EditorialiFoggia
"Per il nostro piano o modello territoriale di fare antiracket occorrono ZERO euro per la sua realizzazione. Si signori, ZERO euro. "

Nella Tan”O” dell’Antiracket – La Trilogia – (III)

"Alcuni, in certi territori italiani, dicono che in certe istituzioni ci sono le Lady di Ferro"


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Nella Tan”O” dell’Antiracket – La Trilogia – 3^ parte, “E…Marije dorm…!!!”

Scriviamo facendo appello all’art. 18, all’art. 21 e all’art. 28 della Costituzione della Repubblica Italiana. E in riferimento al Decreto del Ministero dell’Interno del 24 Ottobre 2007, n. 220, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GU n. 276 del 27-1 -20 7). Questa volta ci limitiamo ad un piccolo articolo, sperando di arrivare diritto al punto.

Siamo giunti alla parte finale della trilogia dove, nostro malgrado, abbiamo espresso con la “verità di cronaca” che ci contraddistingue ciò che abbiamo da dire, da far conoscere, da rendere pubblico. Nonostante tutto ci teniamo a precisare che non siamo depositari della verità. Pertanto, siamo aperti ad ogni qualsivoglia smentita in merito. Come detto, nel miglior modo possibile, ci siamo limitati nel far comprendere a tutti voi il mondo ovattato che le persone “importanti” vogliono farvi credere nell’azione di contrasto al malaffare. In realtà quelle azioni non fanno un bel niente e non sono così rischiose da fa saltare le loro poltrone dorate.
Noi abbiamo presentato il nostro modo di fare antiracket ovunque ci siamo rapportati e a persone cosiddette ”importanti”, individui che ricoprono cariche funzionali, di Governo, Comunali e Ministeriali, sia nel circondario della Capitanata e da qualche tempo anche oltre il distretto foggiano.

Lo abbiamo con umiltà, in prima persona, ponendo in primo luogo la mission del “nostro fare” associazione. Vedete -per chi non ancora l’avesse compreso- il nostro programma ha alla base il sociale, l’aiuto reciproco nel supportare una vittima di un sopruso, ha nel proprio pacchetto la salvaguardia e la sicurezza di chi per ragioni di estorsione ed usura varca la soglia di una caserma per denunciare il suo aguzzino, ha nel proprio fagotto la sicurezza di ogni cittadino, oltre la creazione di posti di lavoro. Ve lo abbiamo detto in tutti i modi, in tutte le salse –se preferite comparare le parole al cibo, sempre ben apprezzato nei salotti dove i tavoli sono utilizzati convivialmente piuttosto che per decidere-. Il Modello Antiracket e Anti Soprusi che utilizziamo lo abbiamo creato e partorito Noi dell’Associazione Onlus Antiracket Capitano Ultimo. Lo hanno fatto, per dirlo in parole povere, dei perfetti sconosciuti e quindi incapaci di avere quella lungimiranza intellettuale che solo i “Grandi” possono avere. Sconosciuti che conoscono il mondo malavitoso perché lo contrastano da anni, sconosciuti che indossano divise, sconosciuti civili volenterosi e addestrati a tal fine, sconosciuti forensi, sconosciuti psicologi, sconosciuti agenti governativi.

Pur non ricevendo risposte da Voi, gente delle locali istituzioni, noi una risposta ce la siamo data: se il nostro piano o modello –scegliete voi la forma migliore- di sicurezza avesse preso piede, le Associazioni “supposte” d’Élite, come avrebbero giustificato anni e anni di contributi Statali ed Europei elargiti a loro favore per non aver fatto nulla di concreto alla lotta contro i soprusi e la criminalità in genere e soprattutto alle estorsioni?

Un dato è certo ed è sotto gli occhi di tutti e, da qualche tempo, nelle riflessioni si sindaci eletti in liste civiche piuttosto che nei partiti politici: chi ha avuto tanto dalle amministrazioni pubbliche, soldi e strutture in primis, ad oggi non ha fatto nulla, e quel poco che è riuscito a fare non è servito a risolvere il problema e neanche ad arginarlo. Come è anche vero che mai nessuno di questi luminari ha partorito (con i fondi ricevuti) un sistema di protezione individuale di chi denuncia una estorsione. Le carte parlano, basta consultarle.

