Manfredonia
A cura di Vincenzo Moccia

Manfredonia, Salvatore Zingariello “Referendum, queste le ragioni del SI'”

Dillo a Stato: partecipa in trasmissione, inviando una mail a segreteria@statoquotidiano.it

Di:

Manfredonia. “Rassegna Stato”, edicola quotidiana a cura della redazione di Stato Quotidiano.it.

Rassegna Stato sera del 2 dicembre 2016 con Salvatore Zingariello (Pd), vicesindaco, assessore ai lavori pubblici a Manfredonia e coordinatore cittadino dei sostenitori del Si al referendum costituzionale del 04 dicembre 2016.

A cura di Vincenzo Moccia.

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Manfredonia, Salvatore Zingariello “Referendum, queste le ragioni del SI'” ultima modifica: 2016-12-02T20:35:32+00:00 da Redazione



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Commenti


  • DoniaNO

    Mang na volt..ciao ciao..


  • No

    Si, a casa! Cangiabandir


  • Raffaele Vairo

    Se fossero vere gran parte delle cose dette da Salvatore Zingarello sarei indotto a votare SI’. Ma la verità non è quella che ci ha raccontato. Le dichiarazioni del nostro Vicesindaco sono quelle che sentiamo ormai da mesi nella “propaganda” governativa, amplificata da giornali e televisioni che, con le dovute eccezioni, sono asservite ai potenti di turno.
    Non è possibile contraddire, in questa sede, tutte le dichiarazioni di Zingariello che non condivido. Mi limito solo ad evidenziare alcuni “rischi” di questa riforma.
    1. Il Presidente del Consiglio, con il combinato disposto Riforma costituzionale e legge elettorale (Italicum), avrà uno strapotere incontrastato e incontrastabile senza nessun reale contrappeso costituzionale: come capo del proprio partito diventerà “il padrone” assoluto non solo del del governo ma anche del Parlamento. Potrà, di fatto, scegliersi il Presidente della Repubblica, ma anche i membri della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura di nomina parlamentare, i componenti delle Autorità “indipendenti” (Autorità per l’energia elettrica e il gas, Garante per la protezione dei dati personali, Autorità garante della concorrenza e del mercato, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ecc.), l’amministratore delegato, il Cda e il Direttore generale della Rai e controllare, in questo modo, il sistema pubblico dell’informazione. Potrà, inoltre, cambiare la Costituzione a suo piacimento ogni volta che vorrà. Un vero premierato assoluto…
    2. La riforma indebolisce le autonomie territoriali reintroducendo una clausola di supremazia statale sulle Regioni ed Enti locali.Si sconfessa, così, l’evoluzione storica, sociale, economica e politica degli ultimi decenni.
    3. La riforma diminuisce il potere dei cittadini. creando nuovi ostacoli agli istituti di democrazia diretta. Oggi per presentare una legge di iniziativa popolare bastano 50 mila firme; in futuro ne occorreranno 150 mila (il triplo). Per i referendum abrogativi le firme da raccogliere salgono da 500 mila a 800 mila.
    4. La riforma si riflette anche sulla prima parte della Costituzione. Non è vero che la modifica della sola Parte seconda della Carta costituzionale (sull’ordinamento della Repubblica), non intacca le garanzie contenute nella Parte prima (sui diritti e i doveri dei cittadini). In realtà, le due parti della Costituzione sono strettamente collegate. Eguaglianza, diritti e istituzioni, come ho già avuto occasione di dire, sono inscindibili. La riforma costituzionale e l’Italicum (legge elettorale anticostituzionale, infatti la vogliono cambiare) consegnano molte decisioni fondamentali ad una maggioranza (che in realtà è minoranza nel Paese) dominata dal leader del partito e sostenuta di fatto da meno di un terzo dei consensi elettorali. Questa “finta” maggioranza potrebbe decidere da sola sui diritti fondamentali di libertà, sull’indipendenza della Magistratura, sulle regole dell’informazione, sui principi dell’etica pubblica, sulle prerogative del ceto politico, sulle leggi elettorali e perfino su ulteriori revisioni costituzionali.
    5. La riforma non abbatte radicalmente i costi della politica. I risparmi del nuovo Senato sono irrisori (circa 50 milioni all’anno) ma non si considerano i rimborsi spese (spese di viaggio, alberghi 5 stelle, ristoranti, ecc. per sindaci e consiglieri regionali provenienti da ogni parte d’Italia). Per risparmiare la stessa cifra, sarebbe bastato ridurre del 10% le indennità di deputati e senatori e ridurre il numero dei deputati.
    Con una Camera formata da deputati nominati dai capi-partito, con una maggioranza virtuale, con un Senato depotenziato e con modalità di elezione confuse e contraddittorie…come potrà ancora dirsi che “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1 della Costituzione)?
    Un ultima riflessione mi permetto di fare.
    Il 5 dicembre, chiunque vinca, ci ritroveremo in un Paese ancora più spaccato; circa la metà degli italiani non si riconosceranno nella Costituzione che, com’è noto, è la legge fondamentale dello Stato che tutti (cittadini e Istituzioni) dovrebbero osservare.
    In questo particolare e difficile momento storico del nostro Paese abbiamo bisogno di stare uniti e non dividerci. Lo dobbiamo non solo a noi stessi ma, sopratutto ai giovani e ai nostri figli.
    Saluto e auguro buona fortuna tutti, favorevoli e contrari alla riforma!


