Editoriali

Udc e potere

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Elezioni, conferenza stampa - presentazione Dicembrino (image Stato)

Foggia – PIERFERDINANDO Casini vuole depurare l’Unione di Centro. Lorenzo Cesa esce in televisione e blandisce ora l’uno, ora l’altro schieramento. Raffaele Lombardo, fido berlusconiano fino ad un soffio di tempo fa, si è defilato dal centrodestra, per nome e per conto di cui si è trovato a Palazzo d’Orleans. Rocco Buttiglione cincischia e tentenna. Mentre alcuni parlamentari vanno in ordine sparso, all’interno del partito c’è chi si fronteggia. Federazioni come nazioni del risiko; parlamentari come carri armati piccini picciò. E’ caos. Avete presente le esercitazioni antincendio? Bene. Corso dei Macelli è un po’ così. Fagocita anche i suoi figli, che scappano alla rinfusa. Una malattia esantematica cui si credevano immuni quanti non fossero di sinistra.

Il tafazzismo, si sa, è il nuovo simbolo dello schieramento che fu venti – dico – venti anni il più forte in Europa, ma secondo ai democristiani in Italia. Ed oggi la conferma di un allargamento della contaminazione. Anche in piccolo. A Foggia l’Udc è immobile, nel letto di Corso Matteotti, con un febbrone da cavallo. Da un paio di settimane, Angelo Cera è stato nominato nuovo coordinatore della Capitanata. Con lui, per contrafforte interno, uno dei pupilli di Franco Di Giuseppe, Pico Pico De Leonardis, è stato nominato presidente. Pesi e contrappesi, dunque. Che, tuttavia, hanno scosso il partito centrista sin dalle fondamenta più profonde: una nuova geografia interna. Cera fa, Di Giuseppe ribatte, gli altri si accodano all’ex segretario e tentano di disfare. Buona parte dei sindaci, dei consiglieri e degli assessori dei Comuni garganici, hanno preso le parti di Di Giuseppe; Nicola Vascello, dato spesso in odor di cambio di casacca – indifferentemente a seconda di chi è più forte – ha scherzato ironico con il neo coordinatore; lo stesso De Leonardis ha incrociato le braccia, opponendosi; Peppino Dicembrino, ha negato da Manfredonia ( Intervista con Dicembrino) di conoscere Cera.

A Stato, in segreto, qualcuno ha dichiarato invece che “si lavora sottobanco per costruire”. Ma, qualcun altro, giura che, a queste condizioni, “non ci sarà mai accordo” e che il buon onorevole “deve fare bagagli e ritornare a Roma”. Giorni fa il confronto televisivo a distanza fra Cera e Di Giuseppe: mazzate impietose, così allineandosi ad una dicotomia perenne. Fra i due infatti non è mai corso buon sangue. Soprattutto dopo che, alle regionali di quest’anno, Di Iorio, gonfalone in Regione dell’onorevole di San Marco in Lamis, è stato ridotto a modesto fazzoletto dallo stesso De Leonardis, spalleggiato da Di Giuseppe. Un colpo basso che ha indispettito Cera e dato vita alle prime scaramucce interne, sedate soltanto dagli ammiccamenti continui di Vendola agli scudocrociati e dalla prospettiva, per ora velleitaria, di un possibile sconfinamento al centro del Governatore di Terlizzi. Boutade di inizio legislatura. Adesso, dato – e confermato – per certo l’appoggio a Gianni Mongelli al Comune di Foggia, la guerra interna potrebbe avere ricadute sul governo di Palazzo Dogana, dove i centristi da quasi un anno stanno con Pepe, ma ammiccano ad altri banchi. E dove, già ad inizio settimana, due consiglieri si sono astenuti sull’importante voto sugli equilibri di bilancio. Perché la famiglia viene prima di tutto, è vero. Ma vuoi mettere il potere…

Udc e potere ultima modifica: 2010-10-03T23:37:57+00:00 da Piero Ferrante



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