Manfredonia
"A Foggia la legge non è mai stata rispettata, il rapporto era uno per ogni 20mila abitanti e di strutture ce ne sono solo tre"

C’era una volta il consultorio, che resiste fra mille difficoltà

"Spesso si vive una sessualità senza connotazione di coppia, 'siamo amici', così mi dicono"

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Foggia. “I consultori sono stati un vero presidio nella Prima Repubblica, poi sono cominciati i tagli, gli accorpamenti, la diminuzione dei punti nascita. Dagli anni ’80 ad oggi, in quadro della sanità sempre più difficile, il personale si è dimezzato. A Foggia la legge non è mai stata rispettata, il rapporto era uno per ogni 20mila abitanti e di strutture ce ne sono solo tre. Prima ogni consultorio aveva uno psicologo per 38 ore settimanali, oggi uno per 18”. Giulia De Leonardis, psicologa, 35 anni di servizio presso la Asl è in ufficio dalle 7.45. L’appuntamento con noi l’ha fissato alle 8, la sala d’aspetto in via Grecia è già animata. Negli anni ’90 il consultorio della Asl Fg 3 si è trasferito dalla zona del Cep, dove aveva praticamente “istruito” generazioni di donne in un contesto socioculturale medio-basso, in Macchia Gialla: abitazioni nuove, tante coppie giovani, un livello di utenza decisamente più alto. Certo non raccoglie solo la gente che vive nel suo perimetro. Quando sfoglia alcuni quaderni con i dati ci dice, per esempio, che fra le 120 gestanti seguite nel 2° semestre del 2015, 15 sono straniere e che le interruzioni di gravidanza Foggia. “I consultori sono stati un vero presidio nella prima repubblica, poi sono cominciati i tagli, gli accorpamenti, la diminuzione dei punti nascita. Dagli anni ’80 ad oggi, in quadro della sanità sempre più difficile, il personale si è dimezzato. A Foggia la legge non è mai stata rispettata, il rapporto era uno per ogni 20mila abitanti e di strutture ce ne sono solo tre. Prima ogni consultorio aveva uno psicologo per 38 ore settimanali, oggi uno per 18”. Giulia De Leonardis, psicologa, 35 anni di servizio presso la Asl è in ufficio dalle 7.45. L’appuntamento con noi l’ha fissato alle 8, la sala d’aspetto in via Grecia è già animata. Negli anni ’90 il consultorio della Asl Fg 3 si è trasferito dalla zona del Cep, dove aveva praticamente “istruito” generazioni di donne in un contesto socioculturale medio-basso, in Macchia Gialla: abitazioni nuove, tante coppie giovani, un livello di utenza decisamente più alto. Certo non raccoglie solo la gente che vive nel suo perimetro. Quando sfoglia alcuni quaderni con i dati ci dice, per esempio, che fra le 120 gestanti seguite nel 2° semestre del 2015, 15 sono straniere e che le interruzioni di gravidanza si praticano, in molti casi, prevalentemente per loro.

Dottoressa, lei pensa che la 194 abbia avuto successo?
Sì, credo che la legge abbia raggiunto il risultato e venga usata giustamente, non come mezzo di contraccezione, cosa che non capita a molte straniere che ancora usano l’Ivg. A questo fine.

Si è parlato del numero esagerato degli obiettori in Puglia che mette al rischio il diritto all’aborto.
Alcuni lo fanno per scelta di vita o per fede, tante volte si verifica che donne a cui è stata offerta la contraccezione tornino ad abortire. Sono sempre meno i non obiettori (il ginecologo di questo consultorio non è obiettore), non penso a motivi di opportunismo, è complesso, pericoloso. A volte c’è anche l’età che non fa sopportare questa catena di montaggio di aborti, o ti fai la corazza o te li sogni la notte.