  • Valentino

    X r. Vairo tutte le risposte che hai dato sembrano un copia incolla…..nel referendum non si parla di legge elettorale;
    le autonomie locali, come più volte i 5 stelle hanno accusato, godono di libertà di decisione che si traduce in un blocco di infrastrutture (si pensi alla costruzione di una strada che percorre più regioni) e spreco di denaro pubblico, con la riforma invece i rappresentanti, eletti dai cittadini, al senato tutti insieme possono far sentire la loro direttamente al governo e favorire lo sviluppo regionale o locale;
    AI referendum non si raggiunge più il quorum quindi aumentare le firme si traduce in un maggior coinvolgimento dei propositori del referendum verso il popolo disinteressato, poi non si resta più bloccati sul 50+1% ma si terrà conto dei votanti alle ultime elezioni, inoltre per quello abrogativo, vista la mancanza del quorum, è giusto alzare il numero delle firme si tocca la costituzione;


  • Andate via da Manfredonia!

    Vai a lavorare! Non mi frenate più’! Tu dici si e io traccero’ il No!


  • Ano


  • Marco vota Si

    Questa riforma è così malvagia da peggiorare il sistema costituzionale vigente? È così malfatta da giustificare un voto di rigetto che, calato nell’attualità politica, darebbe legittimità a forze e soggetti – tra quelli vecchi e quelli nuovi – che ritengo essere una minaccia concreta ai valori democratici della Costituzione stessa e allo sviluppo del nostro Paese?

    A queste due domande rispondo no e no. Pertanto, al referendum, voto SI.

    Il dibattito in merito al referendum è teso, ormai da troppo a lungo, per consentire di trovare in poche righe la sintesi delle molte questioni che il voto del 4 dicembre comprende. Provo a condividere qualche elementare pensiero. Procedo, come per le due domande iniziali, per sottrazione.

    Questa riforma non risolve il bicameralismo perfetto e non è l’ultima occasione. Il bicameralismo perfetto è un sistema figlio del suo tempo e del compromesso che ha portato a una Carta costituzionale mirata a garantire un estremo bilanciamento fra le forze, un equilibrio che, dopo il fascismo e la guerra, era più importante di un funzionamento più efficiente. Bisognava dare poltrone e peso e voce a tutte le forze e i territori, fascismo escluso. Ma questo fu un compromesso, necessario perché le condizioni lo richiedevano. Se fosse proposto oggi lo si additerebbe a “pasticcio, inciucio della casta, poltrone su poltrone con gente che fa le stesse cose”. In ogni caso, già i padri costituenti ritenevano fosse da cambiare, in seguito. Chiunque abbia aperto un libro di diritto costituzionale negli ultimi 35 anni lo ha letto e riletto. Questa riforma non é un passo in quella direzione, è “il” passo nella giusta direzione. Perché un’altra occasione, in tempi ragionevoli, non ci sarà. E seppure migliorabile, questa riforma, se approvata, darà l’impulso iniziale per i successivi ritocchi. Se rigettata, nessun politico sano di mente si confronterà con il proprio suicidio elettorale per molti anni. Per non parlare del fatto che, sul fronte del NO, le varie forze schierate non saranno mai d’accordo fra loro su nulla, figuriamoci su un’altra riforma costituzionale. Ecco perché sì, questa è – almeno in tempi di cui è sensato ragionare – l’ultima occasione. Chi propone un’altra riforma, ma si oppone a questa, parla – magari buona fede – di un’opzione irreale.

