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Foggia, ecco l’elenco dei reperti di Via Parini. Ma la ‘Silvia’ procede


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Foggia, periferia Sud. Le gru (P.F, St)

Foggia – UNDICI saggi di scavo, compresi fra il 22 agosto ed il 26 settembre, affidati alla Società ‘ArcheoLogica Srl’ dell’Università del capoluogo. Questa l’attività condotta a Foggia in Via Parini, nella zona di realizzazione del discusso progetto “Parco della cultura e dello sport”. Un mega appalto da svariati milioni di euro, quello in piedi alla periferia sud della città che, oltre a prevedere l’impianto di strutture sportive, cantierizza l’erezione di palazzoni, gli ennesimi, e villette di edilizia residenziale. Un progetto edilizio che sarebbe andato avanti a fari spenti non fosse stato il fatto che, da decenni, l’area è al centro delle discettazioni degli studiosi e degli ambientalisti, possibilisti in merito all’ubicazione, nei dintorni, di una domus solaciorum federiciana. Sono loro che hanno sollevato dubbi sulla possibile invasibilità delle costruzioni rispetto ad eventuali strutture sommerse dal tempo e dalla terra.

Il cantiere. I lavori di costruzione della subito ribattezzata Cittadella dello sport (permesso num. 5, rilasciato dal Comune il 24 maggio di quest’anno – da non confondersi con i lavori per la costruzione del nuovo stadio, che sono agli antipodi, ubicati in periferia Nord e non ancora incominciati), sono appannaggio dell’impresa Silvia, società per azioni foggiana, di proprietà di Vincenzo Trisciuoglio, costruttore, attuale presidente della sezione edili di Confindustria Foggia. La Silvia è uno dei colossi dell’imprenditoria del mattone dauno. Fermare l’urbanizzazione avviata proprio di rimpetto alla cinta muraria di Campo degli Ulivi è oramai impossibile. Tanto più perché, almeno quelli di urbanizzazione primaria hanno già ottenuto il placet della Soprintendenza ai Beni Archeologici. Unico ente (il Comune non l’ha fatto, se non in un secondo momento) ad interessarsi delle sorti di un’area inserita all’interno della Carta dei Beni Culturali della Puglia.

Masseria Pantano. La prima sorveglianza archeologica, quella per la prosecuzione dello scavo di un tratto di trincea per la posa della Rete delle Acque Nere, sorveglianza che ha avuto inizio lo scorso 22 agosto, non ha dato esiti. Tuttavia, durante i lavori di prima urbanizzazione, sono stati intercettati livelli di frequentazione e strutture archeologiche riferibili al villaggio neolitico Masseria Pantano. I rinvenimenti, mai resi pubblici con posizioni ufficiali dal Comune di Foggia, né tantomeno dal silente Museo Civico (la cui Direzione è affidata da tempo alla dirigente del Servizio Cultura Gloria Fazia), sono venuti alla luce in una fascia di terreno posta parallelamente rispetto a Via Parini. Un lembo di terra orientato in direzione Nord-Sud, lungo 200 metri e ampio 8. E’ qui che v’è stata l’impostazione degli 11 scavi. Ed è sempre qui che, ineluttabilmente, sono stati conseguiti importanti risultati di natura archeologica.

I rinvenimenti. Otto degli undici saggi hanno individuato una serie di strutture insediative, databili complessivamente nell’ambito delle fasi più antiche del Neolitico a ceramica impressa arcaica e dipinta di facies Masseria La Quercia (siamo nel VI millennio a.C.). I restanti tre hanno consentito alla srl dell’Ateneo di avere conferma della presenza di strutture di canalizzazione a fini agricoli. Un’opera sistemica complessa ed affascinante, ma di difficile ubicazione cronologica. Verosimilmente non antica come quella dei saggi precendenti e forse addirittura riconducibile ad epoca romana o alto medievale (entrambe le ere furono floride per gli abitati daunni). Durante i lavori di scavo sono stati individuati ed indagati un tipico compound (saggi 1-2) ed una struttura ipogea (4 e 10) posta al centro dell’area da esso limitata, un ampio tratto (3 e 11) del più interno dei tre fossati di recinzione ed un tratto (8-9) del più esterno dei tre fossati di recinzione. Il fossato centrale sembra si interrompa immediatamente prima dell’area interessata ai lavori di posa dei sottoservizi. Dunque, in linea di massima, non dovrebbe essere coinvolto in eventuali ‘incidenti’. Ma c’è da fare estrema attenzione se non si vuole rischiare di mandare in fumo millenni di storia.

