Cinema

Lincoln – S. Spielberg, 2012


Di:

Daniel Day-Lewis e Steven Spielberg (fonte: rollingstone.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Lincoln
Nazione: Stati Uniti, India
Genere: biografico

PRIMO nella classifica dei nominati alla prossima kermesse di Los Angeles, l’ultimo film di Steven Spielberg, Lincoln, si fa furbo rispetto al precedente War Horse (sei nomination, zero palle in buca nel 2012) e raddoppia le candidature con ben 12 sezioni, tra cui film e regia.
Biografica, la pellicola narra le turbolente vicende che avvolsero l’approvazione del tredicesimo emendamento (abolizione della schiavitù) durante il periodo della guerra di secessione americana. Gli esiti avrebbero poi segnato la storia del mondo.

Lincoln - poster

I delusi dell’ultimo Spielberg, di quello degli ultimi dieci anni, probabilmente eviteranno di correre nelle sale per digerire quest’ultima lunga pietanza a base di buoni sentimenti; e se li si comprende, pur senza condividerne le posizioni sulla recente filmografia del regista, mai chi vi scrive si sarebbe aspettato di invidiarli.
Anche nei suoi film più dubbi (Munich, The Terminal), Steven Spielberg, uno dei più grandi story-teller che il cinema abbia mai avuto, si confermava sottilmente abile maestro della narrazione, se non attraverso i fatti, attraverso gli uomini, personaggi per i quali confezionava su misura abiti raffinati, magari eccentrici e discutibili ma completi. E’ così che l’emozione delle sue pellicole scaturisce, se non da eventi poderosi ed abilmente sceneggiati, quantomeno dall’attaccamento scatenato per protagonisti umanamente pennellati di sentimenti e pensieri, vivi, tridimensionali; e quando la storia non si sviluppa a tutto tondo fuori di essi è dentro di loro che si compie la magia del racconto cinematografico.

Abraham Lincoln

Resterà sbigottito, chi condivide questa strenua e sentita difesa, di fronte al recente biopic su Lincoln, dove sembra mancare tutto quanto era firma del grande regista racconta-storie. Né i fatti né le persone: nessuno dei due fronti supera il livello della sufficienza, regala emozioni, tensioni, legami. Sul versante degli eventi niente è spettacolarizzato – e tanto non è reato – ma neanche proposto col taglio narrativo tipico di una buona sceneggiatura filmica, risultando in un addensato di eventi e, soprattutto, nomi da stordimento, senza alcun valido accompagnamento che ne faccia tollerare il peso.
Ogni tratto di questo lungo e pesante viaggio, che non guadagna neanche l’efficacia documentaristica, è puntellato dalle stesse deficienze, un’omogeneità che conferma i sospetti di una complessiva inattesa debacle. I dialoghi sono insipidi, senza verve, e quando cercano di catturare ruffianamente il consenso del pubblico sembrano costruiti ad hoc e piantati come pochi pali nel deserto, inseriti furbescamente quasi tutti nel trailer della pellicola. Il loro piatto andamento non è dissimile dal personaggio interpretato da Tommy Lee Jones, potenzialmente il più accattivante, nei fatti uno spento, stanco e immoto personaggio dai rari fremiti vitali. E non scappa alla delusione anche il grande Daniel Day-Lewis, infinitamente lontano dalle sue performance migliori (Il petroliere), ben camuffato dal trucco (unica nota positiva del film) ma rigido, monocorde, a tratti fastidioso come una nenia di cui si attende la fine.
Il racconto degli eventi perde e perde anche il racconto degli uomini, ai quali non ci si riesce ad affezionare, apparendo solo dei pupi ben vestiti da americani del diciannovesimo secolo che dialogano fra loro di combutte, brogli e voti.

Lincoln - Daniel Day-Lewis

Che fine ha fatto Spielberg?

Ancora una volta, dopo il caso Hugo Cabret dello scorso anno, la famosa manifestazione di Los Angeles pare aver ceduto consapevolmente alla trappola del buon sentimento e dei grandi valori, dimenticando la ragione principale della rassegna. Come una sorta di Festival di San Remo in grande stile, mette sul banco dei nominati in bella vista il cinema “che deve piacere” perché unisce su nobili e disneyani ideali, e allo stesso tempo fa finta di non esserlo e candida anche opere meno corrette come Django Unchained o di altissimo spessore come Argo – naturalmente con una manciata di segnalazioni. Auspicabile un finale a sorpresa con recupero in seconda battuta, come accadde nel 2012 ad Hugo Cabret (sole 5 statuette su 11), ma in fondo è poco importante, che si parli degli Oscar o del Festival di Cannes.

Questo non è il calcio e non un gioco di bandiere.
E’ cinema, e l’unico amaro che resta tra lingua e palato è per uno Spielberg in rianimazione.
Una prece per una pronta guarigione.

CANDIDATURE agli Oscar 2013 – Miglior film (Steven Spielberg e Kathleen Kennedy), Miglior regia (Steven Spielberg), Miglior attore protagonista (Daniel Day-Lewis), Miglior attore non protagonista (Tommy Lee Jones), Miglior attrice non protagonista (Sally Field), Miglior sceneggiatura non originale (Tony Kushner), Migliore fotografia (Janusz Kaminski), Migliore scenografia (Jim Erickson e Rick Carter), Migliori costumi (Joanna Johnston), Miglior montaggio (Michael Kahn), Miglior sonoro (Gary Rydstrom, Andy Nelson e Ronald Judkins), Miglior colonna sonora (John Williams)

Valutazione: 5.5/10
Spoiler: 0/10

altreVisioni

Amabili resti, P. Jackson (2009) – 50% thriller, 50% new-age spiritualista ai limiti dello stucchevole. Equilibrio non riuscito, ma poteva andare peggio * 5.5

In Stato d’osservazione

Flight, R. Zemeckis (2012) – drammatico, 2 nomination Oscar 2013 * 24gen
Quartet, D. Hoffman (2012) – commedia * 24gen
Zero Dark Thirty, K. Bigelow (2012) – thriller, 5 nomination Oscar 2013 * 7feb

Lincoln – S. Spielberg, 2012 ultima modifica: 2013-02-03T22:45:38+00:00 da Alessandro Cellamare



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