EditorialiManfredonia
A cura della dottoressa Vittoria Gentile

Percorsi alternativi di autorevolezza

Una “madre burbera ma amorevole”, una “giudice-maestra”. Un modello per tutte


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All’interno di un laboratorio tematico su “medicina, neurosessismo e valore di genere” dicevamo, tra l’altro, di quanto probabilmenteabbia fallito il modello delle quote per la politica al femminile. E di quanto sia ancora work in progress la strada femminile al potere e all’autorevolezza. Intendendo con ciò una vera alternativa, di senso ed azione, al modello maschile di potere, che sin troppo bene conosciamo, e riconosciamo.

Di seguito una proposta, una strada sperimentalein rosa. Questa giudice americana, citata da Marina Terragni nel suo blog su Iodonna,esercita la giustizia con approccio, diciamo olistico, all’imputato più che alla colpa. Scrive la Terragni: “Victoria Pratt, 42 anni, figlia di un afroamericano e di una parrucchiera dominicana ha cambiato l’approccio e il linguaggio della giustizia penale. And it works! Il suo metodo funziona: il tasso di recidiva degli imputati giudicati da lei è tra i più bassi in tutti gli States e “oltre il 70 per cento dei giovani che transitano nella sua aula completa con successo il percorso di recupero” (vale la pena di segnalare che da noi il tasso di carcerazione è il più alto d’Europa, e le recidive sfiorano il 70 per cento: il carcere costa moltissimo non rieduca nessuno).

Che cosa fa di straordinario la giudice Pratt? Non si lascia intimidire dalle consuetudini, da ciò che è già scritto e codificato. Cerca la sua strada, mantenendosi ben radicata in se stessa. Tanto per cominciare è propensa a una vera rieducazione, e tende a comminare pene alternative al carcere, tipo i servizi socialmente utili. E poi costringe i suoi imputati a “guardarsi dentro”e a praticare l’autocoscienza, garantendo loro rispetto ma pretendendo il massimo impegno nella ricerca di sé.

Scrive Il Fatto Quotidiano: “Le udienze della giudice Pratt hanno più a che vedere con le sedute di psicoterapia collettiva o con il Living Theatre che con la giustizia. Fa commenti sull’abbigliamento e il taglio di capelli degli imputati, usa lo slang, fa domande personali e rimprovera come una madre burbera ma amorevole”. L’imputato non è semplicemente chi ha sbagliato, ma è una persona considerata nella suainterezza, le sue luci inseparabili dalle sue ombre. Non si tratta affatto diperdonismo, ma di una pretesa più alta.

Quello che conta è che il suo metodo funziona, molto ma molto più di quello della giustizia penale tradizionale. “Judge Victoria Pratt looks defendants in the eye, asks them to write essays about their goals, and applauds them for complying – and she is getting results” (la giudice Pratt guarda gli imputati negli occhi,chiede loro di segnalare elementi circa i propri obiettivi, li applaude quando sono collaborativi e ottiene risultati) scrive The Guardian.

Una “madre burbera ma amorevole”, una “giudice-maestra”. Un modello per tutte. Conclude la Terragni. “Madre burbera ma amorevole” e Giudice maestra”, sono etichette che non mi convincono sino in fondo, vuoi perché non tutte le donne sono tenute a rispondere al modellodella madre (o lo sono realmente) ma sono autorevoli comunque; vuoi perché non siamo “maestrine” per inveterata definizione, ma in grado di produrre angoli di visuali differenti molto spesso. E’ pur vero che,il potere, spesso e purtroppo, annulla anche le differenze di genere, il che non è propriamente consolatorio. Molte donne diventano “iene” peggio dei maschi. Banalmente perché imparano rapidamente che quello è l’unico modo di sopravvivere in contesti apicali di vario tipo dove i codici espressivi e di comportamento, duri, a volte spietati, non sempre coerenti comunque orientati allo scopo (non necessariamente quello più giusto o più etico), sono declinati rigorosamente al maschile da millenni. E allora, bisogna essere e fare le “maschie” per forza…

Quindi, vale la pena anche per noi di continuare a sperimentare: tra dubbi, concertazione, mediazione e proposte.Per farci valere, tra il modello“madre burbera ma amorevole” (quante aspettative, sempre, su questo..) e “maschie necessariamente e a fini di sopravvivenza” (le notecattivone imbarbarite e arriviste) devono esserci ancora molte strade poco battute e sperimentate; non tocca ad altri segnalarcele ma se le troviamo e le pratichiamo la differenza dovrà vedersi per forza!Le quote rosa erano una possibilità, ma giacché sembrano comunque (a volte fortissimamente) connotate dai maschietti, l’unica è camminare sulle proprie gambe, la strada si farà, per noi e per tutti, anche. Compresi tutti i bimbi ai quali, arrivati alla temutissima (ahiloro) fase di abbandono del pannolino e annesso approccio al wc, a queste latitudini, viene solitamente insegnato che “le femminucce la fanno sedute, i maschietti, appena ci riescono, possono tranquillamente irrorarla ovunque stando in piedi..”

