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In media uno studente triennale impiega 4,9 anni a conseguire il titolo con picchi del 5,2 per cento nei settori umanistici (Filosofia, lettere, storia)

“Lauree triennali riforma Berlinguer – Zecchino? Un totale fallimento”

"I tempi di uscita dal percorso formativo si sono dilatati, la qualità formativa degli stessi è stata depotenziata dal 3+2, e i dati confermano che le iscrizioni si sono ridotte"


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Roma. Dai nuovi dati emersi, la riforma Berlinguer-Zecchino, che nel 2000 aveva inaugurato la stagione delle lauree triennali , si presenta come un totale fallimento.

In media uno studente triennale impiega 4,9 anni a conseguire il titolo con picchi del 5,2 per cento nei settori umanistici (Filosofia, lettere, storia). Non va meglio agli studenti iscritti a corsi a ciclo unico (farmacia, giurisprudenza, architettura, medicina..) il cui numero di laureati, 130 mila nel 2016, è addirittura inferiore ai 144 mila del 2000,
ossia l’ultimo anno pre-riforma.

“I tempi di uscita dal percorso formativo si sono dilatati, la qualità formativa degli stessi è stata depotenziata dal 3+2, e i dati confermano che le iscrizioni si sono ridotte. Contestualmente a questa riforma – afferma Sara Acquaviva, coordinatrice della Rete della Conoscenza Puglia- ci sono stati altri provvedimenti scellerati che hanno indebolito sempre
più la categoria degli studenti e in generale il sistema universitario pubblico: dai finanziamenti premio-punitivi alle università “virtuose”, alle forti carenze del sistema di diritto allo studio e di welfare studentesco. Inoltre, gli stringenti parametri valutativi cui sono sottoposte le università relegano la figura dello studente fuoricorso a “pecora nera” del sistema formativo, senza interrogarsi sul perchè spesso i tempi di uscita si dilatano. Gli studenti sono stati costretti a rallentare il proprio percorso formativo per bisogni materiali, (mancanza di borse di studio, caro libri, affitti sempre più alti e carenza di servizi) e sono stati costretti, fin troppe volte, a lavori sottopagati e in condizioni di sfruttamento per ovviare a tali carenze”. “Inoltre – continua Acquaviva- i dati sull’emigrazione giovanile nella nostra Regione ci consegnano un dato allarmante: più di 530.000 giovani, tra i 15 e i 34 anni hanno scelto di
andare via dalla Puglia negli ultimi quindici anni. Chi emigra lo fa troppe volte perchè la nostra terra non riesce a garantire un futuro dignitoso, un percorso d’istruzione pubblico e di qualità e un lavoro libero dagli schemi dello sfruttamento e della flessibilità incondizionata.

Tanti, troppi giovani che hanno terminato il proprio percorso di studi vivono il terribile ricatto di dover andar via per fare ricerca e per proseguire la propria carriera universitaria. Il fenomeno della over education, è altresì caratteristico del nostro Paese. Studiamo per anni ma contribuire allo sviluppo materiale e non del proprio territorio sembra sempre più un miraggio”. Se a questo si somma il fatto che l’Italia rimane tra i fanalini di coda in Europa nel numero di laureati (26 %, molto distante dal 40 % della strategia “europa 2020”) e che la percentuale dei laureati che riesce a trovare un lavoro dopo i tre anni dal conseguimento del titolo si aggira intorno al 53 %, con un tasso di abbandono scolastico che nel 2017 ha raggiunto il 14 % (quinta in Europa dopo Portogallo, Spagna, Malta e Romania), si ha un quadro completa del sistema universitario italiano che necessita sempre più di un’inversione di rotta.

*Rete della Conoscenza Puglia*

“Lauree triennali riforma Berlinguer – Zecchino? Un totale fallimento” ultima modifica: 2017-09-02T17:38:10+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Antonello Scarlatella

    Ma perché ne hanno mai azzecata una?


