Cronaca
"Perché nessun autista al mondo di un mezzo pubblico può permettersi di apostrofare come FINOCCHIO nessuna persona al mondo"

Margherita. “Sto finocc… di mer….”. “Io, insultato per aver fatto una domanda”

"Ecco la conclusione: denunciare questo signore, in tutte le sedi"


Di:

IO, INSULTATO E MINACCIATO PER AVER FATTO UNA DOMANDA. IRRITANTE PER UN AUTISTA DELLE FERROVIE DEL GARGANO
(Esperienza -allucinante- raccontata sul numero de l’Attacco di ieri)

”Premessa: detesto i giornalisti che scrivono in prima persona, ma non posso fare diversamente in questa occasione essendo io –mio malgrado- il protagonista della storia che leggerete di seguito.

L’ultima volta che ero stato a Margherita di Savoia avevo intervistato proprio per l’Attacco il sindaco Gabriella Carlucci, la quale anche attraverso il gemellaggio con Miami e il concerto dei Duran Duran (poi saltato per un problema alle corde vocali di Simon Le Bon, con conseguente annullamento del tour) e non senza ostacoli, critiche e scetticismo generalizzato, stava cercando di sprovincializzare la città e il territorio e aprirla al mondo, all’alba della stagione vendoliana segnata da luci e ombre. Ci sono dovuto tornare da lunedì per la più classica delle ragioni: la mia solita sinusite da curare attraverso inalazioni e aerosol alle terme. Ed eccomi quindi fuori stagione alla stazione di Trinitapoli per la prima volta in vita mia alle due del pomeriggio, proveniente da Bari dove lavoro, alla ricerca della fermata dell’autobus extraurbano delle Ferrovie del Gargano che mi dovrà portare lì. Nel piazzale non c’è l’ombra di una fermata, ma una studentessa mi accompagna fino a quella che prenderà lei un centinaio di metri più avanti (io dovrò andare a quella di fronte sull’altro lato della strada) e tutto va bene.
Il giorno dopo seguendo le indicazioni di un barista (ero entrato alla ricerca di un biglietto dell’autobus) scopro l’ubicazione esatta della fermata principale. Non c’è alcuna indicazione relativa a corse e orari, e dopo un quarto d’ora arriva quello che dovrebbe essere il mezzo giusto, con la scritta delle destinazioni però scorrevole (come quelle di certe pubblicità mobili). Siamo in tre e salgono tutti, lo faccio anche io chiedendo però all’autista se è l’autobus diretto anche a Margherita di Savoia, non avendo alcun riferimento concreto. Lui mi guarda impassibile e non risponde. Rimango in silenzio in attesa di una risposta, lui continua a guardarmi, passa qualche secondo, io con il biglietto in mano da passare nell’obliteratrice, e provo a ripetergli la domanda. Lui a quel punto finalmente risponde, in dialetto stretto che qui traduco in italiano: “Non hai visto la scritta?”. Io gli dico che la scritta fuori in alto indicava Trinitapoli e Cerignola, e lui “No, c’è Margherita di Savoia”. Non discuto, timbro il biglietto e guardandolo dico solo “Complimenti per lo stile e l’educazione”. Mi siedo due file dopo, e appena mi giro lo vedo attraverso lo specchietto e lo sento (e lo sentono tutti) mentre scandisce con voce forte e chiara “Sto FINOCCHIO DI MERDA”. Sono vestito con un cappello di lana nero, un paio di Rayban neri, un piumino verde, un jeans stretto e degli scarponcini, sempre neri. Sono eterosessuale (ma se fossi gay non cambierebbe nulla), ho una voce normale, cammino normalmente, gesticolo normalmente. Non ho mai visto in vita mia questo signore. Presumo che quel “FINOCCHIO” pronunciato in senso spregiativo – e che rende invece squallidi lui, i suoi colleghi e l’azienda per cui lavora, essendo la persona che non solo ne guida un mezzo, ma che di fatto la rappresenta nel contatto col pubblico – sia dettato dalla borsa lunga portatablet Trussardi Jeans che porto con me, una borsa maschile e di tendenza ma evidentemente non per lui, non di suo gusto e gradimento.