Le polemiche. Il Centro Studi naturalistici, capeggiato da Vincenzo Rizzi, è il primo dei grandi avversari del progetto di Trisciuoglio. Da mesi ormai, ovvero già da luglio, Rizzi ha avviato un botta e risposta con il Comune di Foggia. Una diatriba ad alta intensità che, va detto, non ha portato allo smantellamento delle gru. D’altronde, l’assessore all’Urbanisca, Luigi Fiore, ciondola fra posizioni divergenti. In un primo momento ha sostenuto che “il sito archeologico non è nelle nostre mappe” malgrado l’attività di scavo, il convolgimento dell’impresa Silvia e, addirittura, disconoscendo indirettamente l’affermazione del Rettore dell’Università degli Studi di Foggia, Giuliano Volpe, che ammette, al contrario che l’area dell’indagine rientra nella Carta dei Beni Culturali della Puglia e nel Sistama Informativo Territoriale della Regione Puglia, accessibile, ricorda Rizzi, “da tutti gli enti locali e gli enti pubblici, come strumenti di screeening preventivo per qualsiasi pianificazione”. Poi, in un secondo momento, di fronte all’evidenza, s’è lasciato andare – lo ricorda lo stesso Rizzi nell’ormai famosa lista delle 8 domande cui Fiore non ha dato risposta – ad un preciso: “Se lo avessimo saputo il comune non avrebbe mai rilasciato i permessi a costruire”.

Permessi costruzione. E, a proposito di permessi, da gennaio a giugno (sono dati ufficiali forniti dall’Ufficio Urbanistica di Palazzo di Città) ne sono stati rilasciati 130, quasi tutti (ma non tutti) finalizzati all’edilizia residenziale in una città che, secondo le stime ufficiali dello Svimez, ha perso oltre 3000 abitanti in 10 anni; dove non c’è ritorno degli studenti fuori sede, ed in cui l’Università non riesce a fungere da catalizzatore per bacini esterni. Pure, in totale, i permessi autorizzano l’erezione di 726 appartamenti, 2485 stanze, 2528 vani, 223.854 mc di volumetrie e 97.994 mq di superficie.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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Foggia, ecco l’elenco dei reperti di Via Parini. Ma la ‘Silvia’ procede ultima modifica: 2011-11-02T23:59:11+00:00 da Piero Ferrante



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Commenti


  • milly

    siamo davVero allo schifo totale!!!quello che la terra ci restituisce(e non solo come agricoltura!) in termini di STORIA E PREISTORIA, ce lo portano via INETTI E COMPIACENTI POLITICANTI CHE STANNO SOLO AFFOSSANDOCI ANCORA PIù!! e sì che la nostra città si chiama FOGGIA, ma ne abbiamo le…”FOSSE” PIENE DI QUESTA GENTAGLIA CHE FINGE DI GOVERNARCI, ma in realtà GOVERNA SOLO LE ENTRATE PER LE PROPRIE TASCHE!!!E dov’è la SOPRINTENDENZA DEI BENI ARCHEOLOGICI??!! Sta lì solo di nome opp. riesce OGNI TANTO a SALVAGUARDARE QUELLO PER CUI è STATA ISTITUITA??!!!e IL COMUNE che fa, dorme??o è TROPPO IMPEGNATO A RILASCIARE PERMESSI??!!quando avrete finito, vi resteranno SOLO QUELLI PER IL CIMITERO, perchè tanto questa sarà SOLO UNA CITTA’ DI MORTI…


  • caterina

    no, secondo me è il solito schifo. e, troppo spesso le amministrazioni devono “fare sintesi”…
    siamo alle solite, ma scusate una domanda ce l’avrei, ricordo male o la silvia costruzioni di trisciuoglio è la stessa impresa che nel duemila distrusse tre palazzi (di cui uno del cinquecento) e un arco detto arco di san michele?
    mi sembra di ricordare una cosa del genere.

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