Cultura

Casa dei limoni, Maria L.Troiano (si) racconta


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Copertina La casa dei limoni (ST)

Manfredonia – LA casa dei limoni è la sua prima opera in prosa. Si tratta di un racconto lungo, autobiografico, caratterizzato da una cornice che racchiude una serie di flashback: ricordi che si diramano come apparizioni senza un apparente filo logico a partire dall’immagine quasi sacra della casa della nonna, che ne costituisce lo sfondo con il suo albero di limoni e il fascino emanato da quei frutti splendidi ed aspri.

Presente e passato si intersecano, e hanno il proprio centro nevralgico nella morte dell’ava, evento che diventa l’occasione per raccontare non solo di una perdita, bensì sul significato della morte e sulla possibilità, per chi resta, di accogliere il passato rendendogli giustizia nei rapporti e nelle stesse parole, nei racconti, nella mitologia famigliare che serve a saldare le navicelle delle singole vite a un porto sicuro, quando tutto il resto, o quasi, vacilla.


PROFILO
Maria Luigia Troiano è nata e vissuta a Manfredonia fino all’età di 25 anni, quando si è trasferita a Milano dove ha trascorso otto anni e dal 2007 è ritornata in Capitanata ed ora abita con la sua famiglia a Foggia. Si è laureata in lettere classiche all’Università di Bari ed è docente di lettere presso la scuola media “Bovio” di Foggia. Ha partecipato ad alcuni concorsi nazionali ed internazionali, ricevendo diversi premi tra cui il secondo e il primo premio del concorso nazionale di poesia del rotaract di foggia (anni 1995/96) ed il terzo ed il primo premio del concorso internazionale Centro Giovani e Poesia di Triuggio (MI) negli anni 1994 e 1995. nel 2010, è stata selezionata al premio internazionale di poesia della casa editrice “Risolo” di Empoli.

SQ – Perchè hai deciso di scrivere sulla tua infanzia, i tuoi ricordi? È un tentativo di catturare la vita che passa e inevitabilmente sfugge? Il libro è stato scritto per una richiesta precisa da parte di mia zia Maria, che è poi uno dei personaggi principali del racconto. La morte di mia nonna , per lei in particolare, è stato un evento tragico e l’idea che la storia della sua famiglia non sarebbe andata persa è stato un motivo forte per andare avanti. Io ci ho messo tre anni per capire cosa avrei voluto dire, e come avrei dovuto affrontare quei ricordi legati tanto intimamente alla mia famiglia e alla mia infanzia, a me insomma. Mia zia continuava a chiedermi se avrebbe potuto leggere il libro prima di morire!

Non è stato facile, anche perchè il mio mezzo espressivo fino ad allora è stata prevalentemente la poesia, ma il desiderio di raccontare quella che mi piace definire una piccola saga famigliare ha alla fine prevalso,insieme a ciò che reputo sia il fine della letteratura, ossia rendere le parole più durature del bronzo, come diceva il poeta latino Orazio. I suoi versi, a cui sono intimamente legata, dicono che scrivere significa lasciare qualcosa, non morire del tutto, e che se racconto, perciò, della mia famiglia, in qualche modo la sua storia acquista una dimensione di eternità.

SQ – Manfredonia e le sue tradizioni sono trapelate dalle immagini famigliari che hai descritto, un passato che influenza ancora il presente, oppure un capitolo chiuso per sempre?


MLT
– Manfredonia è sempre, costantemente, parte di me, nonostante da diversi anni non ci viva più, e ogni volta che vi faccio ritorno mi sento accolta dalla mia terra con grande emozione. La porto gelosamente ed orgogliosamente con me, insieme ai suoi paesaggi, gli odori, le persone, la cultura che mi hanno influenzata in modo profondissimo. È un rapporto certo non risolto, perchè da adulta vedo i limiti della mia città e me ne sento stretta, tanto è vero che ho scelto di non viverci, ma non riesco a sentirmene distaccata, proprio perchè tutto ciò che è mio nasce da questa terra. Sono comunque contenta di essere ritornata in capitanata, perchè tra tante difficoltà nel “riadattarmi” ho scoperto la bellezza di poter lavorare per la mia terra. Una mia cara amica di Milano, leggendo il libro, mi ha detto che sono fortunata ad avere un passato così forte, da poter raccontare, da poter lasciare ai miei figli. Ne sono consapevole anche io e sono felice di aver potuto anche in un’opera così limitata, consegnare agli altri la mia ricchezza.

