Cultura

Macondo – La città dei libri

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parodos.it

Voltaire, Candido (parodos.it)

Foggia – L’OPERA narrativa più celebre di Voltaire è, senza dubbio, “Candido”. Il termine candido è ancor oggi utilizzato quale sinonimo di “ingenuo, semplice”. In questo volume di recente pubblicazione sono contienuti altri tre racconti filosofici, forse meno noti ma di certo non meno interessanti, a cominciare da “L’ingenuo” la cui figura principale si rifà appunto al più celebre Candido, per proseguire poi con “Zadig” e finire col breve “Micromegas”.

Per l’Angioletti, quelli di Voltaire “non sono romanzi nel senso che oggi noi intendiamo. Il settecento era dominato dalla cultura e dall’intelligenza. In un’Europa che ammirava sopra ogni altra cosa lo spirito, che ricercava ansiosamente il vero al di fuori dei dogmi e delle armonie prestabilite, non c’era tempo per la narrazione oggettiva dei fatti. Era tempo di favole allusive e di saggi letterari, di relazioni, comunicazioni, dispute, epistolari. Voltaire (…) commenta, giudica, interviene ad ogni momento, impartisce lezioni, e si serve dell’ironia più sottile e più tagliente”. Egli ricrea a modo suo il romanzo moralistico (o favola intellettualistica), attingendo alla forte vocazione per la prosa didascalico-narrativa, per il racconto simbolico e la divulgazione polemica delle idee. Nel secolo dei “lumi” Voltaire cerca la verità (soggettiva) e non si preoccupa della realtà.

I RACCONTI – Scrive Renato Minore, nell’introduzione: “scritto, come pare, in tre giorni, Candido è esplicitamente diretto contro la concezione leibniziana del “migliore dei mondi possibile”. Vi si narra di un giovane, Candido appunto, di nome e di fatto, che passa attraverso inenarrabili disgrazie. Viene cacciato dal suo castello, è arruolato a forza in un esercito che non lo riguarda, fa esperienza di un naufragio e di un terremoto, cade nelle mani dell’Inquisizione e patisce un autodafé, perde infine tutte le ricchezze conquistate nel paese d’Eldorado. Né meno sventurati sono i personaggi che lo circondano: dalla sua amata Cunegonda sino alla vecchia serva, che assistono al massacro dei loro familiari, vengono esse stesse violentate, sventrate e mutilate, provano la miseria, il travaglio e la servitù. Alle tremende sventure subite da Candido fa da contrappeso l’ottimismo ad oltranza del filosofo Pangloss, irrimediabilmente convinto della tesi leibniziana secondo la quale viviamo nel migliore dei mondi possibili”.

Ne “L’ingenuo” troviamo personaggi e tematiche similari a Candido, ma qui la critica sociale si fa più aspra. “Zadig o il destino” si presenta maggiormente favolistico e didattico, mentre “Micromegas” è pura speculazione filosofica. In quest’ultimo racconto Voltaire immagina due esseri enormi, provenienti da Sirio e Saturno, che nel loro esilio attraverso il cosmo giungono sulla Terra e intavolano un discorso filosofico con dei viaggiatori su una nave nel Baltico.

L’AUTORE Voltaire, pseudonimo di Francois-Marie Arouet, nacque a Parigi il 21 novembre 1694, ultimo figlio di un agiato notaio. A ventiquattro anni era già celebre come tragediografo, portavoce degli illuministi e collaboratore dell’Encyclopédie. Nella sua vita conobbe la Bastiglia, l’esilio in Inghilterra, le corti di Luigi XV e Federico II. Condusse battaglie civili contro l’intolleranza. Scrisse opere storiche, poemi epici, libelli polemici, versi d’occasione, prose letterarie e filosofiche. Morì a Parigi nel 1778. (Carmine Totaro)

FRANCOIS MARIE VOLTAIRE, CANDIDO – L’INGENUO – ZADIG – MICROMEGAS, Newton Compton Editori, 2010

L.L.

l.l.

