ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Rapporti tra l’Università e la Curia arcivescovile

Reale Dispaccio circa la minorazione dei diritti di stola. E’ bene ricordare e riepilogare che la questione delle decime per i defunti e per i matrimoni da versarsi dall’Università al Capitolo è molto vecchia e più volte discussa

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Rapporti tra l’Università e la Curia arcivescovile di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Parte II
Reale Dispaccio circa la minorazione dei diritti di stola. E’ bene ricordare e riepilogare che la questione delle decime per i defunti e per i matrimoni da versarsi dall’Università al Capitolo è molto vecchia e più volte discussa; ad essa venne data un primo assetto con la transazione del 1569, con l’arcivescovo cardinale Tolomeo Gallio, deliberata (conclusione) nel 1570, con il versamento annuale di ducati 564. La stessa questione viene ripresa nel Sinodo tenuto dall’arcivescovo cardinale Orsini, nel 1677; ma resta ancor in piedi in quanto, da una parte gli Amministratori comunali fanno aumentare l’indebitamento dell’Università perchè non soddisfano al pagamento della tassazione, dall’altra il capitolo, che non intende transigere su quanto gli è dovuto, così come si è verificato per l’altra transazione, del 1722, per il debito di ducati 100, cui agli arretrati dei ducati 25 dovuti per la riparazione della cattedrale.

Da tutto ciò il ricorso al Sovrano, il quale spedisce il relativo dispaccio, invitando i Governatori locali a farlo adempiere e a farlo rispettare. Dallo Spinelli, innanzitutto, rileviamo: “Si aveva in Manfredonia per antico dritto Capitolare esigersi dalla Popolazione per i Mortorj, e dalla Curia Arcivescovile per gli atti de’ matrimonj, stravaganti somme; talmentecchè da ogni più povero, che fosse stato il Morto, era l’esazione del dritto Parrocchiale xarlini 3:20; E gli Atti Matrimoniali unitamente col Dritto Parrocchiale pagavansi duc.4:20; ma in quest’anno (1785) ricorrendo la Popolazione Sipontina nella Real Giurisdizione Chiesiastica, facendo citare i Capitolari dopo la formazione di varj Atti, si decise, che il dritto Parrocchiale ne’ Mortorj non eccedesse la somma di grana trenta; siccome per gli Atti de’ matrimonj la Curia Arcivescvovile pratticata avesse la Tassa Innocenziana, cioè per ogni atto esatto avesse il Deritto di soli Grana 12 1/=, locchè costantemente si osserva una col suon mortorio della Campana magna, che si ha per oblbigo del Parroco di farla suonare senza menoma spesa, per avvisarsi al Publico, d’esser un Vivente passato all’altra vita. Una tal determinazione leggesi nel seguente dispaccio:

“Stanco ormai il Re di sentire più controversie tra l’Università e il clero di codesta città relative a diritti funerari, parrocchiali, decime ed altro, è venuta S.M. sovranamente risolvere che salve le ragioni dell’ Università contro l’istrumento di convenzione celebrato nell’anno 1569 per la annua prestazione di ducati 564 per le decime e tutto l’altro da sperimentarlo avanti di convenienti Magistrati, e ferme restando le providenze e insinuazioni degli anni 1750, 1753 e 1755 del Marchse Freggiani, allora Deputato della Reale Giurisdizione, per quanto si appartiene all’Associazione dei cadaveri, il Capitolo, richiesto per detta associazione, debba intervenire, nè possa altro esigere, durante il pagamento degli annui ducati 564, che solo cinque libbre di cera seppellendosi il cadavere in città e ducati 15 per l’ associazione fuori della città, a norma della detta convenzione; che seppellendosi il defunto nella cattedrale, fermi restando i carlini dieci che si pagano per la messa, si astenga il Capitolo dall’ appropriarsi le torce e i candelieri intorno al tumulo e il panno sottoposto alla bara, di qualunque valore esso sia, dovendo tutte le suddette cose restare a beneficio degli eredi; che intorno al diritto del parroco, per cui nell’anno 1757 S.M.Cattolica ne prescrisse l’esazione secondo l’antico solito e consuetudine, non avendo avuto presente la M.S. che l’antico solito era così abusivo, quanto è questo di carlini trentadue per detto diritto, nè questo solito era stato sempre contradetto nell’annua prestazione dei ducati 564, che dalla Università si corrisponde al Capitolo, non bebba il diritto del parroco eccedere i tre carlini per il suo intervento, in conformità di quanto aveva il marchese Fraggiani prescritto e quello che si pratica nei luoghi convicini; che il suono della campana, richiesto il Capitolo sì in tempo della morte che delle esequie, in qualunque parte vadano a seppellirsi i cadaveri, non debba ricusare nè esigere cosa alcuna, salvo che carlini cinque in tempo delle esequie, essendosi trovato esorbitante ed iniquo il patto di ducati quattro per detto suono; che per i matrimoni si astenga il Capitolo da qualunque esazione per qualsisiasi pretesto o colore e, in conformità delle disposizioni date da S.M. Cattolica addì 7 giugno 1755 per i diritti matrimoniali, il parroco debba esigere carlini due per la fede del matrimonio, quando però occorra la ricerca nei libri antichi, e carlini sei nella celebrazione del matrimonio, senza esigere altro per la licenza di contrarre in casa o in altro luogo o in tempo insolito, intendendosi per parroco quello che esercita l’attual cura, nonostante che la cura principale ed abituale risedesse presso il Capitolo, avendo la M.S. inteso con rincrescimento l’esazione di carlini quarantadue, che è anche contraria all’istrumento per ogni matrimonio, quali si ripartiscono tra esso Capitolo, il Parroco e la Curia.

Ben inteso che, trattandosi di poveri, niente abbiano questi a pagare per diritto del aprroco, per suono della campana e matrimoni e che, per futura memoria resti cancellato l’ abusivo e scandaloso patto dell’ istrumento, cioè che morendo un cittadino prima delle ore 24, la cattedrale potesse occupare come erede le cose da quello lasciate; che pagandosi dell’Università l’ingente somma di ducati 564 per l’amministrazione dei Sacramenti, il Capitolo pensi bene a corrispondere a questo sacro ministero con quella sollecitudine e con quello zelo che si ricerca in un punto così interessante per le anime, nè dia luogo ad ulteriori lagnanze su questo articolo, se non si voglia vedere posto in uso i più forti espedienti della sua podestà; e che finalmente i Regi Governatori locali pro tempore restino incaricati di invigilare e far eseguire quanto ha sovranamente risoluto.

Detto sovrano dispaccio lo partecipo a V.S. acciò disponga il totale ed esatto adempimento.

Napoli, 2 agosto 1786 = Carlo de Marco =/ Al Governatore di Manfredonia.”

Rapporti tra l’Università e la Curia arcivescovile ultima modifica: 2016-05-03T21:23:55+00:00 da Redazione



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