Macondo – la città dei libri | Macondo

Macondo – la città dei libri

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Un partigiano della memoria ∞
di Roberta Paraggio

Il 17 novembre 1938, il duce e altri folli firmatari, decidono che un ebreo è di razza diversa rispetto a quella dell’italicissima stirpe, dando vita a quella pazzia collettiva che la storia annota sotto la voce di Leggi Razziali. In una casa di Genova che guarda il mare, in quello stesso giorno funesto, nasce Simone Coiffman, ebreo, che si sarebbe dovuto chiamare Yitzhac, colui che riderà.

61 anni dopo, nell’estate alla fine del secolo che da il titolo al romanzo di Fabio Geda, Zeno Montelusa, 14 anni, scopre di avere un nonno che vive in montagna, quel nonno Simone che credeva morto. E, a partire da questo punto, la storia si divide in 2 mondi, geografici e storici. Le pagine iniziano ad essere sfogliate da un balzo, si fa un viaggio fisico e mentale, dal Piemonte alla Sicilia, dai ricordi all’oggi, sfuggendo alla semplice narrazione in forma dialogica.
Nonno Simone tace e ricorda, Zeno lo osserva, perso nei pensieri urgenti di una adolescenza che finora non aveva conosciuto misteri. Si apre come una voragine nelle montagne dove vive il vecchio Simone, che ha visto la guerra con gli occhi di un bambino introverso. Geda scompone il racconto, alternando una doppia visione del mondo, il futuro verso il quale è proteso Zeno, il passato sul quale si ripiega Simone, vittima di una storia collettiva e personale, che ripaga il mondo col silenzio.

Giocando per tutta la vita al mimentismo, ha sviluppato uno strano istinto di conservazione che gli permette direndersi invisibile, etereo, come un gas nell’aria, come un’ impalpabile velina che vola al primo vento, inafferrabile nella sua pacatezza. Simone ha vissuto perché c’era, ma non riesce a darsene contezza se non nel momento in cui Zeno gli piomba in casa, estroverso, abile osservatore, solare, un adolescente che non ha nulla dei turbamenti della sua età.

Lo ha visto crescere da lontano, sulle foto attaccate su una lavagnatta di sughero, Zeno piccolo, Zeno che cammina, sorride, va a scuola, ma non ha mai sentito la sua voce, e mai ha provato a palesare la sua presenza. E’ scomparso al mondo, a se stesso e a sua figlia. Zeno impara a vivere, scoprendo nel nonno tratti comuni, uno sguardo verde e profondo che sa di montagne, oltre il quale all’inizio non riesce ad andare, Simone, intanto, rimanda folli ed estremi progetti.

Dopo l’enorme successo di Nel mare ci sono i coccodrilli, Geda riesce a raccontare con parole che si riempiono di silenzi, quelli di Simone, quelli di un cellulare muto tra i monti, quelli dei pensieri che prendono vita nel buio. Una storia semplice, supportata anche dall’incontro dell’autore con un uomo speciale, Franco Benedetto Teglio, un partigiano della memoria, che ha dato corpo, occhi e storia a Simone Coiffman. Simone che guarda fuori dalla finestra e vede lo steso mondo di Zeno, Simone che dipingeva, Zeno che disegna fumetti che lui non comprende fino in fondo, sembra che a volte si incontrano e si fondono su una stessa linea temporale, su un’unica tela, nonno e nipote, stessi occhi, stesso sguardo, e, finalmente in un’unica direzione.

Fabio Geda, “L’estate alla fine del secolo”, Baldini Castoldi Dalai 2011
Giudizio: 3 / 5 – ricordare per raccontare
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∞ I miei sogni d’anarchia ∞
di Piero Ferrante

Partigiano lassù in montagna, antifascista impunito, comunista adogmatico e sdottrinato, anarchico. Libero, della stessa libertà dei viaggi, dei sogni, delle utopie. Guascone, contraddittorio, ‘picaresco’. Luca Aurelio Staletti è un pluriottantenne che la sua casa editrice, la romana Coniglio, definisce “dal cuore d’oro”. Per loro, per i tipi della Coniglio appunto, pochi mesi fa ha scritto “C’era una volta il Partito Comunista”. Sottotitolo, “Autobiografia picaresca di un compagno radiato”.

Un libro tutto da cavalcare, scevro di filtri convenzionali, scritto così come pensato. Sporco come un riff di chitarra grunge. Un impasto di avventure, donne, amicizie, esperienze, un composto lievitato in maniera naturale eppure eccezionale, il tutto condito d’un linguaggio senza regole, personale e personalizzato, vulgata on the road e chi capisce capisce, roboante di certo, ai limiti del paninaro. Il più delle volte azzeccato, spesso ironico, raramente forzato.