(A cura della dottoressa Vittoria Gentile)

Percorsi alternativi di autorevolezza ultima modifica: 2015-07-02T15:43:39+00:00 da Vittoria Gentile



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Commenti


  • vittoria gentile

    Percorsi alternativi di credibilità e autorevolezza professionale. Finalmente, finalmente il mio ordine professionale prende una posizione chiara, netta e scientifica sulla questione dell’educazione affettiva nelle scuole, l’identità di genere, il fantomatico gender (che non esiste, se non a terrorizzare immotivatamente le persone) e i principi di parità e non discriminazione sanciti dalla Costituzione. Finalmente.

    “In questi giorni sono molteplici le manifestazioni contro l’omofobia e per il riconoscimento dell’omosessualità come titolare di diritti e di dignità. L’Ordine degli Psicologi della Puglia interviene sull’argomento con le parole del Vicepresidente Vanda Vitone che ricorda come lo stesso Ordine vede nella scuola la risorsa fondamentale per la formazione di una società che riconosca, rispetti e valorizzi l’omosessualità. “L’educazione sessuale e psico-affettiva nelle scuole – afferma Vitone – basata su evidenze scientifiche, è un indispensabile strumento per favorire una libera espressione della propria personalità e prevenire forme di sessismo, omofobia, bullismo e violenza contro le donne”.
    Le scuole vanno sostenute in questo compito con la presenza degli psicologi. L’Ordine pugliese della categoria, dice Vitone, ” ha sempre valorizzato il ruolo dello Psicologo anche nell’ambito scolastico, finalizzato soprattutto ad una diffusa attività di prevenzione del disagio giovanile e alla promozione della salute e del benessere psicologico dei ragazzi”.
    Il Vicepresidente ricorda che da qualche tempo in Italia sta prendendo sempre più piede una vera e propria propaganda contro gli studi sul “genere”, considerati privi di valore scientifico e devianti, volti a negare la distinzione biologica tra i sessi e diretti a guidare i bambini e i ragazzi verso l’omosessualità e la transessualità. “Abbiamo letto e ascoltato – dice Vitone – svariate dichiarazioni che parlano di bambini strumentalizzati e indottrinati, di pornografia nelle scuole, di una educazione affettiva e sessuale deviante. A prescindere da valutazioni e credo personali, partiamo da un semplice presupposto: non esiste alcuna teoria del genere o ideologia di genere”.
    Da diversi anni vengono proposti gli studi di genere, effettuati da parte delle maggiori università internazionali secondo i crismi della scientificità, i quali affermano l’esistenza di un sesso biologico che però da solo non basta a determinare la nostra identità, che è una realtà dinamica ed estremamente complessa, costituita dall’interazione tra sesso, genere, orientamento sessuale e ruolo di genere. “Nello specifico – ricorda Vitone – il sesso è determinato alla nascita (organi genitali); il genere invece è un costrutto socio-culturale e cioè varia a seconda dell’epoca e della cultura in cui viviamo e delle regole sociali”.
    Le società hanno costruito nel tempo ruoli per l’uomo e ruoli per la donna, il genere è acquisito attraverso modelli appresi di differenziazione tra maschio e femmina. L’identità di genere è la percezione che l’individuo ha di sé come uomo o donna; a volte non coincide con il sesso. In questi casi si parla di “disforia di genere”.
    L’orientamento sessuale è definito come l’attrazione sessuale e sentimentale che un individuo prova verso l’altro da sé: per esempio dell’altro sesso, dello stesso o di entrambi.
    “E’ fondamentale – afferma Vitone – educare al genere, sostenere lo sviluppo psico-fisico, sessuale e relazionale affinché i bambini e i ragazzi possano sviluppare una personalità armonica, al di là delle aspettative sulla propria mascolinità e femminilità e nel rispetto reciproco tra sessi e orientamenti diversi. L’attività di prevenzione nella scuola può essere un anello della catena indispensabile al superamento di stereotipi di genere, ancora troppo radicati nella nostra società”.
    A livello nazionale l’insegnamento scolastico deve farsi promotore “della promozione del rispetto delle identità di genere, del superamento di stereotipi sessisti attraverso la diffusione dell’educazione affettiva e sessuale, rispondendo altresì all’esigenza di attuare i principi di pari dignità e non discriminazione sanciti dalla Costituzione”.

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