    Non è la riforma perfetta. Certamente non lo è, così come nulla che esca da un Parlamento, calato in uno scontro politico, frutto di compromesso. Infatti non lo è nemmeno la vigente Costituzione, che qualcuno ora difende come se fosse la Bibbia (peraltro gli stessi che sarebbero pronti a “stuprare” la Carta Costituzionale domattina). Non è così. La riforma non sarà perfetta, ma sulla definizione di “perfetto” nessuno è d’accordo. Non significa nulla. Per la destra sarebbe “perfetto” il presidenzialismo. Per la sinistra il contrario. E quindi come lo troviamo il tanto menzionato “consenso” fra le forze, senza il quale non si può toccare la Carta costituzionale? Semplice, non lo troviamo. Mai. È impossibile e perfino indesiderabile. La Costituzione vigente è stata adottata con il consenso di tutti? No. I fascisti avevano perso e – deo gratias – non hanno partecipato alla redazione della Costituzione. La cosa è un male? Non direi. L’argomento del consenso di tutti è una favola, che al massimo attiene alla politica ma non alla legittimità di una norma. E anche in politica, è una favola. Non esiste e non deve esistere il consenso di tutti. Io non voglio il consenso di Salvini, tanto per cominciare. Tutto ciò lo sapeva bene il Costituente, che ha infatti previsto l’art. 38 della Carta, in base al quale la stessa si può cambiare a “colpi di maggioranza”, seppur larga, rafforzata, qualificata e magari con referendum popolare. Questa è democrazia, almeno secondo me. Sul consenso: questa riforma è stata votata e rivotata in Parlamento anche da Bersani e Berlusconi, che ora per ragioni su cui è persino inutile spendere tempo fanno campagna per il NO. Ma di quale consenso stiamo parlando?

    La riforma ci consegna uno Stato autoritario e antidemocratico. Se a dirlo è Berlusconi, che ha provato a piazzare in Costituzione il presidenzialismo, quando questa riforma neanche ci pensa di lontano, già dovrebbe far riflettere. Ma restando nel merito, non ritengo che i rapporti fra Governo e Parlamento sarebbero stravolti a detrimento del processo democratico del Paese. La democrazia in Italia, come altrove, è minacciata da sistemi poco rappresentativi e da forze cristallizzate in una palude clientelare che va spezzata, così come da quelle forze che si propongono come anti-elitarie e che sono spesso reazionarie, populiste e pericolose. La democrazia è anche minacciata dal fatto che una maggioranza eletta dai cittadini non riesca a governare in maniera logica, dovendosi per regola affidare a coalizioni che sono solo agglomerati clientelari. Meglio la chiarezza, qualcuno le elezioni le deve vincere (Zagrebelsky, I’m sorry) e deve avere la possibilità di governare. Anche se si chiama Grillo e spero non succeda mai, se vince deve poter governare. Questa è democrazia. Altrimenti si rimane in un brodo di accordi strani che fanno nascere il rifiuto della politica e danno luogo proprio alla nascita di forze anti-politiche molto pericolose. Se è vero che la democrazia è meglio garantita dalla presenza di più Camere, “perché i cittadini possono scegliere di più” (come dice Di Maio), allora perché non proporre la creazione di una terza e magari di una quarta assemblea legislativa? Da ultimo, il Senato come quello emergente dalla riforma si appaierebbe all’architettura costituzionale della stragrande maggioranza dei Paesi europei, nei quali la Camera bassa è il vero parlamento, e il Senato al massimo rappresenta le realtà locali o fa da organo consultivo. Ma allora non sarebbe meglio eliminarlo del tutto? Certo. Ma in questa direzione va il SI, non il NO, che lascia tutto immutato.

    È una riforma centralista. No. Il riordino delle competenze fra Stato e Regioni è necessario. Non per ricondurre a Roma le decisioni sul tutto, ma perché la democrazia non significa un sistema in cui si creano conflitti su chi deve decidere cosa. Democrazia amministrativa significa sussidiarietà: a vari livelli di questioni corrispondono vari livelli di organismi decisionali: l’Unione europea, lo Stato, le Regioni e (saltando le Province) i Comuni. L’assetto attuale ha dato luogo alla creazione di centri di corruzione, clientelismo e sprechi a livello regionale in nome dell’autonomia sbandierata come religione, quando invece si tratta, ancora una volta, di frammentazione per creare sacche di potere locale. Non entro nemmeno nella questione del CNEL, sulla cui inutilità – se non quella di cimitero degli elefanti di politici in pensione pagati a spese dei contribuenti – mi auguro non esista un dubbio al mondo.