LE INCREDIBILI AVVENTURE DI ENZO BAIAMONTE E DELLA COMBRICCOLA PALERMITANA – Uno dei gialli più stimolanti degli ultimi anni. “Il libro di legno” (Gian Mauro Costa, Sellerio) è una scoperta riuscita. Un antefatto classico: la scomparsa improvvisa di un noto professore della media borghesia palermitana; una vicenda intrigante: cinque libri di legno a mo’ di promemoria lasciati dal defunto nella sua libreria stracolma; una figlia apparentemente premurosa di recuperare il patrimonio dileguato; un detective più per caso che per mestiere, più per gioco che per soldi: Enzo Baiamonte. Sullo sfondo, Palermo. La città delle contraddizioni, ossimorica per storia e per natura. Palermo dei bimbi scalzi e delle eco arabe, Palermo della movida modaiola e della musica a tutto volume, Palermo dei segreti celati dai cancelli, ville come bunker protettivi e cani da guardia eretti a custodi.

“Il libro di legno”, secondo romanzo dell’autore siciliano, giornalista de “L’Ora”, è un dipanarsi lento nelle viscere di una scatola stantia. Un labirinto in cui, mano nella mano, viaggiano in contemporanea lettore e protagonista. Una storia in cui lo stesso goffo Baiamonte, incapace alla lettura del mondo, si perde. Confuso, a tratti, come un mare in tempesta, ingarbugliato come una matassa tra gli artigli di un gatto. Il caso affidato ad Enzo dalla figlia del professore estinto, la conturbante Cristina Mirabella, svela di volta in volta nuove strade, che compaiono all’improvviso dai fumi delle nebbie. Nuove piste, nuovi problemi, nuove soluzioni. Nuove domande apparentemente senza risposta. Passioni e soldi, società e mafia cascano sul detective spaesato, vittima del suo stesso gioco.

Man mano che, tra dubbi e paure, misteri e ripensamenti, Baiamonte esce da quelle nebbie per identificare la strada giusta, man mano che si appropinqua al vero, scopre nuove parti di chi lo circonda ed anche di sé stesso. Come se, insieme con la trama, incedesse anche la sua vita. Enzo matura nuove emozioni, nuove ragioni, nuovi sentimenti, nuove possibilità. Monitorando vite non sue, le abitudine goderecce, quasi orgiastiche, della Palermo da bere, impeccabile soltanto in superficie, il detective netta la sua esperienza, giustifica, di passo in passo, le scelta di una vita sì grama, anche solitaria, ma per lo meno linda. E, come in un sovvertimento dei ruoli sociali, scoprirà che, nel bene, si annida il marcio. Il bimbone cresciuto, il bambocione quarantenne un po’ sfigato e triste, diventa alla fine un saggio Montalbano. Meno spregiudicato e cinico, più intimista, problematico ed umano. Ora, ingolositi, da Costa, pretendiamo il seguito. (Piero Ferrante)

GIAN MAURO COSTA, IL LIBRO DI LEGNO, SELLERIO 2010
Giudizio: 3.5/5

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I LIBRI Più VENDUTI A MANFREDONIA, LIBRERIA EQUILIBRI
1.Paolo Giordano, “La solitudine dei numeri primi”, Mondadori 2008
2.Michela Murgia, “Accabadora”, Einaudi 2009
3.Khaled Hosseini, “Mille splendidi soli”, Piemme 2007

I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Giuse Alemanno, “Le vicende notevoli di Don Fefè, nobile sciupafemmine e grandissimo figlio di mammaggiusta, e del suo fidato servitore Ciccillo“, Icaro edizioni 2008

IL SAGGIO: Giovanni Rinaldi,I treni della felicità”, Ediesse 2009

IL CLASSICO: Alexandre Dumas, Il Conte di Montecristo“, q.e.

TESTI PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NON VIOLENZA (oggi)
Aldo Capitini, “Il potere di tutti”, Guerra Edizioni, 1999
Abbe Pierre,Avrei voluto fare il marinaio, il missionario o il brigante”, Borla 2003
Jacques Semelin, “Senz’armi di fronte ad Hitler”, Sonda, 1993

Macondo – La città dei libri ultima modifica: 2010-10-02T01:20:29+00:00 da Redazione



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