Manfredonia

Gazebo sul marciapiede senza preventiva concessione “non è reato”

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Pedana su marciapiede: quando è reato (fonte image: dialessandria)

I gestori di un bar invadono con una pedana in legno e ferro il marciapiede e parte della sede stradale , ma per la Cassazione non è reato perché per la sussistenza del delitto di invasione di suolo pubblico è necessario il dolo specifico!

Importante sentenza della Suprema Corte di Cassazione – come riporta l’avvocato foggiano Eugenio Gargiulo – che ha escluso la configurazione del reato di invasione di terreni o edifici (art. 633, c.p.) in riferimento alla condotta di un titolare di un bar che aveva installato sul marciapiede adiacente al proprio esercizio commerciale una struttura in grado di far meglio godere agli avventori le bevande loro somministrate. L’assenza di concessione rileva difatti – ricordano i giudici di legittimità – solo sul versante amministrativo per il mancato pagamento della tassa di occupazione di suolo pubblico e non sotto il profilo penalistico!”.

Per gli ermellini del Palazzaccio: “ …La giurisprudenza in materia del reato ex art. 633 c.p., anche di questa sezione, è concorde nel ritenere che la condotta tipica del reato di invasione di terreni o edifici consiste nell’introduzione dall’esterno in un fondo o in un immobile altrui di cui non si abbia il possesso o la detenzione; la norma di cui all’art. 633 c.p.,infatti, non è posta a tutela di un diritto ma di una situazione di fatto tra il soggetto e la cosa, per cui tutte le volte in cui il soggetto sia entrato legittimamente in possesso del bene deve escludersi la sussistenza del reato “(Cassazione penale, sez. II, 02/12/2009, n. 49567 -conforme Cassazione penale, sez. II, 01/12/2005, n. 2337).

Per la configurazione del reato, infatti, è necessario che l’invasione sia arbitraria che avvenga dunque in assenza di autorizzazione o di consenso da parte del soggetto titolare del potere di godimento, mentre entrambi i requisiti erano stati ottenuti nel caso di specie dalla madre dante causa dei due soggetti indagati, cosicché il semplice “subentro” dei fratelli C. nella conduzione dell’ attività commerciale nel possesso della pedana già da tempo ivi installata non rappresenta comportamento tale da poter essere qualificato come invasione in senso penalistico.

Non risulta dal testo del provvedimento impugnato che i ricorrenti abbiano mai inteso negare la proprietà pubblica del suolo occupato ed il mancato tempestivo pagamento della relativa tassa di occupazione può rilevare ai fini amministrativi o civilistici, ma non è sufficiente ad integrare il comportamento menzionato dall’art. 633 c.p

Del resto, è stato anche affermato da questa sezione della Corte che la sola consapevolezza dell’illegittimità dell’occupazione di un altrui bene immobile non vale, di per sé, a rendere configurabile il dolo specifico richiesto per la sussistenza del reato di cui all’art. 633 c.p., caratterizzato dalla finalità di occupare l’immobile o di trame altrimenti profitto, non potendosi, in particolare confondere – nel caso di beni demaniali, come nella specie – l’elemento soggettivo richiesto per la fattispecie criminosa con quello sufficiente per l’illecito amministrativo dell’
omesso pagamento della tassa di occupazione di suolo pubblico (sent. n. 14799 del24/01/2003- 28/03/2003, ric. Ruffino, rv. 226432).

Il comportamento degli indagati, pertanto, per quanto non conforme a diritto, non forniva la prova del dolo specifico necessario alla configurazione della fattispecie criminosa!

(A cura dell’avv. Eugenio Gargiulo)



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