    Si dovrebbe votare solo nel merito, senza entrare nella questione politica. No, non si dovrebbe. E nemmeno si potrebbe. Se è vero che bisogna concentrarsi sul merito, è sempre vero che ogni riforma di questa portata è politica, è calata nella politica, è calata nella realtà e nella storia. Molti, me compreso, criticano Renzi per avere personalizzato il quesito, “o con me o contro di me”. Tuttavia, non vi è dubbio alcuno che anche senza questa sua spinta, le forze politiche contrarie avrebbero lanciato la campagna sui toni del “Renzi vai a casa”. Quindi la cosa vale per entrambi. La situazione politica attuale, in Italia, in Europa e nel mondo, non è normale. Il populismo nazionalista, i toni arrabbiati, il prima il popolo e la nazione, il razzismo, stanno dilagando. Siamo davanti a situazioni molto simili a tristissimi precedenti. E anche allora si sottovalutava. Ritengo che fare finta di nulla rispetto a questo sia pericoloso. Vedere uno schieramento per il NO composto da fascisti, xenofobi, residuati della prima repubblica (che hanno ridotto il Paese nell’attuale miseria e sono essi la causa della nascita delle forze dell’antipolitica), e qualche costituzionalista anima candida che fa il purista – a torto -, mi lascia perplesso e preoccupato. Peraltro, il “voto utile”, il voto del “meno peggio”, sono concetti eticamente assolutamente corretti. Non amo la Clinton. L’avrei votata per evitare l’elezione di Trump? Senza un dubbio al mondo. Non si può fare finta che la storia non esista. E ci sono momenti in cui bisogna decidere da che parte stare. Io non voto con chi blatera idiozie sull’Europa, con chi butterebbe a mare gli immigrati, con chi difende una Costituzione che non conosce, con chi ritiene questa riforma sbagliata solo perché non l’ha proposta lui, con chi la avversa perché teme di essere spazzato via dalla scena politica (vero D’Alema?) e per 30 anni non ha fatto nulla condannandomi a Grillo e Salvini (e quindi Trump, Le Pen, Farage), e ora ne spartisce le sorti.

    I toni apocalittici sono sbagliati. Sì, vero. Compresi quelli che recitano:

    – “quelli che hanno proposto la riforma sono i serial killer del futuro dei nostri figli” (Grillo);

    – “questa è una dittatura alla quale preferirei Pinochet” (Grillo);

    – “Renzi è peggio di Mussolini” (qualche esponente dell’ANPI);

    – “il SI è l’attacco finale dei mercati al benessere dei lavoratori” (anonimo).

    Non spendo quindi nessuna parola a commentare i toni apocalittici di chi sostiene il SI, perché non mi pare che quelli a favore del NO siano da meno.

    In conclusione. Ritengo questa una riforma giusta, attesa, necessaria. Non cambia i valori fondamentali della nostra Costituzione (intoccabili, infatti) e anzi li rafforza. Rende il funzionamento della macchina Paese migliore. Lo rende anche più democratico, facendo un deciso passo in avanti verso l’eliminazione di paludi clientelari locali che sono il terreno di coltura di ogni abuso, sopruso, e di ogni azione reazionaria contro di essi. Io non voglio che un senatore Mastella si svegli la mattina e decida di far cadere il Governo Prodi (che aveva faticosamente sconfitto Berlusconi), perché non ha ottenuto le sue prebende con cui garantire altre prebende ai suoi clienti, e così alimentare il proprio piccolo regime. A danno di tutti. Questa roba non è democrazia. Questa roba porta al disastro. E la nostra Costituzione, nei suoi principi di democrazia, è violentata ogni giorno in questo modo più che da qualsivoglia riforma. Come ha detto qualcuno,

    l’unica riforma perfetta è quella che non si confronta con la politica, perché non sarà mai approvata.

