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"Si caratterizza come un desiderio ambivalente"

Manfredonia, “quando l’invidia mina le relazioni e la socialità”

"L'invidia è penosa per chi la sperimenta, perché comporta il vivere in pieno sentimenti negativi, quali il rancore, l’ostilità e l’odio"


Di:

Manfredonia – Il dott. Michele Grossi, Psichiatra e Psicoterapeuta, ci parla di un vizio capitale capace di minare relazioni e la socialità. E’ lo stesso Grossi a definire l’invidia “UNO stato d’animo in cui prevalgono alternativamente il desiderio di possedere ardentemente un qualcosa che qualcun altro ha, e il desiderio di distruggere quanto l’altro ha o rappresenta”.

Si caratterizza pertanto come un desiderio ambivalente: avere ciò che gli altri hanno, oppure sperare che gli altri perdano quanto posseggono. In entrambe le opzioni, il confronto della propria situazione con quella delle persone invidiate costituisce il nucleo più intimo attorno al quale ruota l’esistenza della persona invidiosa. L’invidia diviene patologica nel momento in cui i desideri della persona danno concretamente il via ad azioni che effettivamente comportano un danno per l’altro. Tuttavia, anche a prescindere da casi in cui l’invidia è manifestamente patologica, è bene occuparsi di essa perché è un sentimento doloroso, dal quale è difficile liberarsi attraverso riflessioni logiche e razionali. L’invidia è penosa per chi la sperimenta, perché comporta il vivere in pieno sentimenti negativi, quali il rancore, l’ostilità e l’odio. Sarà per questo che invidia è spesso condannata e disprezzata, basti pensare che è catalogata come uno dei sette vizi capitali.

La parentela con un odio più o meno intenso, ha fatto si che l’invidia non fosse trascurata dalle neppure dalle religioni, dalla letteratura ed anche dall’arte. L’immagine di copertina ritrae una donna con il viso di colore verde dipinta dagli artisti del Centro Diurno “Alda Merini”, rappresenta pienamente le caratteristiche della persona invidiosa. L’invidia ha origine dal vedere che un altro ha qualcosa che per noi riveste un grande significato che desideriamo e che riteniamo di meritare, ma che non abbiamo o che non riusciamo ad ottenere.

In tanti provano il sentimento dell’invidia, anche i bambini; importante è come si riesce a gestirla. La psichiatria moderna dei servizi , nell’ambito dei comportamenti deviati, ha associato l’invidia, di volta in volta, a conflitti interpersonali, bassa autostima, depressione, ansia, aggressività e comportamenti a rischio. Tuttavia l’unica definizione accettata è quella di comportamento socialmente inaccettabile, in quanto distruttivo e non costruttivo.

Tendenzialmente la persona invidiosa cerca di difendersi dal suo vissuto emotivo attraverso una duplice reazione: svalutando l’altro e svalutando l’oggetto che si desidera, non diversamente da come fa la volpe nella favola di Esopo “La volpe e l’uva”. L’invidia può avere radici molto profonde nella personalità e può essere causata da una mancanza di affetto, da un’eccessiva tendenza alla competitività, da troppi desideri che sono stati frustrati.

Tuttavia, da un punto di vista terapeutico, ricostruire insieme al paziente le origini della sua invidia non fa superare compiutamente la situazione. E’ possibile comunque enucleare questo sentimento negativo, e con la consapevolezza portare alla disponibilità della persona invidiosa di modificare quei tratti patologici che vanno modificati. In fondo il sentimento dell’invidioso nasce dalla consapevolezza che l’altro possiede un oggetto, una qualità, un ruolo che è ammirato, ambito, desiderato dalla società e che a lui non è stato concesso. Sarà per questo che esiste l’invidia sociale, più volte menzionata dall’assessore ai servizi sociali della nostra città? L’invidia sociale, può creare una completa inversione dei modelli da seguire, e soprattutto di valori da tramandare quali: l’ onestà, la lealtà, il rispetto, la tenacia e l’ impegno. Servono allora dei testimonial credibili da ricercare in nuclei di persone equilibrate come professionisti e non, che ancora propongono, tra le loro priorità, la lealtà ed il rispetto per gli altri.

(A cura di Benedetto Monaco – benedetto.monaco@gmail.com)

Manfredonia, “quando l’invidia mina le relazioni e la socialità” ultima modifica: 2015-04-03T12:45:19+00:00 da Benedetto Monaco



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Commenti


  • maria

    l’educazione
    soddisfazione
    realizzazione
    sono qualità che sono dentro di noi
    basta poco
    senza pretendere tanto
    mettiamole a fuoco
    non sempre chi possiede di più
    è da considerarsi persona fortunata


  • Michele

    Analisi minuziosa. Non trascurerei però anche l’aspetto dellV’Agressività, sotto le varie forme, che accompagna le azioni del malato di invidia.


