CulturaManfredonia
A cura di Pasquale e Giovanni Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

La “fondazione” di Manfredonia: come, quando e perché?

“Siponto, quod nunc dicitur Manfridonia”: questa frase del Datum Orte, per anni ha dato luogo a equivoci e strumentalizzazioni, capiamo il perché


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Siponto, quod nunc dicitur Manfridonia”: Questa frase del Datum Orte, per anni ha dato luogo a equivoci e strumentalizzazioni, capiamo il perché.

di Pasquale e Giovanni Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

La risposta ai tre interrogativi posti nel titolo viene data dal sotto titolo: Manfredonia significa Siponto, cioè è sempre esistita Siponto; Manfredonia, in quanto entità socio-economico-demografica della comunità sipontina, non è stata mai “fondata”!. Siamo convinti che con queste affermazioni corriamo il rischio di essere linciati e portati al rogo, come eretici, dai “fondamentalisti”, “sedicenti” storici di “Manfredonia”, ma crediamo che sia ora che si mettano al bando argomenti triti e ritriti che sanno più di favolistica e di aneddotica, che di ricerca storica.

Siamo consapevoli del rischio che corriamo nel sintetizzare in poco spazio argomenti sui quali abbiamo tessuto una intera e corposa monografia, ed è proprio in virtù di questo rischio che lanciamo la sfida ad essere contraddetti, ma… con motivazioni suffragate da fonti documentarie.

Fondazione” significa creazione ex novo di una città, cioè dove prima vi era un “nulla” (terreno, terra brulla) si decide che sorga una città. Nel caso della località dell’agro sipontino alla quale si è dato il nome di “Manfredonia” questo non è avvenuto!.

La fonte sulla quale si è basata la “tradizione” della “fondazione” di “Manfredonia” da parte di Manfredi, principe di Taranto, è Matteo Spinelli da Giovinazzo, autore dei Diurnali o Notamenti, che sarebbe vissuto nel periodo manfredino. Ma questa opera, è stato dimostrato dagli storici tedeschi, alla fine del sec. XIX, è un falso storico, per cui di nessun affidamento, cosicché tutta la “tradizione” cade e non assume alcun valore storico. Va pur precisato che nelle opere degli autori coevi di Manfredi, Paris e Jamsilla, non si ha alcun riferimento a questa “fondazione”.

Un documento sul quale alcuni autori (P. F. Palumbo, C. Serricchio) hanno fissato i presupposti della “fondazione” è il Datum Orte, databile al 1263.
In questo documento non si tratta di “creazione” di una città, ma di concessione di benefici. Invero, in esso Manfredi invita alcuni sipontini che vivono in un luogo malsano (Casale Siponti), nella “laguna” (“paludi sipontine”, presso la località “Mascherone”), posto presso la vetere Siponto, a trasferirsi in luogo più salubre, in riva al mare, ove vi è buon porto, onde incrementare quel sito di abitanti.

Nel documento del 1263, quindi, si tratta di tre siti ove è allogata la comunità sipontina: zona paludosa, antica città, sito in riva al mare.
Non si tratta, pertanto, di una “comunità raminga”, proveniente da una località “distrutta”. “rovinata” dal “terremoto” e dal “maremoto” (anche queste indicazioni, provenienti dalla “tradizione”, sono completamente decadute), ma di parte di una comunità che vive in un luogo dove c’è la cattiva aria (e questa concettualità la ritroviamo pure nei Diurnali spinelliani).