A lei è mai capitato di ripensare a vicende particolarmente incresciose del suo percorso lavorativo?
Mi stavo occupando di un caso di abuso familiare su un minore, non ci dormivo la notte, sono quelle cose che ti fanno diventare sospettosa, pensi sempre che sia successo qualcosa che il paziente non ti dice. Avevo un pensiero fisso, però ci sono anche tanti incontri con persone semplici, con dei bei pensieri, da cui si impara molto.

Com’è cambiata la sessualità rispetto agli anni ’70?
Ci sono meno repressioni e tabù, c’è una maggiore varietà di vissuti rispetto agli schemi classici. Da quello che vedo non sempre si integra testa, cuore e pancia. Spesso si vive una sessualità senza connotazione di coppia, “siamo amici”, così mi dicono. Non si può generalizzare, ma un’educazione sessuale (che De Leonardis tiene anche nella scuole, ndr) significa anche imparare a dire no quando non vuoi, superare il pregiudizio per cui l’uomo sia sempre cacciatore. Oggi alcuni atteggiamenti femminili sono diventati “predatori” e scorporati da una relazione.

Una campagna virale in rete #bastatacere, riportata anche dalla nostra testata, ha fatto emergere molti casi di abusi in sala parto: umiliazioni, maltrattamenti, uso di linguaggio violento per cui si chiede una legge contro la “violenza ostetrica”. Le risulta?
Non so della proposta di legge comunque qualche tempo fa ho saputo da una paziente delle cose raccapriccianti avvenute in sala parto….sarà uscito di testa il medico, ho pensato, la situazione particolare amplifica il livello emotivo, è una fase delicata in cui la fermezza non va confusa con la violenza, serve una campagna di sensibilizzazione ma alcune leggi lasciano il tempo che trovano.

Cioè secondo lei una legge contro la violenza ostetrica è inutile?
Non dico questo, anche la legge per l’analgesia esiste, è un diritto, ma non sempre trovi l’anestetista, la legge punisce ma va aumentato il personale. La contrazione dei punti nascita ha aggravato il quadro generale cosa che non giustifica l’uso della violenza. In ogni caso dipende dalla deontologia professionale, una donna può denunciare in direzione sanitaria.

Si è verificata nel tempo un’eccesiva medicalizzazione del parto e quindi una disumanizzazione delle pratiche?
Le ostetriche hanno assunto nel tempo sempre maggiore consapevolezza di sé e del loro ruolo che non è più solo quello di affiancamento del ginecologo. I corsi per esempio che organizziamo oggi non si chiamano più “pre-parto” ma di accompagnamento alla nascita, così vuole l’Organizzazione mondiale della sanità. Si tratta di guidare una donna che non ha più dimistichezza con i bambini,che non ha cresciuto i fratelli, che non ha mai visto allattare, che vive sempre di meno la famiglia allargata di una volta.

Prima di questo rapporto con il figlio c’è l’impatto con la struttura sanitaria e con il parto.
Ci sono delle contraddizioni. Da una parte l’Oms chiede che il parto sia sempre meno medicalizzato, dall’altro c’è la diffusione dell’analgesia epidurale che si può avere anche a Foggia ma che va sempre più verso la medicalizzazione. Esistono delle “oasi”, a San Giovanni Rotondo si sono raggiunti ottimi risultati con adeguati spazi, un’assistenza costante e una progressiva umanizzazione delle pratiche grazie soprattutto alle ostetriche.

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it – fonte: www.statodonna.it)



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Commenti


  • senza fede

    Le dottoresse , psicologhe o assistenti sociali, non devono dubitare dei casi loro affidati, ma analizzare i Dati….a volte la verita’ e’ sotto gli occhi e non la si vede.occorre esperienza e capacita’ di osservazione.poi non basta togliere un figlio ad un genitore e la cosa si risolve, date modo allé donne di avere le spalle coperte da un ‘assistenza Economica.Le cose si risolvono con gli aiuti tangibili allé famiglie.Gia’ , ma adesso si aiutano gli immigrati, mentre le italiane si vedono i figli messi in quelle schifose casa famiglia piene di arraffone Che a tutto pensano fourché al bene dei bambini.meditate,meditate dottoresse

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