, lo apre a nuovi orizzonti favorendo la sperimentazione artistica"


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Locandina (st)

Locandina (st)

Mattinata – “CULTURA dei luoghi segni e forme dell’arte”: questo il titolo di una mostra di pittura con acquerelli di Stefania Toya e con olii e acrilici di Michele de Filippo, artista di Mattinata, in programma dal 2 al 19 luglio 2015 presso la Biblioteca comunale ‘Ciro Angelillis’ di Monte Sant’Angelo. Previsti gli interventi di Michele d’Arienzo e di Francesco Colletta.

L’omaggio del maestro all’allieva “ritrovata”. ”L’omaggio in definitiva si traduce in una opportunità importante per Stefania Toya e consiste nell’invito–offerta di esporre le proprie opere ( acquerelli realizzati a Monte Sant’Angelo) con quelle di Michele de Filippo, suo primo maestro, nella mostra che verrà allestita alle “Clarisse”, ex convento di Monte Sant’Angelo, dal 2 al 19 luglio p.v. L’omaggio è anche un gesto di generosità e di stima di Michele, fondato sulla convinzione che il lavoro artistico di Stefania è di tutto riguardo e di valore. Il suo percorso di studi e di formazione si completa studiando pittura all’Accademia di Belle Arti di Torino. Per questioni di lavoro risiede in Francia e, nel 2013, frequenta un importante stage alla Biennale internazionale dell’acquerello, che si è svolto a Brioude (Fr.) condotto dall’artista Marc Folly. Non conosco personalmente Stefania Toya, quindi, non mi è possibile parlarne diffusamente, posso tuttavia, dopo aver osservato e analizzato con attenzione uno ad uno i suoi acquerelli, riferire alcune impressioni che si sono formate nel corso di questa analisi. La prima impressione è la freschezza dei colori, sorretta dalla sicurezza esecutiva e dal tocco felice della pennellata. Colpisce anche la scelta dei soggetti (alcuni davvero originali), caratterizzati da scorci coraggiosi del paesaggio. I forti contrasti in alcuni soggetti, trasmettono sensazioni quasi “reali”, tali che ti sembra di avvertire il calore prodotto dal riverbero del sole.

L’autrice, a volte, si sofferma sui particolari che descrive pittoricamente con colori vivaci come fossero note musicali ritmiche e allegre. Immagino, con voluta curiosità e fantasia, Stefania Toya girovagare per Monte Sant’Angelo; percorrere vie e viuzze, salite e discese, scalinate bianchissime di pietra locale, soffermarsi e alzare gli occhi per ammirare i balconi fioriti, con ringhiere in ferro battuto davvero originali. Per concludere direi che la città di Monte Sant’Angelo offre immagini, storia e cultura ineguagliabili, un unicum di bellezza che soltanto interpreti di grande sensibilità possono cogliere ed esprimere nelle loro opere. Mi pare proprio sia il caso di Stefania Toya”. (Prof. Luciano De Santi Membro del C.I.D.O – centro italiano di didattica operativa. Gruppo di Rimini coordinato dal Prof. Pino Parini)

”Esaminare l’attività artistica di Michele de Filippo per esprimere qualche nota critica sul suo lavoro è per me, che gli sono amico da molti anni, un piacere e allo stesso tempo un impegno serio che desidero onorare al meglio. Mi atterrò quindi ad un metodo di analisi non solo descrittivo, ma soprattutto fruitivo-estetico che esplorerà tutti i possibili percorsi attenzionali che si possono individuare nell’opera. Lo scopo è quello di cogliere i rapporti e le relazioni tra le varie parti della stessa. Questa metodologia sperimentale è la sola che ci può avvicinare in qualche modo alle intenzioni e ai sentimenti dell’artista e ci permetterà di concludere poi con un giudizio critico che valorizzi giustamente il merito che, nel caso di Michele de Filippo, è senza dubbio di alto profilo artistico. A questo fine , credo sia utile e necessario far presente che Michele ha una personalità forte e complessa , che si è costruita e formata su esperienze di vita molto diverse tra loro, ma che, miracolosamente ,sono sempre state funzionali e finalizzate a sostenere e stimolare la ricerca artistica e la creatività. Michele de Filippo è insieme un insegnante e un artista impegnato e conosciuto. I tanti anni di insegnamento ( è ancora oggi in servizio) gli permettono di possedere una base culturale sicura, sempre aggiornata e aperta al confronto.

Il contatto giornaliero con i giovani allievi, lo apre a nuovi orizzonti favorendo la sperimentazione artistica. L’energia e la forza gli vengono dal l’amore profondo che ha per la sua terra e dalla cura attenta e puntuale che riserva ai suoi ulivi secolari. All’Ombratico, dove il nostro artista, nella grotta più grande, progetta e realizza le sue ceramiche. In quella successiva è possibile vedere un antico frantoio di pietra non funzionante, ma perfettamente conservato. Questo mondo, ricco di odori e colori, cose ,persone e oggetti originali, tipici e unici di questi luoghi, di questa cultura , sono la sua fonte d’ispirazione.

Nella ricerca delle possibili combinazioni, Michele si rivela un manipolatore fantastico della realtà. In questo gioco, si tratta infatti di un gioco combinatorio degli archetipi, lo spazio si organizza e si trasforma in struttura compositiva. Le soluzioni formali e cromatiche che l’artista costruisce e propone, diventano figurazioni originali e coerenti con il suo linguaggio espressivo. Il bianco delle case , saturo di luce, domina interamente lo spazio e il blu profondo del cielo, contrasta e accentua questa magnifica esplosione di vibrante chiarore. La narrazione iconografica si completa quando entrano in campo i piani geometrici che si sviluppano su assi direzionali obliqui con intenti compositivi e di supporto ove verranno collocati i suoi numerosi archetipi: cesti pieni di limoni e arance, di melegrane e pannocchie, girasoli e ancora tegole , olle e orci , anfore e macinacaffè dai colori vivi e folgoranti.

Le case si inseriscono nella composizione come improvvise apparizioni scenografiche e, da qualche tempo, nello sfondo blu del cielo, compaiono inquietanti testimoni: un cactus e un ulivo. Uno a destra e uno a sinistra, come sentinelle. Dalla roccia viva e bianchissima , sbucano alcune crepe che suggeriscono un percorso ritmico-fruitivo che permetterà all’osservatore di cogliere a pieno, il valore estetico dell’opera e il suo significato più profondo”. (Prof. Luciano De Santi Membro del C.I.D.O, centro italiano di didattica operativa – Gruppo di Rimini coordinato dal Prof. Pino Parini).

Redazione Stato@riproduzioneriservata

“Cultura dei luoghi segni e forme dell’arte” ultima modifica: 2015-07-02T15:57:55+00:00 da Redazione



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