Nel 1263, il sito in riva al mare, dove devono trasferirsi i sipontini soggetti alla cattiva aria, è già esistente; ne consegue che non vi è alcun atto fondativo, almeno in questo anno. Dobbiamo constatare che finora non si è reperito alcun documento che tratta della “fondazione” di una città da parte di Manfredi. E questi abitanti in trasferimento devono essere anche dei commercianti se viene assicurato loro (e ad altri)…

….et aliis etiam undecumque ad habitationem ipsius terre venientibus crescentes assidue potioribus beneficijs erga eos immunitatem decennij in omnibus collectis, et exactionibus quibuscunque, angariis, et parangariis, et aliis servitiis personalibus…et presenti nostro privilegio statuentes, ut virtuali omnia Iustitiariatus Capitanate, que per mare concessimus extrahenda per quoscunque de jurisdictione ipsa extrahi debeant, et liceant de portu Civitatis eiusdem, et non alio, tantum modo extrahantur.

Oltre alla preesistenza di un luogo abitato che deve essere incrementato (con le esenzioni), il documento mette in risalto che il sito abitativo abbia la possibilità di esclusiva dei traffici portuali nell’ambito del Giustizierato di Capitanata, cioè il luogo di trasferimento è già fornito di un porto (o di un approdo), comunque è ben riparato nell’ambito marittimo. Ed è questo l’atto importante che compie Manfredi, come avremo modo di evidenziare in seguito.

Si rileva, così, un luogo abitato in riva al mare, fornito di porto, con la possibilità che la classe mercantile svolga le sue attività in forma privilegiata (con i relativi incentivi ed esenzioni).
Ma la classe mercantile ed il porto non si improvvisano; gli stessi si formano e si sviluppano con il tempo e non anche nello stretto giro di 7 o 5 anni (se si prendono come anni di riferimento della cosiddetta “fondazione”, dal 1256 o 1258 al 1263).

Se i sipontini che vivono presso la palude svolgono anche attività economica e mercantile, necessariamente dovevano avere uno sbocco marittimo e portuale. Ed è noto che, già in epoca romana, Siponto era un buon porto per l’estrazione di frumento verso i Balcani, che una classe mercantile si annovera nelle “Vitae” di S. Lorenzo e nelle esenzioni di Teodorico.
Ma anche negli anni che stiamo analizzando non mancano notizie sul porto sipontino.

Il 22 ottobre 1174, Alessandro III è a Siponto e, nel 1176-1177, secondo il Sarnelli, dal porto di Siponto lo stesso pontefice si imbarca per Venezia.
Nel porto di Siponto, nel 1240, i Veneziani bruciano ed affondano alcune galee siciliane di Federico II. Nello stesso porto si hanno avvenimenti che riguardano i fratelli di Manfredi, re Enrico (1242) inviatovi come prigioniero del padre, Federico II, e Corrado IV, sbarcatovi nel 1252.
Manfredi, poi, vi deve fronteggiare lo sbarco del suo nemico, Bertoldo di Hohenburg (1255).

E sempre Manfredi, prima come vicario del regno (1257) e poi come sovrano (1259-1261) (voluto dai Lancia), concede dei fondaci ai Genovesi nel porto di Siponto. Qualche autore è di avviso che fondaci vengono concessi, sempre nel porto di Siponto, successivamente, ai veneziani e agli ebrei.
Certamente questo porto non si trova nella laguna, da tempo in fase di impaludamento. Ed in quella palude, come si evince dalle fonti documentarie, vi sono saline, “mari” interni per la pesca, “forme” (piccoli specchi d’acqua) per la cacciagione, terreni per la coltivazione di uliveti e vigneti, zone a pascolo; è impensabile, quindi, che in questi ristretti ambiti di acqua, pochi profondi, possono approdare e manovrarsi dei bastimenti con grosso pescaggio.

Ora, se vi è un porto, un approdo, se vi sono dei fondaci, vi devono pure essere degli addetti alle attività portuali, commerciali e mercantili (la gente vive dove lavora), vi devono pure essere delle infrastrutture, delle opere murarie, ecc.. E tutte queste operatività dovevano (e devono) essere ubicate nella località denominata “cala dello Spuntone” (ora interrata, occupata da piazza Marconi, Capitaneria di porto, Uffici doganali) di “Manfredonia” (che è il vecchio ambito portuale della città).

