Cinema

Amour – M. Haneke, 2012


Di:

Michael Haneke - Palma d'oro Cannes 2012 (fonte: telegraph.co.uk)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Amour
Nazione: Francia, Austria, Germania
Genere: drammatico

SECONDA palla in buca per l’austriaco Haneke, incoronato con la Palma d’oro alla manifestazione cinematografica di Cannes 2012 dopo la vittoria de Il nastro bianco nel 2009. E’ la volta di Amour, drammatico stralcio di vita di una coppia di anziani coniugi di fronte alla malattia di uno dei due, Anne, colpita da una paralisi al lato destro del corpo.

Amour - locandina

Così, in sordina e con una manciata di copie in Italia, rispunta nelle sale Michael Haneke, il grande favorito di Cannes da ormai oltre dieci anni, decorato da Palme e premi “minori”. Autore sofisticato e dibattuto, quest’anno rilancia la sfida e lo fa con un soggetto lineare, da lui curato anche per la messa in scena. Sfida semplice per l’uomo dei silenzi, degli equilibri sospesi, delle geometrie cristalline, ardua per tanti; una sfida per confronto, un’ostentazione di abilità, di regia, di padronanza assoluta dei tempi e dei ritmi laddove sembra mancare terreno e possibilità di manovra. Ancora, dunque, il gioco dell’essenziale, la scultura raffinata delle parole, delle micro-azioni, degli sguardi, delle assenze, tutti elementi così calibrati da rendere piena una scrittura di due ore senza alcun passaggio a vuoto e al contempo senza giochi di trama sorprendenti. Questo è Haneke, il solito Haneke sin dal suo primo Funny Games, e questo è il suo virtuosismo-firma, sempre integrato in una struttura che concedeva allo spettatore anche altro (tensione, mistero, soluzioni registiche e di trama).


Concedeva, fino ad Amour.
Nel suo ultimo lavoro quel gioco invisibile è candidato a star assoluta e il regista sgombra la pellicola da ogni consueto appiglio tipico per lo spettatore: tolta una trama elementare e immediata, unica concessione e materia portante dell’opera, resta il continuo, insistente, perseverante ricamo di gesti e azioni sopra gesti e azioni, minuto dopo minuto, senza assecondare pause narrative, contro ogni apparenza – Amour sembra un’unica, lunghissima pausa tra l’incidente e un finale annunciato.

Amour - locandina

Un esercizio d’autore, un difficile esercizio di cinema, ma è poco chiaro cosa davvero sfondi lo schermo. L’impressione, sin da Il nastro bianco, è che Haneke stia fermentando nella sua magnifica ragnatela razionale, un ossessivo frattale invisibile di cui oggi è probabilmente maestro indiscusso, ma che non appare, francamente, sufficiente per un’elevazione artistica.
Obiezione ad un soggetto esile? No, all’assenza di una vera anima.
Amour è senz’anima, è il perfetto gioco di rifinitura di una storia che migra tristezza per il fatto in sé e pochissimo per come è raccontata. Si resta affascinati dalla capacità di tenere in equilibrio il poco per due ore, ma è tecnica, è prestigio, è contorsionismo sfrenato.
E’ cinema delle emozioni? Vorrebbe.
La strategia del raffreddamento è arma a doppio taglio e il rischio è di ghiacciare oltremisura, anche laddove andavano lasciati focolari accesi. Un dosaggio spesso ben congegnato nella filmografia del regista austriaco, ma che in Amour pare troppo sbilanciato a favore del meccanismo di privazione.


Una rivalutazione su ulteriori visioni? Mai escluderlo.
Per ora resta la noia. E anche un po’ di fastidio per una firma che appare sempre più presuntuosa e pretenziosa.

CANDIDATURE Oscar 2013 – Miglior film (Stefan Arndt e Margaret Ménégoz), Miglior film straniero (Michael Haneke), Miglior regia (Michael Haneke), Migliore attrice protagonista (Emmanuelle Riva), Migliore sceneggiatura originale (Michael Haneke)

Valutazione: 7/10
Spoiler: 7/10

Copertina: Michael Haneke – Palma d’oro Cannes 2012 (fonte: telegraph.co.uk)

altreVisioni

The Changeling, P. Medak (1980) – gotico investigativo di buona stoffa con un George Scott in una performance di routine * 7
Harry Potter e la pietra filosofale, C. Columbus (2001) fantasy con qualche infantilismo di troppo in dialoghi e soluzioni. Non esce abbastanza dal cortile di certo pubblico * 6

In Stato d’osservazione

Le belve, O. Stone (2012) – thriller * 25ott
La collina dei papaveri, G. Miyazaki (2011) – animazione, dal figlio di Miyazaki * 6nov
Ballata dell’odio e dell’amore, A. De La Iglesia (2010) – Venezia 2010 * 8nov

Amour – M. Haneke, 2012 ultima modifica: 2012-11-03T18:01:05+00:00 da Alessandro Cellamare



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