Casi e Sentenze

“Niente porto turistico sul lago di Como”

Di:

Complesso porto turistico Nobiallo, Como (archivio)

LA qualifica giuridica di proprietario di un bene immobile confinante e’ idonea a radicare la legittimazione e l’interesse al ricorso.

L’appellante – che risiedere in un edificio di sua proprietà, posto sulle rive del lago di Como, dinanzi all’Isola Comacina ed e’ titolare di concessione demaniale per due pontili di attracco e una boa d’ormeggio per piccole imbarcazioni – impugnava innanzi al TAR, che accoglieva in parte il ricorso, gli atti con cui il Comune di Ossuccio aveva approvato il progetto preliminare e il progetto esecutivo finalizzati alla realizzazione in loco di un porto turistico destinato ad accogliere circa quaranta barche. Il Comune proponeva appello incidentale chiedendo che la sentenza fosse riformata per la parte in cui ha omesso di rilevare che la venuta a scadenza della concessione di boa a suo tempo rilasciata in favore dell’appellante avrebbe fatto venir meno la posizione legittimante alla proposizione e alla coltivazione del ricorso, così come l’interesse alla sua stessa prosecuzione. Nella tesi del Comune, infatti, una volta venuta a scadenza la concessione a suo tempo rilasciata in favore della signora, in capo a quest’ultima non sussisterebbe più un interesse di carattere differenziato e qualificato relativo alla presentazione di progetti volti alla modifica delle aree rivierasche. Il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello incidentale proposto dal Comune ritenendo di prestare adesione al condiviso orientamento secondo cui il terzo ha titolo ad adire il Giudice amministrativo quando esista una situazione soggettiva ed oggettiva di stabile collegamento con la zona coinvolta da un intervento che, se illegittimamente assentito, sia idoneo ad arrecare pregiudizio ai valori urbanistici della zona medesima, onde la qualifica giuridica di proprietario di un bene immobile confinante deve di per sé ritenersi idonea a radicare la legittimazione e l’interesse al ricorso, non occorrendo altresì la verifica della concreta lesione di un qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante (Cons. Stato, IV, 29 luglio 2009, n. 4756).

La giurisprudenza di questo Consiglio ha altresì stabilito che l’art. 31 comma 9, della l. 17 agosto 1942, n. 1150 (come modificato dall’art. 10 l. 6 agosto 1967 n. 765), nel legittimare chiunque a ricorrere contro le concessioni edilizie, pur non avendo introdotto un’azione popolare, va comunque correttamente inteso nel senso che deve riconoscersi una posizione qualificata e differenziata ai singoli proprietari siti nella zona in cui la costruzione è assentita e a tutti coloro che si trovino in una situazione di stabile collegamento con la zona stessa, ove gli stessi ritengano che per effetto della nuova costruzione, in contrasto con le prescrizioni urbanistiche, si determini una rilevante e pregiudizievole alterazione del preesistente assetto urbanistico ed edilizio, che i ricorrenti intenderebbero, invece, conservare (Cons. Stato, IV, 11 aprile 2007, n. 1672). Ad avviso del Collegio il principio di diritto testé richiamato, pur essendo stato affermato in relazione all’impugnativa di concessioni edilizie, può agevolmente essere esteso – per intuibili ragioni sistematiche – alla materia che qui rileva dell’impugnativa di delibere comunali di approvazione di progetti comunque incidenti sui valori urbanistici della zona.

(Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 26.6.2012, n. 3750)



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