  • emma

    Perché rappresentare l’invidia con un “ritratto di donna invidiosa”?…………..
    L’invidia? Peccato Maschile
    Chi ha detto che l’invidia è un peccato tipicamente femminile? Si tratterebbe semplicemente di uno di quei luoghi comuni che gli psicologi spesso si divertono a far crollare. Anzi pare che gli stessi psicologi e psicanalisti abbiano rivisto alcune delle loro teorie in proposito: almeno quelli aderenti alla Societa’ Internazionale di Psicanalisi. .
    Per trarre questa sorprendente conclusione gli esperti hanno scrutato i sentimenti di circa 1.300 uomini e donne di età compresa fra i 25 e i 50 anni: ne è emerso che sono gli uomini, più delle donne, a vivere il sentimento dell’invidia, nel 78% dei casi, sia nella vita professionale che in quella affettiva. Per ciò che riguarda le donne, ciò che probabilmente le tradisce è l’impulsività e quindi la minore capacità di nascondere l’invidia, mentre gli uomini si rivelano veri artisti della “diplomazia”, riuscendo meglio a dissimulare l’invidia verso uomini e donne. Ne deriva che le donne in preda all’invidia, secondo gli studiosi, sono solo il 43%.
    Il ritratto dell’invidia maschile che risulta dallo studio lascia molto poco alle indulgenze verso il sesso forte. La manifestazione dell’invidia assume infatti contorni che nulla hanno a che vedere con la “sportività” della competizione o lo “spirito di camerata”: nel 53% dei casi si assiste a tentativi di tagliare fuori colleghi di lavoro dalla vita professionale lasciandoli all’oscuro su certe informazioni. Nel 76% dei casi gli uomini non riconoscono un merito alla persone invidiata (donne solo nel 42%). Nel 38% addirittura gettano discredito sulle idee della persona invidiata anche se palesemente ineccepibili (donne solo nel 26%) oppure le si attribuiscono dichiarazioni false (66%). Nel 78% si arriva ad insinuare che i meriti acquisiti non derivino dalle capacita’ ma da favori concessi ai superiori (solo nel 66% dei casi femminili), fino a sottolineare i difetti fisici dei propri avversari in pubblico (nel 48% dei casi) o sfruttare il lavoro dei colleghi per attribuirsene i meriti (56%).
    Quanto al confronto con il gentilsesso, esso non serve a salvare gli uomini dall’invidia. Anche per quanto riguarda l’invidia passiva gli esperti fanno crollare un mito: oggetto d’invidia sembrano essere infatti più le donne che gli uomini (66% dei casi contro il 44%). Il motivo principale, secondo il professor Massimo Cicogna, è ”il fatto che molte donne facciano carriera e si affermino professionalmente” e ciò le rende ”bersagli privilegiati dell’invidia sociale”.
    Anche il sessuologo Willy Pasini dice la sua sull’argomento, mostrandosi poco sorpreso : ”Una volta i maschi competevano solo tra di loro, oggi devono fare i conti con l’affermazione delle donne. Questo li ha resi più aggressivi e ha fatto sì che mutuassero tecniche di conflitto tipiche dell’universo femminile”.


  • Cittadino

    Leggendo l’artricolo ed il commento, deduco che chi si è occupato di indagare l’origine dell’inviadia e che ha sentito addirittura la necessità di citare un noto politico locale per accreditare la propria disamina, stia vivendo in prima persona una situazione simile a quella citata.. Credo che la condizione sociale in cui versa il nostro Paese, che continua a garantire gli stipendi di certi dipendenti pubblici, dovrebbe ispirare, da parte di chi ne ha l’occasione, comportamenti ineccepibili e comunque tali da non creare i presupposti all’invidia.Chi non dovesse attenersi a queste regole, deve aspettarsi che presto qualcuno gliene chiederà conto.


  • Cittadino

    Leggendo l’articolo ed il commento, deduco che chi si è occupato di indagare l’origine dell’invidia e che ha sentito addirittura la necessità di citare un noto politico locale per accreditare la propria disamina, stia vivendo in prima persona una situazione simile a quella citata.. Credo che la condizione sociale in cui versa il nostro Paese, che continua a garantire gli stipendi di certi dipendenti pubblici, dovrebbe ispirare, da parte di chi ne ha l’occasione, comportamenti ineccepibili e comunque tali da non creare i presupposti all’invidia. Chi non dovesse attenersi a queste regole, deve aspettarsi che presto qualcuno gliene chiederà conto.

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