Editoriali

AMICA è fallita: ripartire

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I lavoratori Amica durante una passata seduta di consiglio comunale a Foggia (st - image: P.Ferrante)

LA notizia che il tribunale d’appello di Bari ha rigettato i ricorsi presentati dal Comune di Foggia contro il fallimento di AMICA segna il punto di non ritorno della politica foggiana. La sentenza mette il comune di Foggia nella condizione di dover procedere all’affidamento del servizio a una nuova società. Le possibilità sono solo due: rispettare la delibera del consiglio comunale che prevede la costituzione di una nuova società mista pubblico/privato; procedere all’affidamento del servizio a un soggetto privato.

Le difficoltà non sono poche perché il termine per l’espletamento del bando pubblico per l’affidamento del servizio è fissato al 31 dicembre e, anche se non sembra, sei mesi per costituire una nuova società e renderla operativa sono veramente pochini, per questo non è peregrina la possibilità che si debba procedere a una gara a doppio oggetto per l’affidamento del servizio e l’ingresso del socio privato con il 40% del capitale. Di questo si occuperà la politica foggiana, se saprà sopravvivere alla sentenza, nei prossimi mesi. Del fallimento della società non si può incolpare l’attuale maggioranza che ha ereditato una situazione più che compromessa. A nulla sono valsi i tentativi di salvataggio a fronte dei 60 milioni di debiti della società perché assumendo la debitoria di AMICA si sarebbe condannato il Comune di Foggia al sicuro dissesto e i cittadini ad anni di duri sacrifici.E’ facile, col senno del poi, dire che avevo ragione a chiedere che si affrontasse di petto la situazione di AMICA sin dal 2009 ma, come maggioranza, abbiamo deciso di provare la via più soft dell’amministrazione straordinaria, tentandole tutte, sino al ricorso contro sentenza di fallimento, per evitare lo scioglimento della società e le sue conseguenze drammatiche per i lavoratori e per la città.

Ora non ci sono più spazi per la malapolitica e le clientele che hanno zavorrato i conti di AMICA gonfiando la pianta organica oltre ogni limite sino a portare la società al fallimento. Ora ci si deve confrontare con una realtà nuova, i cui costi saranno sostenuti dalla comunità e dai lavoratori. Dalla comunità perché si dovranno trovare i soldi necessari per costituire una nuova società, dai lavoratori perché il loro futuro, quello delle loro famiglie, diventa incerto. Non è questo il momento di rimanere nell’incertezza sul da farsi. Questi mesi non sono passati invano perché la possibilità del fallimento di AMICA era stata presa in considerazione e questo è uno degli scenari su cui si è lavorato, ora c’è solo da scegliere quale soluzione adottare.

Per il bene della città spero che i lavoratori di AMICA continuino a farsi carico della pulizia e della raccolta dei rifiuti, spero che la dirigenza dia il meglio di sé trovando soluzione ai problemi che ancora affliggono il servizio. Spero che ci sia risparmiata l’ennesima emergenza rifiuti. Questo è il momento della solidarietà, sociale e umana, che potrà permettere alla nostra città di progredire verso un futuro fatto di diritti e certezze ponendo fine ai potentati politici che ci hanno portato a questa situazione. Questa sentenza potrà avere la benefica conseguenza di accelerare il passaggio alla raccolta differenziata costruendo da subito un’azienda che abbia questa missione nel suo DNA senza dover passare per un periodo di riconversione della società fallita. E’ questo il nuovo impegno con cui si deve confrontare la politica foggiana e, di fronte a questi nuovi scenari, mi sembra quanto mai opportuno che si superi la crisi politica al Comune di Foggia e la maggioranza si ricompatti di fronte al bene supremo dell’interesse collettivo.

(F.Giorgio Cislaghi è segretario del circolo di Rifondazione Comunista Che Guevara di Foggia)



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Commenti


  • Redazione

    INTEGRAZIONE TESTO

    Ora vogliamo tutta la verità. La sentenza di fallimento di AMICA segna un punto di non ritorno, fissa indelebilmente nella memoria della città le conseguenze delle pratiche partitocratiche che hanno portato la città sull’orlo del dissesto economico e sociale.

    Sono anni che chiediamo siano resi pubblici i conti di AMICA, che si spieghi come una società modello abbia potuto accumulare una debitoria tale da portarla al fallimento senza che questo abbia prodotto un servizio pubblico di eccellenza, anzi, abbia prodotto emergenze su emergenze e un costante peggioramento del servizio.

    Ora vogliamo che siano individuati i colpevoli e che l’amministrazione comunale si costituisca in giudizio per ottenere i dovuti risarcimenti. Non è possibile che, ancora una volta, non si individuino i responsabili. Non ci basta l’azione della magistratura che ha messo in luce le infiltrazioni malavitose nella società e che ora prospetta che suoi dirigenti abbiano responsabilità dirette nel fallimento di Daunia Ambiente. Chiediamo al consiglio comunale di istituire una commissione d’inchiesta aperta alla società civile che, in tempi brevissimi, faccia piena luce sulla vicenda e, partendo dalla sentenza del tribunale, individui i responsabili e promuova le azioni disciplinari del caso.

    Confidiamo che il sindaco proceda senza indugi nell’individuare le forme più adatte ad assicurare la continuità del servizio di raccolta dei rifiuti per non far ricadere la città in un’ennesima emergenza rifiuti in piena estate, lo esortiamo a intraprendere tutte le azioni che possano portare alla costituzione di una nuova società in cui sia assicurata almeno una quota pubblica di controllo e riferimento ove non sia possibile la completa proprietà.

    Prendendo atto che il fallimento comporta il licenziamento di tutti i dipendenti e la non applicabilità delle norme di tutela della continuità lavorativa dei dipendenti chiediamo si instauri subito un tavolo tecnico con i sindacati per trovare una soluzione che garantisca il lavoro agli incolpevoli dipendenti.

    D’ora in poi nulla potrà essere come prima. Non siamo più disposti ad accettare che la gestione delle aziende partecipate sia delegata totalmente a consigli d’amministrazione o amministratori unici, non ci fidiamo più del potere di controllo che si esprime in consiglio comunale. Chiediamo che tutti gli atti siano pubblici e che, con cadenza trimestrale, si dia informazione della situazione patrimoniale, dei livelli occupazionali e dei programmi di gestione in atto, chiediamo che questi atti “siano tradotti” per essere comprensibili a tutti i cittadini senza la mediazione di esperti o consulenti.

    Ricordiamo a tutti i consiglieri di maggioranza l’impegno preso in campagna elettorale per la stesura di un “bilancio partecipato” del comune. Si cominci con le aziende partecipate ancora esistenti e si avvii il processo di costruzione della nuova azienda per la raccolta dei rifiuti nella massima trasparenza e partecipazione della comunità.

    Da oggi la città è ancora più povera, ha perso un pezzo importante della sua storia, è a rischio la sopravvivenza di centinaia di famiglie ed è tornato il rischio del dissesto dell’amministrazione comunale. Vogliamo sapere chi sono i responsabili e che a loro sia presentato il conto.

    Foggia 4 luglio 2012

    Il segretario del circolo PRC di Foggia “Che Guevara” F. Giorgio Cislaghi

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