Da articoli di giornali di stampa campana, e nello specifico partenopea, nel “Il Fatto Quotidiano” e precisamente nell’articolo “Associazioni Antiracket i conti non tornano”, si evince chiaramente che la Corte dei Conti di Napoli ha indagato un’associazione Nazionale, cosiddetta d’élite, per aver mal distribuito ai loro associati un importo di circa 3,5 milioni di euro. Per farla breve, le associazioni che facevano e fanno capo a quella d’élite non sono state trattate tutte nello stesso modo, differenziandole in quelle di serie A e quelle di serie B. Ovviamente questa disparità ha generato nelle piccole associazioni un malcontento che ha portato alla denuncia dell’Associazione “Madre”. Ma il dato che salta agli occhi –ed è un bel flash…- è l’importo di 3,5 milioni di euro che questi hanno ricevuto, soldi che non hanno sortito azioni, soldi per non fare nulla. Se vi diciamo che noi con la metà di un quarto di quella cifra avremmo potuto far tanto; la dimostrazione sta nel nostro modello di fare antiracket.

Ciononostante, per fortuna per alcuni ma anche malauguratamente per taluni, chi pone il visto per queste iniziative di sicurezza sono i Prefetti, i quali si susseguono. Lo fanno nelle poltrone, e dove arrivano trovano i galoppini del posto che li ragguagliano su chi evitare, perché rompi scatole, e su chi ascoltare, perché amico dell’amico. Un circolo (anche un circo…) vizioso o virtuoso – secondo i punti di vista…- ben visibile poiché chi siede a quei tavoli cosiddetti tecnici su sicurezza e legalità, e ci chiediamo con quale diritto ci si arroga di questo privilegio, son le stesse persone che intrecciano rapporti amicali più che amichevoli, come a far comprendere che il rapporto è più stretto, pur essendo i due termini sinonimi di entrambe.

Per quanto ci riguarda siamo orgogliosi di essere premiati in altri contesti territoriali, come nel casertano, dove abbiamo ricevuto un riconoscimento sulla legalità. Siamo fieri che in Sicilia, ed esattamente nella città di Messina, la Confcommercio addivenendo a un protocollo d’intesa con Noi, ci ha dato disponibilità di aprire un nostro ufficio all’interno della struttura. Siamo soddisfatti che a Bagnara Calabra, in Calabria, presto apriremo un’altra sede della nostra Associazione.

Mentre ci fa specie che il Nostro territorio, quello della Capitanata, di noi se ne “fotte” altamente, mentre gli altri ci accolgono come innovatori di un sistema di fare antiracket risultato negli anni inerme, amorfo, in parole povere, morto. Di tutto questo siamo rammaricati, delusi e nel contempo consapevoli che altri poteri coprono quelli dediti alla libertà di scelta. Scusate se abbiamo usato il termine “fotte”, “scusate il francesismo”, ma il termine è appropriato per la gente cui recapitiamo il messaggio. Ma, scusate, per ottenere un incontro con Prefetto c’è bisogno che a Foggia in via Giuseppe Garibaldi 56 qualcuno faccia rumore, perché Marije dorm? Eppure la cura che doveva somministrare alocale, rimanendo in tema con la sua omonima.lla provincia di Foggia non era debilitante, ma dimagrante per la mala

Alcuni, in certi territori italiani, dicono che in certe istituzioni ci sono le Lady di Ferro. Sono fortunati giacché nel nostro, come ci risulta, due lady ci sono state e che più della latta non hanno. Impressioni…? Mah…. Con questo articolo, se non lo specifichiamo, possiamo indurre qualcuno a capire che noi ci lamentiamo perché non abbiamo ricevuto alcun fondo statale. Non è così e lo ribadiamo pubblicamente e a gran voce. Noi precisiamo che per il nostro piano o modello territoriale di fare antiracket occorrono ZERO euro per la sua realizzazione. Si signori, ZERO euro.

Allora capite perché a qualcuno stiamo sulle palle? Perché non siamo come Loro, noi i soldi non li vogliamo. Ri-scusate il “francesismo”, ma la chiarezza, spesso, ha bisogno di termini comprensibili da chi ci snobba.

Noi ci siamo!!!

(Antiracket Capitano Ultimo – Chiamaci al cell. 324.6608367
Humiliter-Humilium a.antiracketcapitanoultimo@gmail.com
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Nella Tan”O” dell’Antiracket – La Trilogia – (III) ultima modifica: 2015-07-02T18:01:00+00:00 da Redazione



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