Editoriali

«Il re è nudo, ora Fiat dica cosa farà»

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L'Ad FIat Sergio Marchionne (st - Ph: italianstyle)

In queste ore sembrano i botti di Capodanno, ma non vorrei che a noi ci lasciassero solo la puzza di zolfo. Ora la Fiat può giocare a mano libera. La testa del gruppo rimarrà in Italia? La capacità installata di produzione sarà confermata? Avremo finalmente una missione industriale anche per Mirafiori e Cassino? Il governo dovrebbe convocare tutte le parti al tavolo e chiedere garanzie sul futuro degli stabilimenti italiani“. Lo afferma Michele De Palma, coordinatore Fiat della Fiom, commentando la notizia dell’acquisizione totale da parte di Fiat del gruppo Chrysler.

“Non sappiamo nulla sulle ripercussioni dell’intesa per i lavoratori italiani ed europei del gruppo. Il presidente del Consiglio deve pretendere chiarezza”. “L’accordo raggiunto tra la Fiat e il fondo Veba – aggiunge De Palma – ci dice che è scongiurato il fallimento della fusione che rischiava di avere effetti drammatici su tutto il gruppo, ma quell’accordo è stato reso possibile senza che la proprietà abbia messo un solo euro. L’acquisizione di Chrysler è il frutto del know how e della capacità industriale degli stabilimenti italiani, la pagano solo i lavoratori italiani“.

“L’acquisizione della Chrysler da parte del gruppo Fiat mi pare un fatto di grande rilevanza, anche in ragione delle sinergie possibili e auspicabili sui mercati mondiali, oltre che per il riposizionamento della multinazionale rispetto alle case costruttrici concorrenti”. Afferma poi in una nota il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

“Dopo questo importante passaggio che definisce l’assetto proprietario – prosegue – è indispensabile che Fiat dica cosa intende fare nel nostro Paese, come gli stabilimenti italiani possano trovare la loro collocazione produttiva nel gruppo, così come auspichiamo che la direzione dell’impresa, intendendo con questo la direzione strategica e la progettazione, resti italiana e mantenga una presenza qualificata in Italia. È ora altrettanto indispensabile sapere su quali mercati Fiat intende competere e posizionarsi. L’alta gamma, infatti, vede oggi crescere la presenza del marchio sul mercato globale con modelli di qualità, ma ancora una volta da soli questi non garantiscono un futuro agli stabilimenti italiani”.

Il re è nudo. Ora Fiat deve calare la carte sugli investimenti in Italia. Bisogna aprire subito un confronto sul destino di Mirafiori ma anche degli altri stabilimenti italiani”, afferma Vittorio De Martino, segretario generale della Fiom Piemonte. “Tutto era bloccato perché bisognava risolvere il problema con Veba. Ora non ci sono più alibi, la Fiat dica cosa intende fare”, osserva De Martino per il quale l’accordo già fissato per il 9 gennaio tra azienda e Fiom “è l’occasione per avviare il confronto sul futuro delle fabbriche italiane”.

“Era tutto previsto, un percorso segnato. Non ha neppure senso discutere di baricentro geografico che si sposta perché il baricentro è già negli Usa” dice Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese. “Mi aspetto che il governo chieda subito piu’ chiarezza sugli stabilimenti italiani senza aspettare la fine del primo trimestre”.

Se la Fiat è ora con l’acquisto definitivo della Chrysler un gruppo “globale” è anche merito dei sindacati italiani. E’ invece il commento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni in una nota, in cui sottolinea che si tratta di una notizia “positiva”. “Spero che adesso – afferma – l’opinione pubblica italiana riconosca l’errore di aver bistrattato la strategia di Marchionne e l’azione responsabile della Cisl e degli altri sindacati in questi anni difficili per il settore auto nel nostro paese ed in Europa”.

La notizia dell’acquisizione è “un evento storico” anche per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. “Finalmente avremo una società globale in grado di reggere i prossimi decenni sul mercato automobilistico mondiale”. Cosi’, commenta l’accordo con cui tutta Chrysler passa alla Fiat. “Un’azienda forte, solida dal punto di vista finanziario avra’ risorse per investire anche in Italia, vendere su tutti i mercati e garantire tutti i posti di lavoro. L’alternativa sarebbe stata la chiusura di tutti gli stabilimenti”, osserva Angeletti. “Ora mi aspetto che, come è stato gia’ assicurato, Fiat faccia gli investimenti negli stabilimenti italiani, con l’augurio che le macchine vengano poi vendute”.

“Si tratta di una notizia positiva non solo per Fiat ma per l’intero panorama industriale italiano che in gran parte sta ancora vivendo una crisi senza precedenti ed è ben lontano dal potersi permettere una simile operazione”, gli fa eco in una nota il segretario dell’Ugl, Giovanni Centrella. “L’importante -aggiunge in conclusione il sindacalista. è che tale avvenimento storico, con il quale Fiat diventa a tutti gli effetti un costruttore auto globale, possa portare anche nel nostro Paese più sviluppo e più investimenti”.

Intanto, dopo le lettere di licenziamento, parte da oggi il triste pellegrinaggio nelle sedi sindacali per l’iscrizione nelle liste di mobilità per i 174 lavoratori della della Lear e della Clerprem, aziende dell’ex indotto Fiat di Termini Imerese, specializzate nella produzione di sedili e imbottiture. C’è tempo fino al 7 gennaio e le tute blu, da ieri ufficialmente estromessi dal loro posto di lavoro, non possono sforare, pena la perdita di una parte della già magra indennità: 850 euro il primo anno, 650 il secondo, rispetto a una stipendio di 1400-1500 euro.

E “fa rabbia”, spiegano, l’entusiasmo di Sergio Marchionne dopo l’accordo che consente a Fiat di completare l’acquisizione di Chrysler, “mentre qui cancellano operai e la storia industriale di Termini Imerese”. Così, dopo le incombenze burocratiche di queste ore per blindare l’indennità, i lavoratori sono “pronti a fare scattare la protesta”. I colleghi delle altre ditte sono stati più fortunati, perché le aziende hanno scelto di attendere e di far scattare la cig in deroga sino al 30 giugno. “L’iscrizione nelle liste di mobilita’ – spiega all’Agi Vincenzo Comella della Uilm – dovrebbe rappresentare un vantaggio rispetto alle ordinarie liste di disoccupazione, perché offre dei benefici a chi riassume. In teoria. Qui infatti non assume nessuno”.

Fonte Rassegna.it



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