SQ – I sentimenti e i rapporti familiari che si intrecciano con la casa che rimane, cosa resta oltre?
MLT – Oltre la casa, gli oggetti, la stessa bellezza e intensità dei ricordi che pian piano, appunto, diventano mito, resta proprio quello che dicevo prima, resta il senso di appartenenza, la sicurezza di avere delle radici, forti, ovunque ci porterà il destino.
E con radici non intendo solo quei luoghi, quelle persone, ma soprattutto l’affetto che ho sperimentato e l’amore che chi mi ha preceduto mi ha insegnato ad avere per gli altri esseri umani, la passione per la conoscenza e la libertà che i miei genitori, i miei zii, le mie stesse nonne mi hanno trasmesso, con molta semplicità e sia pure attraverso una educazione anche burbera ed austera in certi momenti.
E poi i legami: indissolubili, nonostante caratteri diversi, distanze, le strade percorse che divergono. Quando ci ritroviamo per una festa o d’estate, il clima che si compone rimane lo stesso di sempre, anche le parole potrei ripetere di ciascuno di noi. È come semplicemente ritornare a casa.


SQ
– “Padre nostro.. liberaci dalla putrefazione” (se non ricordo male) è uno sgambetto alla morte che consuma non solo i corpi ma anche i ricordi e l’amore?
MLT – Quando ho deciso di variare quella frase del padre nostro, che è in assoluto la mia preghiera preferita,, con liberaci dalla putrefazione volevo riferirmi a l sentimento di dissolvimento che mi aveva avvolto nel momento in cui mi sono trovata a dover partecipare alla tumulazione di nonna Giovanna. Un avvenimento comune, sicuramente, ma che a me capitava per la prima volta. Nel cemento e nella pietra avevano chiuso per sempre quella persona cara e, sapevo che non sarebbe stato un evento isolato. Putrefazione è il disfacimento del corpo, della vita, degli affetti. Mi sono chiesta in quel momento se sia davvero questa la vita, solo questo. Mi sono sentita oppressa dai riti della morte, macabri, anche grotteschi, e volevo esserne liberata perché mi sembrava una realtà troppo dolorosa da affrontare per l’uomo. Cosa rimane, continuavo a ripetermi?

In quel liberaci c’è tutto il desiderio di comprendere, di trovare un senso a ciò che la mia natura razionale non riesce a spiegare e allo stesso tempo la preghiera che ciascuno operi affinché tutta la ricchezza vissuta non vada persa. È quello che ho cercato di fare scrivendo questo libro.


mariapia.telera@statoquotidiano.it

Casa dei limoni, Maria L.Troiano (si) racconta ultima modifica: 2011-05-03T20:08:16+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Federica

    Un’intervista molto intensa che lascia trapelare la profondità d’animo dell’autrice. “La casa dei limoni” è una storia autentica,semplice,emozionante,dove è davvero facile perdersi per poi ritrovarsi nei propri ricordi più intimi.

    F.F.


  • vittoria gentile

    Sì davvero bella quest’intervista. Bella che è facile rispecchiarsi dentro codici del cuore e del pensiero così intimi e personali, eppure così universali.
    “Padre liberaci.. dalla putrefazione” perchè l’amore stratosferico che proviamo per le persone care che ci lasciano non riusciamo proprio a liberarlo da “quelle” membra, che abbiamo altrettanto amate. Siamo piccoli e mortali ma forse ci hai fatto un cuore ed un anelito d’infinito troppo grandi, mannaggia.


  • Teresa

    Sperimento ogni giorno attraverso la sua amicizia, la profondità dei sentimenti e delle parole usate nel racconto. I nonni e le nonne non sempre possono far parte pienamente della propria vita, per svariati motivi, ma fortunatamente altre figure anziane possono prendere il loro posto e trasmetterti ciò di cui il tuo animo ha bisogno: l’amore più puro. E’ ciò che invocherai asnche dopo la loro dipartita e in esso ti rifugerai, come in un porto sicuro.


  • Andrea pro

    Interessantissima intervista che va in profondità e lascia trasparire bene le qualità dell’autrice. Non vedo l’ora di leggere il libro, visto che sono anch’io in una fase di presa di contatto con le mie radici sipontine.


  • Rosa D.L.

    Ho letto il libro e l’autrice è stata molto brava nell’esprimere sentimenti che anch’io ho provato. Ero molto legata alla mia nonna materna.Grazie! Una piacevole lettura che ci lega al di là della famiglia naturale.


  • Laura

    “…affinchè tutta la ricchezza perduta non vada persa”..Grazie Gina!..A te e a tutte le persone che come te sanno regalarci, attraverso il racconto, la magia della vita..sorprendente e infinita.
    P.S.Se il buongiorno si vede dal mattino..continua così.:)


  • Andreina anna gatti

    E’ da giorni che cerco di mettermi in contatto con Gina, ma le procedure internet mi soffocano… ogni tanto c’è una nuova pass(lasciamo perdere), ora però che l’ho ritrovata, ringrazio internet. Gina ciao, per tutto il tempo che ha dedicato a noi dell’Arcobaleno di Milano un GRAZIE PUBBLICO. Mi riprometto di passare in centro per prendermi il tuo primo libro, intanto – da tutti noi da Romano a la Stefi -tanti cari saluti

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