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Le delizie del Gargano a Trento

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Sapori del Gargano in una fiera a Trento

Sapori del Gargano in una fiera a Trento (image P.Ferrante)

Trento – SI chiama “La Piazza dei sapori” ed è giunta alla sua tredicesima edizione. È la manifestazione organizzata dal Comune di Trento e la Confesercenti e che, da ieri e fino a dopodomani (3 ottobre) si svolge, in Piazza Fiera, proprio nel cuore della città trentina. Si tratta di una mostra alimentare delle regioni italiane in cui fanno capolino le maggiori delle produzioni della penisola, divise regione per regione. Dal Piemonte al Trentino, dall’Alto Adige all’Umbria, dal’Abruzzo fino alla Calabria. Passando, ovviamente, per le tipicità della Puglia. La cui parte del leone è vestita dalla Capitanata. Sotto le mura ducentesche della piazza, uniche superstiti al trascorrere impietoso della storia, in una giornata dall’aria frizzante (quindici gradi alle 11 del mattino all’incirca), uno degli stand maggiormente frequentati è quello della “Gargano Delizie”. Provenienza: Ischitella. Carta d’identità con su scritto: laboratorio artigianale di prodotti tipici. Oltre ottocento kilometri percorsi di strade e sei regioni attraversate per esportare e far conoscere, qui in Trentino, le più importanti tra le tante produzioni alimentari della Montagna del Sole. Cime di rapa, pasta fresca e secca, caciocavallo podolico e cacioricotta, pane di Monte Sant’Angelo, scaldatelli garganici. E poi ancora olive in salamoia, liquori, vini. Il tutto, a prezzi molto più che al di sotto della media del luogo.

È un trionfo dauno. A punto tale che, sulla brochure ufficiale della manifestazione, alla raffigurazione della regione sulla cartina della penisola, corrisponde una fotografia di Baia delle Zagare; tanto che la gente che si avvicina e domanda, incuriosita, sulle abitudini, lodando la qualità dei prodotti, è nettamente superiore a quella degli stand di casa. “Siamo – dichiara il personale del gazebo garganico a Stato – ormai al sesto anno di presenza qui a Trento”. Con risultati visibilmente positivi. Chi si avvicina non fa preferenze di gusto fra i prodotti in esposizione ed in vendita. Qui in Trentino si beve e si mangia con gusto già a mezza mattinata. Si assaporano sapori che, se non esotici, la maggior parte considera “lontani”. E in molti approfittano dell’occasione. “Va tutto, la gente non ha preferenze particolari. Tutti i prodotti vengono gustati con grande soddisfazione”, sorridono dallo stand.

Intanto, fra chi si avvicina, giovani e meno giovani, è uno scambiarsi di provenienze. Gli accenti si confondo, si intrecciano. Spesso si ritrovano. Emigrati di lunga data che, nei sapori familiari, ritrovano la loro storia. “Siamo contenti di funzionare da ricordo”. Il cibo portabandiera di valori. Vecchi conterranei si incontrano come vecchi conoscenti. Vecchi argomenti che divengono nuovi argomenti.
Fra il vin brulèe e le castagne dello stand trentino, la sacher di quello altoatesino, la ‘nduja del gabbiotto calabrese e i salumi di cinghiale e cervo di quello umbro, gli odori di Capitanata scherzano danzando per tutta la piazza. Più avanti, un accento marcatamente barese, tradisce la presenza di un commerciante di Noicattaro. Alle sue spalle, pane, olio, salsine e patè di Minervino Murge. Attorno, al di sopra delle mura, le montagne. Alte, altissime. La neve sulle cime più alte mette quasi soggezione, per la prematurità del periodo. Le nuvole paiono sempre molto basse e c’è qualche goccia che annuncia pioggia. Ma la giostra andrà avanti fino alla fine. In fondo, da queste parte, ci sono abituati.



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