Foggia
Nel ’75 la discriminazione nei confronti del Mezzogiorno d’Italia è ancora fortissima

Maldini e l’unica esperienza al Sud: la sua storia con il Foggia

A fine campionato, Maldini traghetterà i Satanelli fuori dalla zona calda, raggiungendo un ottavo posto tutto sommato accettabile


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Foggia. Un vuoto per l’Italia e per il Foggia. Con la morte di Cesare Maldini, ci lascia un pezzo di storia del calcio italiano, ma va via anche una parte importante della lunga, immensa storia del Foggia Calcio.

Tutti ricordano Maldini dapprima come bandiera del Milan, con cui vinse 4 campionati ed una Coppa dei Campioni, e della Nazionale Italiana, di cui fu anche capitano per un periodo a cavallo tra il ’62 ed il ’63, poi come allenatore, forse un po’ meno vincente che da calciatore, sia degli stessi rossoneri, che degli Azzurri, guidati durante il mondiale di Francia 1998, in cui vi fu la sanguinosa uscita ai quarti proprio contro i transalpini (meglio con la rappresentativa Under 21, con cui trionfò in tre edizioni del campionato europeo). Fatti salvi gli appassionati foggiani di lunga data, probabilmente non tutti avranno impressa nella memoria l’unica esperienza al Meridione che il tecnico nativo di Trieste e padre di un’altra leggenda del pallone nostrano, quel Paolo che poi consacrerà la sua intera esistenza al Milan, ebbe nella sua lunga carriera da allenatore, proprio in terra dauna.

Stagione 1974/75, un Foggia appena retrocesso dalla massima serie vede la conferma, da parte del presidente Fesce, del tecnico Toneatto, che aveva guidato i rossoneri nei due campionati precedenti; la compagine dauna, nonostante le buone premesse e la voglia di risalita immediata da parte della società, non decolla e l’allenatore, poco amato da una piazza esigente già all’epoca, viene esonerato dopo il pari interno con il Brescia. A questo punto, i vertici del club decidono di contattare un giovane tecnico, ma ex-calciatore affermato, cresciuto sulla panchina del Milan con Nereo Rocco: proprio il quarantaduenne Cesare Maldini, che nella sua carriera mai aveva lavorato al Sud. Nel ’75 la discriminazione nei confronti del Mezzogiorno d’Italia è ancora fortissima, in un’intervista all’allenatore viene sottoposto il classico quesito sulle difficoltà di vivere un ambiente diverso dal suo Nord, ma Maldini chiarisce fin da subito: “È evidente che per uno che intende riuscire nel suo “mestiere” non si possono fare questioni di latitudine. Oltretutto un treno (riferendosi al mezzo con cui viaggiò alla volta di Foggia) si prende solo quando si ha la volontà di prenderlo».

A fine campionato, Maldini traghetterà i Satanelli fuori dalla zona calda, raggiungendo un ottavo posto tutto sommato accettabile. Nella stagione successiva la promozione in Serie A, obiettivo prefissato del Foggia, sarà condanna, insieme a voci insistenti di rottura tra tecnico e spogliatoio, anche per Cesare Maldini, così come per il suo predecessore. Per la cronaca, sarà poi il vice Balestri a sedersi in panchina e guidare i rossoneri al terzo posto, che significherà promozione diretta in massima serie.

In seguito, Maldini diverrà allenatore affermato e conosciuto, legando indissolubilmente il proprio nome alla Nazionale ed al Milan, di cui tornò alla guida (in tandem con Tassotti) per soli tre mesi nella stagione 2000/01 (da ricordare il 6-0 sull’Inter in un derby della Madonnina), con un’esperienza anche all’estero, alla guida del Paraguay, con cui disputò il mondiale nippo-coreano del 2002. Oggi, ad ottantaquattro anni, con la classe e l’eleganza che ha sempre contraddistinto la stirpe dei Maldini, ci lascia un uomo venuto dal Nord che, passando anche per il Sud, ha saputo affermarsi nel pallone nostrano, guadagnandosi il rispetto, cosa più unica che rara, di tutti gli appassionati del calcio italiano, senza distinzione di colori e bandiere.

(A cura di Salvatore Fratello – salvatore.fratello@outlook.com)

Maldini e l’unica esperienza al Sud: la sua storia con il Foggia ultima modifica: 2016-04-03T18:09:59+00:00 da Salvatore Fratello



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