  • The Guardiano

    in effetti la riforma ha portato solo giovamenti economici. a livello culturale e di preparazione le lauree vecchio ordinamento sono molto più valide, basta leggere un qualsiasi programma attuale e di 15 anni fa. e poi dare il titolo di dottore dopo 3 anni mi sembra una mancanza di rispetto per quanti ne hanno fatti 5 o 6 con tanto di studio ed esami più duri. e questo è incontestabile. le lauree triennali sono lo specchio di una società precaria. e non se ne abbiano a mele i neolaureati, non è colpa loro. è solo una constatazione di fatto.


  • Secondo me

    E c’è chi non riesce neanche a comprarsela 😂😂


  • Amavomanfredonia

    Dopo la triennale sei zero …non puoi insegnare, mentre una diplomata magistrale 2001 si, praticamente solo soldi spesi se nn fai la specialistica…un fallimento


  • Antonio Pio

    Il vero FALLIMENTO è quello POLITICO italiano, incapace di incentivare la ricerca, permettendo a molti giovani ricercatori e illustri cervelloni di emigrare all’estero, per non essere sottopagati e sfruttati in Italia a favore di imPRENDITORI incapaci di fare impresa, e unico obiettivo da raggiungere è quello di ottenere finanziamenti statali.


  • La scheda elettorale nel bidone della carta

    Eppure basterebbe un sano e capace politico tedesco o nipponico per raddrizzare la schiena all’Italia in sostituzione dei 600 mila parassiti politici italiani incapaci!


  • Raffaele Vairo

    La laurea triennale (o di primo livello) in realtà è un diploma di livello universitario.
    Prima della riforma Berlinguer-Zecchino, se non ricordo male, l’offerta formativa delle Università prevedeva, infatti, un percorso triennale al termine del quale si conseguiva un diploma universitario e non una laurea.
    La riforma Berlinguer-Zecchino, con qualche ritocco formale e di facciata sui contenuti disciplinari del nuovo percorso formativo, ha introdotto il titolo di “laurea triennale”.
    Tale laurea triennale, com’è noto, consente di proseguire gli studi intrapresi per conseguire la laurea “magistrale” (i famosi + 2) e non già specialistica come si sente spesso dire ancora in giro.
    Ciò premesso va aggiunto che il mercato del lavoro, in questi anni, non ha manifestato grande interesse per i “laureati” triennali.


  • Michelantonio

    Non so fino a che punto.conviene.sacrificarsi sia economicamente che con.gli studi, considerando che in Italia ben pochi sono gli sbocchi lavotativi.
    Conosco alcuni medici specializzati, dopo 11 anni di studi universitari, accontentarsi di borse di studio di 1.500 euro mensili, o contratti da liberi professionisti, annuali e spostarsi in citta’ diverse, con tutti i vari disagi immaginabili.
    Per non parlare di tanti laureati che sono costretti a lavorare in pasticcerie o negozi commerciali per 500 euro mensili.
    Soltanto chi ha dei genitori che possiedono studi professionali avviati, o parenti di politici, possono utilizzare tale titolo nel mondo del lavoro.


  • Trotta G

    Totale fallimento
    Studiato solo per far arricchire le università, perché gli studenti fanno anni in più , i docenti perché le università hanno aumentato il numero dei docenti , i professori e le case editrici perché i libri sono aumentati
    E nello stesso tempo hanno tenuti più ragazzi fuori dal circuito lavoro


  • leleorazi

    Se si pretende di voler lavorare a Manfredonia, o in Italia, la vedo dura! Purtroppo i nostri giovani sono costretti ad andare in giro per l’Europa e nel mondo, e la politica italiana non fa’ niente per incentivare il lavoro ai nostri giovani! La vedo MOLTO DURA…….


  • Non è mai troppo tardi.

    Ma non è vero se uno è ciuccio rimane ciuccio e senza lavoro anche con la laurea quinquennale!

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