Macondo

Macondo – la città dei libri

Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Scritto con il sangue ∞
di Piero Ferrante

Chiudete le porte, sbarrate le finestre, aprite “Re macchiati di sangue”, non senza prima passare per la copertina da urlo scelta dai tipi della Revolver (collana noir delle Edizioni BD). Gettatevi dentro a capofitto, invadete le pagine, saltateci dentro metafisicamente. Divoratelo, sbranatelo, consumatelo, inghiottitelo come un’anaconda fa con un’antilope. Non siate morigerati, prendete a spallate, senza remore, tutte le distrazioni; abbattete le porte dell’empirismo che vi circonda perché per 430 pagine e svariate ore avrete la sensazione che non vi sia null’altro al mondo all’infuori di Tim Willocks e del suo romanzo. Non esisteranno più lo spazio né tempo. Non nella forma in cui li conoscete. Esisteranno solo pagine e inchiostro. Penderete dalle labbra di Willocks come la pigna più alta di un abete norvegese battuta dal vento del Nord, come la carcassa di un bufalo con un gancio infilzato nel culo, come il moccolo dal naso di un bambino. Tutte le volte che proverete a caderne giù, ne sarete tirati su. Ancora, ancora e ancora.

“Re macchiati di sangue”: assolutizzante. Un gorgo che trascina e immobilizza. Un romanzo di vendetta e di violenza, di odio e d’amore. “Re macchiati di sangue”: nero. Cupo, sporco, lurido come l’anima del demonio in persona. “Re macchiati di sangue”: turbante. Una doccia ghiacciata e ritemprante dal cui soffione sgorga adrenalina liquida. “Re macchiati di sangue”: perfetto. Perché – ma “Religion” e “Il fine ultimo della creazione” ne erano stati bastevoli suffragi – Tim Willocks è la prova provata che il noir è una roba seria e pazientemente costruita, mica letteratura di consumo per dilettanti allo sbaraglio, mammolette di primo pelo o casalinghe dall’unghia posticcia. È la verità inappuntabile, quasi giudiziaria, che c’è del bello scrivere anche nel marcio, che non sono (come crede qualcuno fine di palato) quindici vocaboli che fanno un genere.

Un bello scrivere impreziosito da una trama da cardiopalma. Il plot messo in piedi dallo scrittore irlandese è avvolgente. Tocca realtà e finzione, mesce problemi e tematiche attuali con azioni mirabolanti, costruisce personaggi che non sono molli pupi in balia del vento creativo del narratore, ma vivono vite a sé stanti, cogitano propri pensieri, producono danni e ricercano soluzioni. Ognuno di loro è un universo scosso da tempeste solari interiori; ognuno di loro vive per redimersi; ognuno di loro ha una luce nascosta dietro un fitto alone di buio. Clarence Jefferson, il capitano di polizia spietato e corrotto, titolare d segreti che potrebbero far tremare il palazzo; Gene Cicero Grimes, psichiatra devastato dalla vita, titolare, suo malgrado, di quei segreti; Faroe Filmore, ultimo discendente di una famiglia di razzisti, le cui gambe, di fronte a quei segreti, vacillano; Lenna Parillaud, fragile e spietata, piegata agli eventi, con l’anima piena di ematomi. E poi Rufus Atwater, Ella Mc Donalds, Geroge Grimes, Roberto Herrera e Titus Oates, come tanti denti dell’ingranaggio di un orologio letterario a cucù che, giunta l’ora esatta, invece dell’uccellino, vomita sangue.

“Re macchiati di sangue” è uno dei rarissimi esempi di quanto la letteratura possa essere ancora capace di eccitare i sensi, roteandoli e scuotendoli fino all’orgasmo. E farsi toccare da Willocks è un vero piacere.

Tim Willocks, “Re macchiati di sangue”, BD 2012
Giudizio: 5 / 5 – Punto G
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∞ Passa per l’amore ∞
di Roberta Paraggio

Agar porta parrucche per nascondere la calvizie di vecchia. Nel suo sguardo c’è la Grecia che ha lasciato per amore tanti anni prima, nella sua mente ancora estranea all’oblio si è affacciato un nuovo dolore che le toglie quasi il respiro già dimezzato dall’unico polmone funzionante. Luca non ha alopecia da nascondere, il suo respiro è lungo, atletico, il suo corpo è sano, lui è un militare, lui è uno di quelli che è andato in missione in Afghanistan. Eppure con la vecchia greca condivide un dolore, un amore che nessuno ha voluto o saputo capire, quello per Marcello, nipote di Agar e suo compagno di vita e di missione. Un amore nato nell’esercito ma tenero come un fuscello, come quel fiore che forse Marcello stava per coglier quando si è allontanato dagli altri. E poi, Marcello non ha fatto più ritorno, il suo corpo lo ha trovato solo il vento del deserto per consumarne i brandelli, la sua bara è arrivata in Italia coi cordogli e le bandiere, e dentro non c’era niente, era un simulacro all’eroe che è andato a farsi ammazzare, a farsi consumare la carne.