Presso questo cala (verso occidente, nei pressi dell’attuale porto turistico), nel passato, era ubicato l’ospedale S. Lazzaro (il lazzaretto), di cui si hanno riferimenti nel 1221.

Ad oriente della “vetere” Siponto (a 400 metri dallo sbocco del canale delle brecce o delle acque alte) era posta la chiesa di S. Pietro extra moenia (riferimenti nei documenti del sec. XVI, nella località “orto delle brecce”, poco discosto da “porto farina” e “punta di Carlo Muzzo” ).
E sempre fuori le mura vi erano i conventi per uomini e per donne (riferimenti nelle epistole di papa S. Gregorio Magno ai vescovi sipontini), senza nulla togliere alla numerosa presenza di ipogei (sempre ad oriente dell’antico agglomerato urbano – Viale Ozita). E vi è da aggiungere che nella toponomastica di Siponto (oggi chiamata “Manfredonia”) vi è il monastero di S. Benedetto, che pur ritroviamo nel 1201 e 1216.

Un tutto uno, una continuità di vita, quindi, anche se con diversificazione dislocativa di attività produttive, cultuali e sociali.

Crediamo di aver risposto ai come e ai quando. Perché, allora?

La politica di Manfredi prevede l’espansione del suo potere verso alcuni territori e città dei Balcani (dote avuta dalla seconda moglie Elena Comneno d’Epiro), ed era naturale che sviluppasse un porto posto presso la fedele Lucera (tenuta dai saraceni), affinché fosse l’unico nel quale si movimentassero le materie prime prodotte in Capitanata (la concorrenza dei porti presso l’Ofanto, Barletta, e il Fortore, già allora era consistente); ed ecco il gran merito del principe Manfredi: costituzione di un grosso emporio portuale e mercantile. Politica economica poi fatta propria da Carlo I d’Angiò (espansione verso i Balcani).

E se in questa iniziativa manfredina si vuol vedere un atto “fondativo”, ci troviamo perfettamente d’accordo, ma non altro; ossia, non siamo d’accordo con la agiografia stomachevole e stantia, con un dito che segna (non si sa a chi) un sito (a mo’ di Romolo come Roma). Queste cose, ormai, sono superate, sono favole per bambini!.

Perché allora il nome Manfredonia?

Va subito detto che in nessun documento di epoca manfredina figura il toponimo “Manfredonia”.

Il principe Manfredi, nei suoi 2 anni di reggenza e 8 anni di regno, non ha avuto possibilità di effettuare vita curiale, combattuto, come era, dai baroni meridionali (Manfredi aveva fatto uccidere un loro importante esponente, Borrello d’Anglona, padre dell’arcivescovo sipontino, Ruggero), da Bertoldo di Hohenburg (proclamato come legittimo erede al trono di Sicilia), dal papato (che sin dalla battaglia di Civitate ha considerato il regno meridionale come suo vassallo), dai guelfi, per cui non aveva, di fatto, una corte, e tanto meno poteva recarsi in luoghi ameni per la caccia, ossessionato come era da attentati.

Quindi, questo insediamento della comunità sipontina non è stato denominato “Manfredonia” dal principe Manfredi, ma da Carlo I d’Angiò; e questo in dispregio (come vuole fra’ Salimbene de Adam, o da Parma), perché abitato da gente raccogliticcia, non di fede cristiana e cattolica, ma da ebrei, valdesi, arabi, greci, slavi, armeni (il Quaternus de excadenciis federiciano ne offre un’ampia panoramica). Gente che effettivamente, e a proprie spese, poi, hanno continuato a costruire e formare la propria città: Siponto, di cui continua la indicazione anche nel primo periodo angioino, onde …Siponto, quod nunc dicitur Manfridonia.

di Pasquale e Giovanni Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

(n.b. su richiesta non sarà possibile commentare quest’articolo)

La “fondazione” di Manfredonia: come, quando e perché? ultima modifica: 2015-07-03T00:24:45+00:00 da Redazione



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