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“La società della rinascita” si chiama Fenice

Foggia. Marisa Bizzarro e il sogno di ridare gloria al basket femminile

Il declino dopo i successi foggiani degli anni ‘90

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Foggia, 03 luglio 2017. Far tornare il basket femminile della città all’antica gloria dopo un vuoto durato 10 anni e un’assenza, da Foggia, che totalizza lo stesso tempo, più o meno, il periodo in cui decide di trasferirsi nelle Marche dove ha continuato ad insegnare inglese. Il sogno quotidiano di Marisa Bizzarro – ex giocatrice di serie A e B, allenatrice, delegata presso la Federazione e responsabile provinciale per il minibasket- ricomincia nel 2009 con la sollecitazione di alcuni genitori entusisati di riaverla qui. Viene creta allora ‘Fenice basket Foggia’, un nome che è un simbolo ed un auspicio di rinascita, una società per rilanciare lo sport che è ancora la sua passione. Foggia fu la città della Gedel, della Svassi, della Cestitica Cep, tutte esperienze di squadra e di allori tramontate alla fine degli anni ’90 mentre la pallacanestro maschile prosegue, senza soluzione di continuità, sulla strada del successo. Tute acriliche, borsoni e divise femminili si incontravano sul parquet del palazzetto, o nelle trasferte pugliesi, per competizioni agguerritissime in cui le atlete si forgiavano sul campo e fuori casa. Spirito di quartiere, centro contro periferia, colori contro colori.

Un’ascesa che tocca la serie A2. Poi tutto si spegne, non solo a Foggia ma anche in provincia. San Severo, controcorrente, riesce a mantenere una squadra femminile dai 16 ai 18 anni. Per il resto il basket in rosa diventa un’appendice di quello maschile tanto che la federazione decide che fino all’under 14 le ragazze possono giocare in squadre maschili ma non viceversa.

Foggia. Marisa Bizzarro e il sogno di ridare gloria al basket femminile

Foggia. Marisa Bizzarro e il sogno di ridare gloria al basket femminile

Il reclutamento e le palestre
“Nel 2009 ho fatto la serie C e la serie B ma ad un certo punto viene meno il materiale umano, non solo non riusciamo ad allestire una squadra femminile ma dobbiamo convocare giocatrici da altre province. Abbiamo capito che dovevamo cominciare dalla base, dal minibasket. Oggi abbiamo molti maschietti ma le bambine faticano ad arrivare. Distinguo il reclutamento, è gratis per le ragazze, i genitori preferiscono che le attività siano separate. Ma abbiamo un problema con le palestre”. Se crei due vivai hai bisogno di orari diversi che non sempre si trovano nelle strutture sportive a disposizione: “Spesso quelle scolastiche sono inagibili, altre ‘monopolio’ di alcuni sport. A parte i palazzetti che sono una necessità per le società sportive, il mio desiderio è che si creino campi da pallacanestro nei quartieri disagiati, nelle nuove aree residenziali, uno sport aperto a tutti con il suo valore sociale. E’ vero che c’è il vandalismo, ne è un esempio la struttura di Pantanella nemmeno inaugurata e già danneggiata, ma bisogna responsabilizzare i quartieri, creare comitati con persone affidabili”.

Le società che non investono
C’è stato un cambio culturale nella prospettiva di questo sport in versione femminile secondo Marisa Bizzarro: “Pochi allenatori che non hanno interesse perché non c’è chi investe. Inoltre la danza, l’’hip-hop hanno preso sempre più piede e anche i genitori sono restii a mandare le ragazze in trasferta”. Eppure lo slancio verso il magico canestro si percepisce agli incontri con il Coni o in eventi pubblici cittadini: “Quando giochiamo tutti insieme e ci portiamo i canestri tanti bambini ci chiedono di tirare. Da noi arrivano o ragazzini prepotenti o timidissimi, gli insegniamo delle regole, il rispetto per l’allenatore, diamo fiducia ai timidi che vedono il pallone e scappano. Non si gioca più nei cortili, i ragazzi hanno poca esperienza motoria, non scendono in strada. Insieme, in uno sport di squadra, si vincono timidezza e aggressività. Il pallone lanciato verso il canestro è una meta, forse io idealizzo, ne ho un’idea un po’ romantica. Alle ragazze che il basket è uno sport moderno”.E con un medagliere di tutto rispetto in anni ruggenti di gare e società.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 03.07.2017)



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