CulturaManfredonia
Tavola rotonda organizzata lo scorso 2 aprile 2016

Lorenzo Milani, risvegliatore di coscienze. Anche teatrali

Cosimo Severo: "E' stato presto evidente che le domande che questo priore di montagna poneva alla scuola, alla società civile, alla politica negli anni Sessanta sono tutte ancora in piedi"

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Manfredonia. Notevole attenzione è stata risvegliata, già negli ultimi mesi, a seguito della decisione da parte della compagnia teatrale Bottega degli Apocrifi, prima, di aprire le prove dello spettacolo su Lorenzo Milani, tra gli altri, anche a critici e giornalisti, poi di organizzare una tavola rotonda nell’arco della giornata del 2 aprile.

Perché Don Milani? Perché secondo Cosimo Severo, regista dello spettacolo, “è stato presto evidente che le domande che questo priore di montagna poneva alla scuola, alla società civile, alla politica negli anni Sessanta sono tutte ancora in piedi e in attesa di risposta”. Provenendo da famiglia ebrea, Lorenzo Milani si converte al cattolicesimo nel 1943, anni in cui entra nel seminario di Cestello in Oltrarno. Il periodo del seminario si rivela piuttosto duro, ma nel 1947 Milani viene ordinato sacerdote. Viene allora inviato come coadiutore a San Donato di Calenzano, vicino Firenza, ma a seguito di uno screzio con la curia fiorentina, nel 1954 viene mandato a Barbiana, piccolissima frazione del comune di Vicchio, in Mugello, dove inizia il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolta alle classi popolari, e dove sperimenta il metodo della scrittura collettiva. Muore nel 1967 a causa di linfogranuloma.

Se ricevere un riscontro costruttivo al lavoro poteva essere l’intento per l’apertura delle prove, discutere di periferie e centralità, educazione e formazione, continuità e prospettive del teatro è stato il risultato dell’incontro di ieri. Il punto di vista del professor Cascavilla “Non sono certo che nella nostra società di massa Don Milani sia di attualità, se ci fosse oggi parlerebbe di migranti, insegnerebbe loro” è stato seguito da altri interventi nel corso della giornata, tra gli altri, di Gerardo Guccini, docente di drammaturgia, Don Alessandro Rocchetti, Nicola Viesti, giornalista e critico, Rosa Porcu, ex docente di filosofia, Clara Cottino, fondatrice del Crest di Taranto. Centrali due interventi. Il primo di don José Luis Corzo, docente all’Università di Salamanca, autore del libro “Don Milani. La parola agli ultimi” e fondatore di diverse associazioni di preti milaniani in Spagna: “Sono stato fondatore della Casa-Scuola Santiago 1 di Salamanca, pensata per gli ultimi. Si può addirittura avere a scuola ragazzi più ricchi, purché capiscano dal primo momento che il loro insegnante è un complice dei poveri”. Impegnato soprattutto nella formazione di educatori milaniani, José Corzo fa notare come “la parola mediatizzati non esiste in italiano, ma in brasiliano e spagnolo si: significa che tra insegnante e allievo, in mezzo alla classe, si piazza il mondo e ci sfida. Significa essere contrastati dal mondo che ci viene addosso, il mondo ci provoca e sono queste provocazioni che creano la cultura. I problemi di oggi sono quelli di sempre: la convivenza, il poter mangiare, l’ingiustizia, la libertà, ma la scuola non impara che educare è un fenomeno diverso da insegnare. Una persona insegna a un’altra quello che sa, ma nessuno educa nessuno, perché ci educhiamo a rispondere insieme alla vita comune. L’idea di coniugare il verbo educare in modo transitivo come il verso insegnare è sbagliatissima…noi troviamo sempre la grossa difficoltà che in molti considerano la scuola come uno strumento didattico, l’idea geniale, una proposta in più. Don Milani non ha fatto una proposta, ha fatto una risposta. Si parla invece sempre di didattica: la didattica ha rovinato le facoltà, la pedagogia è tutta un’altra cosa.”

Segnato da più manieristiche obbedienze il secondo intervento, di Monsignor Michele Castoro, Arcivescovo di Manfredonia: “Papa Francesco citò Don Milani nel 2014, dicendo che si va a scuola per imparare a imparare, ad apprendere un metodo. Possiamo discutere quanto vogliamo, ma Don Milani è stato un prete che ha amato il suo popolo, noi disquisiamo se fosse giusto che lui andasse nel piccolo borgo di Barbiana, ma lui c’è andato, è stato pastore di poche decine di persone con cui si è immedesimato. Don Milani ci insegna ad amare i luoghi e le persone senza fare lamentele, si è però lamentato di essere stato abbandonato dal cardinale, ma Paolo VI gli mandò 100 mila lire per curarsi, questo per dire come Don Milani fosse al centro dell’attenzione della Chiesa”.
Fulcro dei tavoli di lavoro istituiti presso la Chiesa di San Benedetto, luogo dell’intero incontro, sono stati la necessità di co-progettare facendo rete e sperimentare l’alternanza scuola-lavoro, stabilire cosa siano centro e periferia e in quale modo trattarli, comprendere come gestire profondità di contenuti e intrattenimento nel teatro.

La giornata si è chiusa con la visione dello spettacolo, al suo terzo giorno di debutto, al Teatro Lucio Dalla di Manfredonia.

La proposta, elaborata durante l’arco della giornata e raccolta in chiusura, è quella di estendere e proseguire la collaborazione nei prossimi mesi.

Lorenzo Milani, risvegliatore di coscienze. Anche teatrali ultima modifica: 2016-04-03T18:49:35+00:00 da Redazione



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