Capitanata

Foggia, minoranza chiede dimissioni Mongelli. “Governano i salotti”

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La minoranza di Palazzo di Città (St)

Foggia – MUOIA Sansone con tutti i filistei. Traslato dalla Bibbia a Palazzo di Città si legga: si dimetta Gianni Mongelli con tutta la sua Giunta. Che, se al Popolo delle Libertà del capoluogo piace – eccome se piace – al resto delle minoranze, quelle de La Puglia prima di Tutto, de La Destra, della civica Prima Foggia arreca più d’un qualche fastidio. Questa mattina, è stato Paolo Agostinacchio, fiancheggiato da altri colleghi, a tracciare la road map dei duri e puri, con l’obiettivo, finale, che è uno solo: la caduta del regime dell’Ingegnere. “Presenteremo una mozione di sfiducia in Aula”, annuncia. L’altra uscita che l’ex sindaco missino prospetta al titolare di Corso Garibaldi è il suicidio del samurai. Leggasi, dunque, onorevoli dimissioni. Troppo brutta, per il padre padrone de La Destra pugliese, la nuova Giunta, infarcita, a suo dire, “di amici di amici”. E allora, furibondo per “la fine della politica”, e certo che passi indietro non ce ne saranno, chiede prese di posizioni forti da parte degli Assessori. A Augusto Marasco, ad esempio: “Si dimetta dall’ordine degli architetti”. E un fax verbale parte anche in direzione Pippo Cavaliere “ancora presidente dell’Associazione Antiusura” (in realtà si tratta della Fondazione Buon Samaritano, ndR)

“Foggia, governano i salotti”. Agostinacchio se la prende con tutti. Disegna scenari da apocalisse amministrativa con “i salotti che contano sempre di più” e dove, di converso, a patire è la politica, stritolata da quelo che chiama “inciucismo di basso livello”. Bacchetta anche le stesse opposizioni, “sgretolate e non più punto di riferimento della città”. In particolare, l’ex sindaco non fa nulla per nascondere l’incapacità di digestione delle mosse dei centristi. In un linguaggio schietto e da prima repubblica, li bolla come “democristiani”, in sostanza guidati dal consigliere regionale Giannicola De Leonardis. “De Leonardis – accusa Agostinacchio – è il vero padrone di Foggia”. Capace, a suo dire, di annettere tanto Palazzo di Città quanto Palazzo Dogana, tenendo in scacco sia Gianni Mongelli sia Antonio Pepe. Un rapido passaggio sfiora l’argomento Lucia Lambresa. “Riaverla nella sua casa politica è un auspicio. Resta però – la chiosa di Agostinacchio – il fatto che il suo abbandono della Giunta è una contraddizione degli accordi elettorali”. Per quanto sbagliati fossero, ai suoi occhi. Talmente tanto innaturali da meritarsi un paragone storico di primo piano: “patto Ribbentop-Molotov”

Bruno Longo: “Sindaco, dicci che vuoi”. Il più ‘tosto’ degli anti mongelliani, è, al contrario, il più moderato. Ovvero, quello più disposto a perdonare la leggerezza dei consiglieri pidiellini presentatisi a salutare il nuovo Governo cittadino due giorni fa. “E’ stato un incidente di percorso”, spiega Longo. Cose che passano, insomma. “Con il pdl è tutto chiarito. Nei prossimi giorni presenteremo, insieme, la mozione di sfiducia contro il sindaco Mongelli e firmeremo una nostra controrelazione rispetto al piano di rientro del Comune”. Documento che, sottoscritto, verrà sottoposto all’attenzione dell’esecutivo, della Corte dei Conti, del Prefetto Francesco Monteleone. Piuttosto, Longo prova a reindirizzare la battaglia contro l’avversario giusto. E comune. “Il comportamento mantenuto da Mongelli nei nostri confronti è addirittura offensivo. Malgrado la nostra disponibilità alla collaborazione, manifestata anche in Aula, siamo stati chiamati solo alla presentazione della Giunta”. Occasione durante la quale, con una frase raccolta da qualche organo di stampa locale, Enrico Santaniello pare si sia lasciato sfuggire un sintomatico: “Ne abbiamo piazzati quattro”. Longo a proposito nicchia e, invece, bada al sodo: “Vogliamo sapere dal sindaco il programma che intende realizzare questa nuova Giunta”.

“Sconfessata politica e tecnostruttura”. “Gianni Mongelli ha dimissionato la politica, contraddetto l’associazionismo e sconfessato la sua tecnostruttura, in prima battuta Carlo Di Cesare, che, fino a qualche tempo addietro, firmava tutti i provvedimenti economici del Comune e che, oggi, viene di fatto commissariato con la nomina di un assessore tecnico come Rocco Lisi“. Chi non ha dubbi sull’inversione ad U dell’amministrazione è Lucio Ventura, capogruppo de La Puglia prima di Tutto. I binari di Ventura sono gli stessi su cui si era mosso il treno Agostinacchio. Ovvero, non è più la coalizione che ha vinto le elezioni del 2009 a governare. Mongelli, il succo del discorso di Ventura, gioca a rimpiattino, mescolando le carte sul tavolo e non lasciando capire la sostanza del suo Governo. “E’ una Giunta tecnica scelta dalla politicao una Giunta politica che si nasconde dietro i tecnici?” si domanda, retoricamente, anche in riferimento ai nomi dei consulenti circolanti da mesi non solo nell’entourage del primo cittadino. Occorre una pulizia. Chiarezza istituzionale. “Pensiamo al voto anticipato”, pontifica Venura. A sostegno della richiesta, pone l’accento sulle indiscrezioni, confermate solo in parte, di un seggio in Parlamento già scaldato dal Partito Democratico con su stampato il nome dell’Ingegnere, con cui lo si ricompenserebbe per aver messo la faccia in questo momento complicato della città di Foggia.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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