    IO VOTO SI


  • Raffaele Vairo

    Per Valentino,
    il copia e incolla di cui lei parla si riferisce a contenuti che io stesso ho più volte elaborato e citato. Quindi si tratta, al più, di un copia e incolla di me stesso!
    Lei tra l’altro dice: “le autonomie locali, (con l’attuale Costituzione – Ndr) godono di libertà di decisione che si traduce in un blocco di infrastrutture”. A riguardo, mi permetta una domanda: Quello che dice si riferisce e vale anche per il maxi deposito GPL Energas sul nostro territorio?
    In riferimento al nuovo Senato lei, inoltre, scrive: “Con la riforma i rappresentanti (cioè i Senatori, NdR), eletti dai cittadini (sic!), al senato possono far sentire la loro direttamente al governo e favorire lo sviluppo regionale o locale”. Qui, veramente, lei è stato bravo, perchè è riuscito a fare diverse capriole…
    I nuovi senatori saranno eletti su base partitica e, come tali, invece di rappresentare le istituzioni territoriali, saranno portatori di istanze politiche di parte.
    Tale impianto è significativamente diverso rispetto al modello tedesco, dove i senatori non sono, infatti, portatori di interessi politici di parte, ma rappresentano i Länder (stati federati), hanno vincolo di mandato (che da noi non c’è) e, quindi, l’obbligo di votare come deciso dal Land.
    Come vede le cose, riguardo al Senato, non stanno come lei le ha descritte.
    Cordialità.


  • Il partigiano

    Piuttosto che votare questa violenza sulla costituzione mi faccio mettere al muro!


  • Ventotene


  • DONA UN SORRISO A TANTI INFELICI

    Elettore sipontino sii buono e comprensivo.
    Renzi – Verdini – Boschi – Calenda – Zanetti – lo sceicco del Kuwait – il presidente Napoletano – Il presidente della Regione Campania – Paolo, Angelo, Salvatore, Michele, il presidente del Miragas..sono tutti tristi e preoccupati….
    donategli UN SI, li farete felici.


  • Giancarlo D'isita

    La vostra ignoranza dice chi siete. Il male che state facendo a questa terra vi ricompenserà.


  • Antonello Scarlatella

    Con tutto il rispetto per Salvatore, capisco comprendo le motivazioni per le quali invita a votate SI ma non vedo neanche il Video non serve.
    Io voto NO. Ma c’è un motivo è lo canta Vasco…
    ” Sai essere liberi, costa soltanto qualche rimpianto…si tutto è possibile persino credere che possa esistere un mondo migliore”


  • Valentino

    X r. Vairo. Rispetto al deposito di GPL io sostengo da sempre la tesi che il signor energas nel momento in cui tutti dal primo all’ultimo gli diranno di no, lui farà qualche cambio al progetto facendolo diventare deposito di metano. Mossa con la quale nessuno più gli dirà di no perché non lo potrà più dire. Posto ciò, la realizzazione di opere industriali con la riforma non sarà di solo podestà delle amministrazioni locali in quanto lo stesso amministratore avrà lo scranno parlamentare motivo per cui ha l’obbligo di promuovere una politica più efficiente. Se il mio sindaco o consigliere diventa senatore non sta 4/5 giorni a Roma ma ci andrà poche volte al mese ciò lo avvicina al popolino che lo ha votato e che con lui potrebbe dialogare tutti i giorni. Al contrario se il governo centrale decide di mettere tra casa mia e casa sua una centrale, un ponte, un qualsiasi cosa egli spinto dal suo lavoro, cioè dal fatto che in primis fa politica per il territorio, può direttamente intervenire.
    Così rispondo in parte anche alla seconda nota che fa. Il referendum non è sulla legge elettorale, dite la verità alla gente. Per il senatore ci sarà una seconda scheda dove io e lei potremmo scrivere il nome X e X, se risulterà vincente nelle urne, avrà il mandato dall’assise regionale o comunale a seconda di dove X è stato candidato. Posto che la legge elettorale CHE SI FARÀ DOPO IL REFERENDUM resti immutata rispetto al testo oggi in parlamento. Non si vota sulla legge elettorale.


  • COGEMESI (ControlloeGestioneMentaleSipontini)

    Tutti stanno rispondendo ai comandi inseriti nel cervello delle masse locali..


  • Io.

    Ma che faccia …….


  • fernando

    “Naso di legno cuore di stagno, burattino”.
    dicono? Dicono pure che gli asini volano.
    neanche lo ha visto da lontano il testo della riforma, ha anche la presunzione di spiegare la riforma, ma và
    Burattino.


  • 5 stelle

    Referendum, a Manfredonia 62.91% NO …dimettiti come il tuo amico renzi…

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