Ovviamente gli rispondo che non sono salito certo sul pullman per farmi insultare e lui che fa? Si alza, conta un po’ di persone nelle prime file (senza motivo), e arrivato alla mia altezza mi mette una mano prima sul naso e poi pressandola sulla faccia ancora e sempre ad alta voce, sempre in dialetto che traduco in italiano: “SE NON LA FINISCI E NON TI STAI ZITTO ADESSO TI MENO PURE”. Gli urlo di non permettersi di alzare le mani e mentre lui torna al suo posto chiamo con lo smartphone il 113, spiegando quello che stava succedendo. L’operatore mi mette in contatto con la stazione dei Carabinieri di Margherita, ripeto l’accaduto, un altro operatore mi rassicura che manderà una pattuglia alla fermata in città, e se non fa in tempo ad arrivare –il tragitto è di qualche minuto appena, e lui nel frattempo sta correndo a velocità sostenuta, oltre i limiti di un mezzo del genere e con persone a bordo- mi raccomanda di fare una foto alla targa del mezzo.

Alla fermata la pattuglia c’è. Scendo di corsa, racconto ancora una volta quello che è successo, per filo e per segno. Scende anche l’autista, e si dirige verso uno dei carabinieri che gli stringe la mano salutandolo e conversa con lui. I due carabinieri si limitano a chiedere le generalità, prima a me e poi a lui. Nessuno dei due sale sul mezzo a chiedere qualcosa ai tanti testimoni, nessuna domanda a lui, nessun controllo a lui (un test per valutarne lo stato, magari, perché non mi sembra affatto normale quello che è successo: ma forse sono io ad aver visto troppo film e telefilm di genere), nessuna verbalizzazione di nulla. Uno si limita a dirmi: “Signor Botta, se vuole ha novanta giorni di tempo per fare una querela di parte”. Io dico che me ne basteranno un paio, l’autista dice sprezzante “Hai visto la scritta Margherita di Savoia?” che stava apparendo e che ho poi cercato di fotografare. Poi l’autobus ha ripreso la sua corsa, con l’autista risalito sorridendo; la pattuglia il suo giro di perlustrazione (per fortuna andato a buon fine: nessun reato a Margherita di Savoia martedì pomeriggio), io davanti alle terme a pensare a quello che era giusto fare.

Ecco la conclusione: denunciare questo signore, in tutte le sedi. Segnalare quanto accaduto, per me gravissimo, ai vertici aziendali delle Ferrovie del Gargano. Pretendere una risposta, anche da parte delle istituzioni che ho chiamato per essere difeso come persona, come cittadino e come utente e fruitore di un servizio, e come contribuente. Perché sono una persona che ha semplicemente fatto una domanda, ed è stato trattato in un modo indegno. Perché se fossi stato un turista, avrei un’immagine di quel posto e delle persone che ci vivono, della Puglia e dei pugliesi, indegna: ed essendo pugliese anch’io, non ci sto a passare per ignorante, incivile, omofobo, violento. Perché nessun autista al mondo di un mezzo pubblico, pagato attraverso le tasse di noi contribuenti per la concessione e i biglietti di chi sale sul mezzo, può permettersi di apostrofare come FINOCCHIO nessuna persona al mondo. Perché qualsiasi campagna di destagionalizzazione, qualsiasi investimento milionario per rilanciare turismo ed economia sono destinati a fallire, se le risposte sui singoli territori sono queste. E altro che Duran Duran e Miami, cara Gabriella Carlucci”.

(A cura di Claudio Botta, profilo facebook – 03.11.2017)

Margherita. “Sto finocc… di mer….”. “Io, insultato per aver fatto una domanda” ultima modifica: 2017-11-03T18:15:45+00:00 da Redazione



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