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Le ragioni della conversione di Lorenzo Milani da ebreo a cattolico non sono mai state del tutto chiarite

Lo spettacolo – Il curioso caso di Lorenzo Milani

La Bottega degli Apocrifi sceglie, in una scrittura originale e in un tentativo coraggioso, di portare alla luce le peculiarità del percorso di Don Milani

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Manfredonia. Le ragioni della conversione di Lorenzo Milani da ebreo a cattolico non sono mai state del tutto chiarite, né sono, probabilmente, legate ad uno specifico evento. Sono frutto di un processo, sulla base di un innesto, sonno conseguenza di una scelta, ma non troppo. Sono l’esito delle contingenze, il risultato di una volontà. La Bottega degli Apocrifi sceglie, in una scrittura originale e in un tentativo coraggioso, di portare alla luce le peculiarità del percorso di Don Milani a partire dalla relazione a tratti contrastata, ma basata sulla comunicazione costante, con sua madre. Di famiglia ebrea, benestante, laica, avvezza all’approccio ragionato e intellettuale che avrà mantenuto, per davvero, in tutta la vita, Alice Weiss si rivelerà capace di seguire il figlio, superandone lo scollamento di opinioni e il divario nell’approccio alla realtà.

Il pubblico, tiepido il primo giorno ma sempre più coinvolto, sembra aver trovato conforto nelle musiche di Fabio Trimigno e nell’apporto di Salvatore Marci con il suo Don Milani ruspante, ironico e immediato, che riesce a coagularsi col personaggio della madre, svelato da un’elegante Nunzia Antonino, impegnata in un’interpretazione severissima ma toccante. Un connubio tra due attori molto diversi, che finisce per calibrarsi, convincendo. “Una mamma a forma di mamma” è quanto vorrebbe Milani, da una donna che non si è mai fusa con la sua poetica vitale, ma che ha certamente saputo accompagnarlo, dalle esperienze sacerdotali al lungo decorso della malattia: in un rapporto freudianamente indagato, ai malpensanti si lascia il piacere di qualche rimando alla madre chiesa e all’atteggiamento verso i suoi figli. Scandalizzare una madre portatrice sana del pensiero borghese, portare avanti un modello che non è un modello, quella della scuola di Barbiana, vivere il rapporto con i ‘suoi’ ragazzi, con le alte sfere ecclesiastiche, con la politica, col mondo dei giornali, scoprire, sperimentare, sorprendersi, è quanto di Lorenzo Milani ci viene dato. Mentre un uso sapiente delle allegorie sostiene, assieme a tutti i suoi significati, uno spettacolo elegante e asciutto, che non cede mai al sentimentalismo.

Un personaggio curioso, quello di Lorenzo, associabile a un altro, appartenente al mondo del cinema (e della fantasia). Se non altro per aver vissuto una vita ‘al contrario’, lontana dalle attese, dalle correnti, che finisce in qualche modo per pagare il fìo ma anche per regalare un indimenticabile apporto, di possedere sguardo, volontà e profondità autentici, in antitesi alla complessità superficiale del mondo. Curioso anche come un ritratto biografico di un simile personaggio sveli il volto, anch’esso autentico, dell’Italia di quegli anni. Notevole il finale, rivelatore di intenti e sentimenti inespressi nel resto del tempo passato assieme, dove si condensa il senso dell’esperienza di una vita, e di un amore materno capace di causare, anche nello spettatore più scettico, un brivido.

(A cura di Antonella Attanasio – antonellattanasio84@gmail.com)



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