E li, in aeroporto c’era Agar col suo sguardo ammonitorio e neanche più una domanda da fare, e li c’era anche Luca, il collega, commilitone ma mai amore, mai amante. Non piangere troppo Luca, che sennò qualcuno si potrebbe insospettire e il glorioso esercito come potrà mai giustificare, e Marcello non sarebbe neanche più un eroe.
Quinta uscita della collezione Sabot/age delle edizioni E / O “Non passare per il sangue”, di Eduardo Savarese, parte dall’incontro di questi due mondi sconosciuti che diventano tre con Marcello, che appare di continuo nei racconti della jajà Agar che lo narra bambino, e in quelli di Luca che adesso ha una nuova missione, quella di consegnare alla nonna gli oggetti rimasti a sopire in una valigetta grigia che sembra non volersi mai aprire. Dentro ci sono gli occhiali, i nastrini dei regali, i libri…e i segni di una omosessualità che Agar non ha mai voluto conoscere e riconoscere nel suo unico nipote, quel Marcelo che da bambino non voleva giocare a pallone, che lei riprendeva con voce severa perché non sculettasse.

C’è un anello che sbrilluccica in quella valigia e c’è un amore che per Agar è sbagliato, un amore sterile che non passa per il sangue, che non è amore, che va taciuto, che non procrea che dolore e vergogna e che suscita nella vecchia nonna il più cocciuto rifiuto e una sordità di sentimenti che supera quella reale e relativa all’udito. Già segnalato al Premio Calvino 2010, con il titolo “L’amore assente”, questo di Savarese è un romanzo in apparenza sull’incompatibilità, nel senso che ci racconta di tutta un’altra guerra, che non ha un fronte specifico, ma che mantiene in un’allerta costante i sensi, è la strenua battaglia di chi non vuole sentire, di chi si pone per forza in contrasto, di chi porta avanti un senso del peccato tanto profondo da divenire punizione. Ma questa guerra ha anche un epilogo che pure resta acre, che non consola, c’è un abisso che non si colma del tutto, c’è un sorriso di cui restiamo in attesa.

Eduardo Savarese, “Non passare per il sangue”, E/O 2012
Giudizio: 3, 5 / 5 – Luca aveva un amore….
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

“Gatto tigrato e Miss Rondinella” (Jorge Amado, Mondadori)
Gli occhi velocemente si appropriano dei concetti in forma di parole.
Le parole non hanno bisogno di grandi spiegazioni: sono semplici, sono destinate ai bambini.
Eppure, quel che leggi in quelle parole ha il potere straordinario della seduzione.
Le leggi del mondo: di questo mondo.
Nel quale a farla da padrone non è il bene comune, ma il suo sovvertimento: se qualcuno è malvisto, se qualcuno ha un’etichetta che lo marchia, non sforziamoci di capire se si tratta di un essere che ha bisogno di una mano.
No!
Coalizziamoci per parlargli addosso.
Tutto quello che c’è nel mondo viene passato al setaccio di un osservatore acuto, uno che del mondo conosce anche l’interno, non solo quello che arriva alla luce delle apparenze.
Ma la sua sostanza.
Un essere vivente non è quello che appare a uno sguardo superficiale, alla luce di schemi che si perpetuano nei secoli.
Un essere vivente è ciò che di lui hanno fatto la sua nascita, il suo vissuto e gli altri esseri che ha incontrato lungo il percorso.
Se, dunque, ha fama di essere l’ultimo degli ultimi, può avere delle opportunità?
E cosa può dargli queste opportunità?
L’amore!
E l’ascolto.
E la comprensione.
E lo struggimento.
Anche se poi non ci sarà la fine sperata.
Ma il sentimento porterà luce e sorrisi laddove nulla del genere si era mai visto.

Sembra una storia di esseri umani e forse ci sono ma mascherati da gatti tigrati, rondinelle, pappagalli, usignoli, mucche…
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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILELIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Tim Willocks, “Re macchiati di sangue”, Revolver 2012
2. Matteo Strukul, “La ballata di Mila”, E/O 2012
3. Tim Willocks, “Religion”, Cairo 2006

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. Luis Sepùlveda,“Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”, Guanda 2012
2. Glenn Cooper,“I custodi della biblioteca”,Nord 2012
3. Benedetto xvi,“L’infanzia di Gesù”, Rizzoli 2012

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MACONDO RICORDA BENEDETTO PETRONE



PER SAPERNE DI PIU’
Nico Lorusso, Ignazio Minerva, “Le due città. I giorni di Benny Petrone”, Manni 2007

Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com



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