Capitanata

Stabilizzazione precari ai Riuniti, Tar: “Azienda non vincolata al bando di concorso”

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Ospedali Riuniti di Foggia (image N.Saracino)

Foggia – RESPINTO definitivamente il ricorso, dal Tar di Bari, presentato da due precari dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia per “l’accertamento e la declaratoria di illegittimità del silenzio – inadempimento dell’azienda citata”, in merito alla “richiesta di avvio del procedimento per la stabilizzazione del personale precario ai sensi della legge Regione Puglia n. 40/2007″. “Costituisce indiscutibilmente una domanda non prevista dall’ordinamento come idonea ad avviare un procedimento tipico ai sensi dell’art. 2, comma 1 legge n. 241/1990”, ha sostenuto il Tar respingendo il ricorso dei due precari per la stabilizzazione in seno ai Riuniti di Foggia. Inoltre ha sostenuto il Tar – in riferimento alla stessa legge – quando la norma (nel caso di specie l’art. 3, comma 40 legge Regione Puglia n. 40/2007) attribuisce all’Autorità pubblica un “potere discrezionale” che si deve tradurre nell’adozione di atti amministrativi a contenuto generale (quale il bando di concorso), non può essere riconosciuta ai singoli cittadini una posizione differenziata, che li abiliti ad impugnare il silenzio dell’Autorità che omette o ritarda l’esercizio del potere”. La sentenza, camera di consiglio 9 settembre, è stata depositata lo scorso 29 settembre 2010.

“LA SCELTA DI INDIRE UNA PROCEDURA CONCORSUALE – PER LA STABILIZZAZIONE – COSTITUISCE UNA VALUTAZIONE TIPICAMENTE DISCREZIONALE DELLA STESSA P.A.” – Secondo il Tar nel campo in esame “non sussiste un obbligo della pubblica amministrazione di indire una procedura concorsuale così come invocato dai ricorrenti con una istanza sicuramente infondata”, dato che “la scelta se indire o meno una procedura concorsuale costituisce una valutazione tipicamente discrezionale della stessa P.A. non sindacabile in sede giurisdizionale”. Da qui, secondo i magistrati baresi, “a fronte della inerzia della P.A. sull’istanza (come detto totalmente infondata) presentata dai ricorrenti non è configurabile un dovere di concludere il relativo procedimento mediante l’adozione di un provvedimento espresso così come imposto dall’art. 2 legge n. 241/1990”. Ovvero, secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato “L’obbligo dell’amministrazione di concludere il procedimento, avviato d’ufficio o su istanza di parte, con un provvedimento espresso viene meno: a) in presenza di richieste aventi lo stesso contenuto, qualora sia già stata adottata una formale risoluzione amministrativa inoppugnata e non siano sopravvenuti mutamenti della situazione di fatto o di diritto, b) in presenza di domande manifestamente assurde o totalmente infondate e c) al cospetto di pretese illegali, non potendosi dare corso alla tutela di interessi illegittimi.”.

”DOMANDA NON PREVISTA DALL’ORDINAMENTO COME IDONEA PER AVVIARE PROCEDIMENTO STABILIZZAZIONE “ – Allo stesso modo il Cons. Stato del giugno 2006 ha affermato che “Ai sensi dell’art. 2 l. 7 agosto 1990 n. 241 non sussiste alcun obbligo per l’amministrazione di pronunciare sull’istanza del privato nel caso in cui il procedimento sia attivato con una domanda non prevista dall’ordinamento come idonea ad avviare un procedimento tipico; di conseguenza, è infondato il ricorso proposto contro il silenzio serbato dall’amministrazione sull’istanza di un giudice di pace di essere inquadrato nei ruoli della magistratura ordinaria.”. Secondo il Tar pertanto “l’istanza dell’1 dicembre 2009 presentata dai ricorrenti per avviare la procedura concorsuale di stabilizzazione (…) costituisce indiscutibilmente una domanda non prevista dall’ordinamento come idonea ad avviare un procedimento tipico ai sensi dell’art. 2, comma 1 legge n. 241/1990”.

Per motivare la sua decisione il Tar di Bari ha fatto anche riferimento ad una sentenza del T.A.R. Lazio Roma, del 3 dicembre 2008 per la quale “Il ricorso avverso il silenzio della p.a. ex art. 2 l. 7 agosto 1990 n. 241 è attivabile solo nei confronti delle omissioni di attività amministrative (cioè in relazione all’omessa adozione di provvedimenti che hanno specifici destinatari) e non anche per l’omessa adozione di atti normativi (nei quali la p.a. esprime scelte di natura politica, ossia aventi valenza generale). Infatti, per poter qualificare come silenzio impugnabile un comportamento asseritamente omissivo della p.a. occorre una attività amministrativa in senso stretto esercitata dai pubblici poteri e una norma attributiva del potere che definisca, in maniera specifica, anche la correlata posizione individuale del cittadino che fronteggia il potere pubblico, di modo che allo stesso possa riconoscersi lo ius agendi a tutela del proprio interesse. Al contrario, quando la norma attribuisce all’Autorità pubblica un potere discrezionale che si deve tradurre nell’adozione di atti normativo-regolamentari, non può essere riconosciuta ai singoli cittadini (o ad associazioni che ne rappresentino diffusamente gli interessi) una posizione differenziata, che li abiliti ad impugnare il silenzio dell’Autorità stessa che omette o ritarda l’esercizio del potere.” Condividendo la pronuncia del Tar del Lazio, i magistrati baresi hanno sostenuto come il ricorso sia attivabile unicamente nei confronti delle omissioni di attività amministrative (cioè in relazione all’omessa adozione di provvedimenti che hanno specifici destinatari) e non anche per l’omessa adozione, come nella presente fattispecie, di atti amministrativi a contenuto generale quale un bando di concorso per la stabilizzazione del personale precario, invocato, appunto, dagli odierni ricorrenti con la citata istanza dell’1.12.2009”.

Pertanto, quando la norma (nel caso di specie l’art. 3, comma 40 legge Regione Puglia n. 40/2007) attribuisce all’Autorità pubblica un potere discrezionale che si deve tradurre nell’adozione di atti amministrativi a contenuto generale (quale il bando di concorso), non può essere riconosciuta ai singoli cittadini una posizione differenziata, che li abiliti ad impugnare il silenzio dell’Autorità stessa che omette o ritarda l’esercizio del potere.



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