Una biografia sui generis. Sui generis come sui generis la vita di Staletti. Giovane partigiano quando “la vita era un sogno agitato”, militante del Pci in tempi di Migliorismo, espulso per indisciplina, sordo ai confini comportamentali, amante delle belle donne e della ribellione. Col tempo si avvicina al comunismo libertario, poi la strada lo porta all’anarchia, alle sperimentazioni comunarde. Vola negli Stati Uniti, se li sfanga coast to coast con il solo ticket di un pollice alzato ai bordi delle route. Lavora in fabbrica, conosce gente, torna in Italia, sbarca a Parigi. Diventa agente letterario softocore, regalando al Belpaese il ciclo di Emmanuelle e gente della levatura di Guido Crepax, Hugo Pratt, Milo Manara, Magnus.

Staletti è un personaggio assurdo, paradossale, surreale. Ancora più assurda, paradossale, surreale è la storia che narra di se stesso. Si pompa e si prende in giro, si esalta e si deride. Come pennello usa l’ironia, non rinunciando a darsi un tocco di ingorda strafottenza. Tanto da plasmarsi più come un eroe da saga popolare che come un uomo in carne ed ossa. Il limite fra romanzo e biografia è sottile, spesso violato col tacito consenso di una sintassi da flipper, parole che rimpallano alla velocità del suono, tintinnando con sonagli e campanelli. Non mancano certo le lezioni, qualche comizio, pizzichi violenti ala pelle della politica, del capitalismo, del socialismo reale.

Un libro-invettiva, insomma, questo “C’era una volta il Partito Comunista”, sputacchiato di rabbiosa irriverenza e di beffardi sfottò. Un libro scanzonato, senza pretese di catechismo; voluttuosamente blasfemo, ammiccatamente osè fin dalla provocatoria copertina, strisciantemente lascivo, lussuriosamente fuori dagli schemi, spregiudicatamente sboccato, uno specchio fedele del suo autore.

Luca Aurelio Staletti, “C’era una volta il Partito Comunista. Autobiografia picaresca di un compagno radiato”, Coniglio 2011
Giudizio:
3 / 5 – Anarchico
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

LA COMETA DI GIOVE (di Luisa Staffieri-Tiziana Rinaldi, Mammeonline)
Spesso i bambini pongono domande che ci lasciano spiazzati. Supponiamo che ci chiedano: ma cos’ero prima di nascere? E che noi rispondiamo: eri una cometa! E che poi ci chiedano: cosa saremo dopo? Lasceremo una traccia del nostro passaggio? Sì, la lasceremo, come le comete. Esistono comete di lungo periodo (che superano anche i duecento anni) e comete di breve periodo. Quelle che hanno la vita più breve (fino a venti anni) sono le Comete di Giove. Una storia delicata, e magicamente illustrata, per parlare ai bambini di un tema importante, e spiegare loro che tutti lasciamo una traccia del nostro passaggio, come una scia luminosa di stelline e di luce che continua a parlare di noi a chi ci ha amato. Questa è la storia di Aras, una Cometa di Giove che un giorno… Il libro è dedicato a Sara Giachello, Sara è nata l’11 Febbraio 2008 e ha mostrato i primi sintomi della malattia nei suoi primi mesi di vita. La famiglia di Sara ha conosciuto il SAPRE a novembre, due mesi dopo la diagnosi ufficiale di SMA1. L’incontro con il SAPRE e con i suoi operatori è stato per i genitori di Sara fondamentale per riuscire a gestire la malattia e per garantire all’intera famiglia, ed in particolare ai suoi tre fratellini, una buona qualità di vita. Sara è volata in cielo il 28 Marzo 2009.
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CONSIGLIATI DA STATO E DALLA LIBRERIA STILE LIBERO
MACONDO TV II PUNTATA



LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILE LIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Paul Beatty, “Slumberland”, Fazi 2011
2. Tommy Dibari-Fabio Di Credico, “Non ho tempo da perdere”, Cairo 2011
3. Corrado Augias, “Il disagio della libertà. Perché agli italiani piace avere un padrone”, Rizzoli 2012
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SILENZIO, CANTA LUCIO


Che piaccia o che non piaccia, che lo si ami o meno, Lucio Dalla è stato uno dei padri nobili della musica d’autore italiana: La sua ironia, il suo amore per il mare e per la vita hanno permeato le sue canzoni. Macondo lo vuole ricordare senza parole, questa volta, con un semplice ciao. Solo, a modo suo…


PER SAPERNE DI PIU’
Melisanda Massei Autunnali, “Caruso. Lucio Dalla e Sorrento. Il rock e i tenori”, Donzelli 2011
Michele Monina, “Così mi distraggo un po’. Vita e canzoni di Lucio Dalla”, Arcana 2011
Melisanda Massei Autunnali, “Lucio Dalla. Discografia illustrata”, Coniglio 2010
Lucio Dalla-Barbara Vagnozzi, “Attenti al lupo” (con cd audio), Gallucci 2009/2011
Lucio Dalla-Marco Alemanno, “Gli occhi di Lucio” (Libro+cd+dvd), Bompiani 2008

[In collaborazione con la Libreria StileLibero di Foggia]
Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri@gmail.com

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